Libri

Libri: italiani, popolo di non lettori?

Da una statistica risalente a febbraio 2014 si ricava che sei paesi coprono all’incirca un terzo del mercato mondiale del libro: in prima posizione svettano gli Stati Uniti, che fagocitano il 26 perlibro cento dei libri totali, seguiti con il 12 per cento dalla Cina, quindi da Germania, Giappone, Francia e Regno Unito per un totale del 68 per cento. L’interrogativo che nasce spontaneo è: quali sono le cause di una tale concentrazione del patrimonio librario? E perché l’Italia, “patria delle lettere” e del culto del libro, ne è imprevedibilmente esclusa? Al di là di fattori economici, che in alcuni paesi garantiscono un alto tenore di vita e dunque un potere d’acquisto più elevato, e pubblicitari, per cui inevitabilmente numerose campagne di promozione del libro ne favoriscono la compra-vendita, vi sono sicuramente motivazioni di natura socio-culturale che hanno condotto la lettura, a seguito di una pervasiva diffusione i mezzi di informazione più efficaci nella loro rapidità e semplicità di consultazione, ad una progressiva svalutazione nella mentalità dei più tanto da vivere oggi, anche negli ambienti più colti, una fase di preoccupante declino.

Sicuramente l’aumento dei costi è una delle ragioni più evidenti della riduzione degli acquisti in campo culturale, tuttavia è lo stesso direttore della Feltrinelli, Gianluca Foglia, a sottolineare come un libro “non ha futuro se i lettori smetteranno di percepirlo come oggetto di valore”. Dunque, pur partendo dal presupposto che la lettura un diritto di tutti e dunque garantendo condizioni di fruibilità accessibili ad ognuno, appare necessario rivalutare la concezione del libro come bene fondamentale per la formazione individuale e collettiva ed accettare di conseguenza le spese che questo comporta.

ITALIANI, POPOLO DI NON LETTORI?

Attenendosi alle statistiche Istat per il 2015, solo il 14,3% degli italiani legge più di 12 libri l’anno e può dunque rientrare nella categoria dei cosiddetti “lettori forti”, mentre il 60 % della popolazione italiana dichiara addirittura di non aver letto nemmeno un libro nel corso dell’anno. Tali dati risultano inquietanti se si considera che contemplano anche una sostanziale sproporzione tra Nord e Sud (dove i lettori sono solo il 28,8 %) e un dislivello tra uomini e donne, poiché quest’ultime mostrano un interesse maggiore per la lettura già a partire dall’età infantile (48,6 % contro 35%). Si deve aggiungere, inoltre, che il 9.1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, mentre la maggioranza non ne possiede più di cento.                                                                                                                                                                             libro

Sono molteplici le ragioni di quest’indiscutibile crisi che da anni investe non soltanto il settore librario, ma la cultura e la crescita intellettuale in genere. Una delle più significative è sicuramente l’aumento delle forme di lettura online o tramite e-book (con una percentuale dell’8,2% sulla popolazione complessiva ) che hanno consentito sicuramente un approccio più immediato all’informazione, ma al tempo stesso hanno prodotto un isterilimento della pratica della lettura, divenuta impersonale e banalizzata per il progressivo disaffezionarsi al contatto con il tradizionale libro di carta, forse uno degli aspetti più puri e comunicativi della lettura del passato.

Altro fattore estremamente influente è poi l’istruzione scolastica (e non è un caso che la maggior parte dei lettori italiani oscilli tra i 15 e i 17 anni d’età), cui dovrebbe essere assegnato il compito di attirare fin da bambini alla concezione della lettura come strumento di conoscenza, ma è soprattutto il contesto familiare di appartenenza la fonte da cui deriva quella capacità di trasmettere l’amore per la scrittura e per il rapporto diretto con il testo, stimolando la percezione del libro come bene vicino,tangibile, quasi prolungamento della persona tanto da diventare parte integrante della sua identità.

UN INVESTIMENTO PER IL FUTURO DEL NOSTRO PAESE

Umberto Eco, per citare una frase tra le più conosciute e citate dal web negli ultimi tempi, ha definito la lettura “un’immortalità all’indietro” ed è forse da qui che si può ripartire per compiere un passo verso quella valorizzazione che è fondamento imprescindibile del nostro essere umani. La lettura, infatti, oltre ad offrirci uno spiraglio sul mondo e a porsi come il mezzo migliore per una presa di coscienza critica della realtà, è da sempre strumento di consapevolezza e analisi interiore, cosicché le parole degli altri divengono innanzitutto un modo per riflettere su se stessi. Investire sulla lettura, significa dunque investire sulla persona, sulla sua crescita e sulla sua cultura, intesa non come accumulo enciclopedico di conoscenze, ma come scambio coinvolgente e attivo di opinioni, come rete inafferrabile di idee cangianti, come somma di varie componenti che si combinano in un quadro multiforme.

libroLe possibili soluzioni per guidare questa rinascita,che non è un semplice ritorno alla luce del libro ma dell’amore stesso per la cultura, sono molteplici: dalla promozione della lettura attraverso festival e manifestazioni (ancora troppo occasionali e ridotti per una società in continua ricerca di stimoli e che vive una continua trasformazione di interessi), alla sensibilizzazione attraverso la comunità virtuale, sfruttando quegli stessi social che sono tra le cause principali del disamore per i libri, per arrivare a vere e proprie strategie di mercato tra cui una riduzione dei costi, una maggiore selezione del materiale che consenta di evitare il sovraccumulo di libri omologhi nel contenuto e stereotipati nella forma (i frequentissimi libri di cucina, ad esempio) o una divulgazione su ampia scala dei grandi classici della letteratura italiana e straniera, probabilmente unici modelli in grado di alimentare una sincera passione per la parola scritta.

Tra i progetti più innovativi, di recente approdati in Italia, vi è sicuramente quello di Audible, un’azienda acquistata da Amazon che distribuisce audiolibri, che nasce dalla volontà di rendere disponibili per tutti, attraverso un abbonamento mensile, i 12mila titoli presenti nel catalogo letti da personalità d’eccezione, professionisti del cinema e del teatro (per l’Italia, Claudio Bisio). Una prima forma di democratizzazione della lettura, dunque, che si avvicina allo stile di vita sempre più frenetico e ai ritmi incalzanti di un pubblico per cui l’ascolto, che può essere contemporaneo ad altre attività, diviene valido sostituto ad una lettura  troppo impegnativa.

Il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Federico Motta, di fronte ad un miglioramento dellelibro percentuali in apertura del nuovo anno (circa 412 mila i lettori recuperati), ha detto “continueremo a lavorare per mobilitare tutta la società civile intorno al libro e alla lettura… Oggi però è davvero un buon giorno: è arrivato un altro segnale che fa intravedere al settore un cambio di direzione”. Parole fiduciose e di ottimistica speranza nel futuro che fanno presagire l’ipotesi di un cambiamento, ma che al tempo stesso lanciano una sfida velata ai lettori di oggi e a quelli di domani: è possibile invertire la rotta, restituire all’Italia l’immagine di un paese che legge e, quando legge, pensa con pari dignità degli altri, divenendo personalmente responsabili della preservazione di uno dei diritti più antichi e preziosi dell’umanità, quello di esprimersi con entusiasmo e consapevolezza attraverso la voce dei libri.

 

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About

Nata a Roma nel 1995, ma napoletana d'origine, studia Lettere moderne presso l'Università di Roma Tre. Interessata e poliedrica, appassionata d'arte, cinema e teatro, ama la letteratura fin da bambina e ha fatto della scrittura il mezzo per conoscere se stessa e il mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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