L’importanza della manutenzione nelle opere pubbliche

La manutenzione è un argomento trasversale, che incrocia varie aree e discipline. Non è possibile scorporarla da tutto il resto, pena la perdita della sua reale essenza ed importanza. Si dovrebbe comprendere che può essere un centro di profitto e non di costo. Evitare investimenti in manutenzione spesso non è un risparmio, bensì un aggravio di spese, conseguente alla mancata gestione preventiva di ammaloramenti, guasti, avarie e malfunzionamenti che causano o prolungano l’indisponibilità dei beni di riferimento. Questa è la premessa per la riflessione che vogliamo fare oggi.

Fonte: gonews.it

Fonte: gonews.it

Nel nostro paese non c’è una corretta cultura della manutenzione e di conseguenza non si investono le risorse necessarie per assicurarla. Lo si può capire anche con esempi semplici connessi con l’esperienza quotidiana di ciascun cittadino. La manutenzione delle strade, Roma docet, andrebbe fatta con programmazione, per prevenire il formarsi di buche – a volte voragini – e con qualità di materiali e correttezza di esecuzione che rispetto alla regola d’arte fanno sorridere.

Parliamo di un problema innanzitutto culturale. Qualcuno infatti pensa di essere furbo ad agire in questa maniera, soprattutto risparmiando, e i politici hanno più piacere quindi di allocare le risorse finanziarie per opere nuove: non si può fare un’inaugurazione per un lavoro di manutenzione seppur straordinaria. E così ci troviamo in un paese dove crollano le case e i ponti, dove le strade sono quello che sono, dove alcune strutture devono essere chiuse per prevenire guai peggiori, dove gli acquedotti arrivano a perdere oltre il 10% dell’acqua che portano.

E pensare che l’ingegneria su queste tematiche ha fatto passi da gigante ed oggi la manutenzione può essere effettuata in maniera organica.

Le aree che l’ingegneria di manutenzione deve coprire sono numerose e complesse, e comprendono:

  • La diagnostica e l’analisi dei guasti

Attività fondamentali per risalire dagli effetti alle cause, per misurare le caratteristiche e le prestazioni significative delle unità in modo da metterne sotto controllo lo stato fisico ed identificare le vie per migliorarne l’affidabilità.

Fonte: ilfaroonline.it

Fonte: ilfaroonline.it

  • L’analisi RAMS

Ovvero, la misura della Reliability (affidabilità), Availability (disponibilità) Maintenability (manutentibilità) e Safety (Sicurezza) che consentono di valutare i requisiti richiesti, il grado di rischio e il livello di servizio conseguito nel tempo, sia intrinseco che operativo.

  • Le specifiche di manutenzione

Documenti tecnici che riportano in dettaglio tutte le caratteristiche e le modalità degli interventi da eseguire, incluso le procedure di sicurezza, i tempi di lavoro, i ricambi e quant’altro sia necessario per migliorare la produttività e consolidare l’esperienza manutentiva, anche come prezioso feed-back da fornire alle progettazioni successive.

  • La manutenzione preventiva

Questa attività, che si effettua prima del guasto – avendo il fine di prevenire le avarie – è fondamentale e costituisce la parte più professionale della manutenzione. Si articola in:

  1. Predittiva, che misura lo stato dei componenti e ne predice l’evoluzione;
  2. Su condizione quando gli interventi si effettuano sulla base di condizioni note e vicine alla soglia di guasto;
  3. Predeterminata quando gli interventi si effettuano a frequenze prestabilite, comunque decise.
  • La Total Productive Maintenance (TPM)

    Fonte: progettimpianti.it

    Fonte: progettimpianti.it

La principale difficoltà da superare operando nella manutenzione è quella di riuscire a coniugare gli obiettivi di breve periodo con quelli di medio periodo. Quando non si riesce a coniugare efficacemente i programmi a breve con quelli a cadenza più lunga, spesso dipende dal fatto che i “fondamentali” della manutenzione vengono subìti anziché dominati. Esattamente quello che molto spesso avviene in Italia.

Per conciliare questa dicotomia non sono sufficienti flessibilità e disponibilità operativa, è necessario adottare e fare crescere una visione chiara e progressiva, una vera e propria cultura: l’ingegneria della manutenzione.

Questo permetterebbe l’arricchimento dei compiti affidati agli operatori, in una prospettiva di crescita professionale e di conseguente riprogettazione delle mansioni.

Ma soprattutto permetterebbe a queste attività di poter essere organizzate e rese sistemiche, in modo tale che vengano eseguite con perizia e nel momento giusto  per essere più efficaci ed efficienti anche nell’ottica della prevenzione. Queste attività possono essere in sintesi così inquadrate:

  • La manutenzione migliorativa

Studia, sviluppa ed implementa migliorie  delle caratteristiche RAMS, in virtù dell’esperienza di campo dei manutentori e delle varie discipline innovative dell’ingegneria.

  • La gestione del ciclo di vita

La previsione delle attività manutentive e dei relativi costi per tutta la vita delle unità, suddividendole in cicli di revisione al fine di pianificare e ottimizzare il costo in relazione alla vita residua e alle modalità di esercizio richieste e pianificare le risorse necessarie.

Fonte: ilfattonisseno.it

Fonte: ilfattonisseno.it

  • L’information communication technology

I software di nuova generazione non sono solo strumento informativo di base da utilizzare per le attività di gestione, ma sono strumenti di coordinamento e comunicazione senza limiti di tempo e spazio, che risultano supporto organizzativo e dotazione fondamentale per la comunicazione di sicurezza e tecnica, per chi effettua interventi in vaste aree e territori decentrati.

  • Le normative e certificazioni

Rappresentano le linee guida da seguire, sia come regole tecniche sia come raccomandazioni di qualità  per costruire, consolidare e sviluppare una cultura manutentiva adeguata.

  • I metodi di intervento

Gli interventi più significativi per importanza e difficoltà devono essere coperti dalle best practices, che indicano come intervenire per effettuare il lavoro in sicurezza, seguendo la prassi operativa che via via si è andata consolidando come la migliore, per ottenere, ogni volta che si interviene, efficacia, qualità efficienza e riproducibilità. Consentono peraltro di standardizzare gli interventi, abbattere i costi e di divenire la base per la formazione dei nuovi operatori.

  • La programmazione ed il controllo dei risultati

Questa attività deve avvalersi delle tecniche di Project management e degli indicatori rilevanti di prestazione (Performance), economici, organizzativi e tecnici, descritti nella UNI EN 15341:2007, personalizzandoli se necessario.

Fonte: netconcrete.info

Fonte: netconcrete.info

  • L’alienazione dei beni

Le operazioni molto delicate di messa in sicurezza permanente e/o  di smontaggio di infrastrutture, macchine ed impianti, nonché le eventuali operazioni di demolizione ovvero di  ricondizionamento e riutilizzo.

Oggi, alcuni fattori di discontinuità rispetto al passato fanno fortunatamente pensare alla possibilità di una rivalutazione e riscoperta, su nuove basi, della manutenzione con l’assegnazione dell’importanza che merita nella società e nei corsi di studi che hanno il compito di formare gli operatori del futuro.

  • Il primo fattore è costituito dall’importanza dell’aspetto gestionale nella nuova manutenzione che, unito alla sua già naturale trasversalità, è in grado di conferirle un carattere unificate;
  • Il secondo fattore è costituito dallo sviluppo dei contenuti e concetti che vanno sotto il nome di ingegneria di manutenzione, i quali, all’interno della visione gestionale della manutenzione, costituiscono il presidio e l’intelligenza di tutta la tematica manutentiva;
  • L’ultimo e assai rilevante fattore, che valorizza i due precedenti, è la nascita, grazie allo sviluppo delle tecnologie, di nuove forme tecniche e organizzative della manutenzione, che sono anche in grado di far sviluppare nuove occasioni di lavoro in un tempo di recessione.

Nel panorama italiano esistono al momento due distinte tipologie di proposte formative:

A livello di pre-inserimento nel mondo del lavoro, vengono erogati degli insegnamenti all’interno dei corsi di laurea triennale e magistrale, principalmente nell’area dell’ingegneria industriale. Le tematiche trattate vertono principalmente sulla sicurezza degli impianti industriali, l’analisi affidabilistica degli impianti, i metodi di diagnostica e la gestione degli impianti industriali.

A livello di formazione continua sono disponibili moduli formativi o corsi offerti in modalità part-time aventi come principali destinatari tecnici operanti in aree manutentive aziendali – in primis ingegneri meccanici ed elettrici – che desiderano potenziare le proprie competenze gestionali in specifiche aree.

Tutto ciò però non è sufficiente: soprattutto il mondo universitario deve fare di più, per esempio istituendo corsi specifici, master, specializzazioni. Il tutto in cooperazione con il mondo della produzione che dovrebbe guardare con positività alla crescita di giovani con la necessaria sensibilità sull’argomento.


About

Classe 1955, è un ingegnere dei trasporti laureato nel 1980 e ha sempre lavorato nel settore. Dirigente Generale dello Stato dal 1998, ha ricoperto vari incarichi di alto prestigio: direttore generale del Trasporto Pubblico Locale, Capo Dipartimento del trasporto aereo e marittimo, Presidente al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Commissario Straordinario di governo presso la Presidenza del Consiglio, Direttore dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza delle Ferrovie. Appassionato del suo mestiere e di tutto quello che fa cultura, ha avuto tante esperienze anche nel campo della pianificazione territoriale e dei trasporti, negli aspetti gestionali ed economico-finanziari, nei rapporti con la Comunità Europea. Professore a contratto presso l’Università di Roma La Sapienza in corsi e master di Trasporti. BLOGGER DI WILD ITALY


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