L’incertezza del Regno Unito

Alla fine, come era stato largamente previsto da settimane dalla quasi totalità dei commentatori politici del Regno Unito –  ma non solo -, lo spettro di un hung parliament si è trasformato in realtà.

            David Cameron

Il verificarsi di questa particolare condizione è un evento piuttosto raro in Gran Bretagna; l’ultimo caso risale infatti al 1974, quando il partito Laburista guidato da Harold Wilson ottenne una maggioranza dei seggi inferiore a quella assoluta e il tentativo di governare fallì dopo appena 8 mesi, rendendo necessario indire nuove elezioni.

I risultati usciti dalle urne britanniche hanno generato il cosiddetto ‘parlamento appeso’, situazione che si verifica quando nessuno dei partiti che concorrono al governo ottiene la maggioranza assoluta in termini di MP, il corrispettivo dei nostri deputati, che corrisponde a 326 seggi. In questa condizione diventa impossibile per il partito vincente riuscire a governare da solo, venendo a mancare al momento del voto dei vari provvedimenti il numero di consensi che possa garantirne il successo e dunque l’approvazione da parte della House of Commons (la camera bassa del Parlamento). Senza l’appoggio di componenti degli altri partiti nessuna legge può essere approvata, generando così la paralisi totale dei lavori.

Le vie d’uscita da questa situazione sono sostanzialmente due; in una prima ipotesi il partito uscito vincitore dalle urne si accorda di volta in volta con singoli parlamentari di schieramenti avversari fino a raccogliere il numero minimo di voti necessario. La seconda ipotesi – attualmente quella più battuta nelle quinte dei tre partiti più grandi – prevede la formazione di una coalizione di governo capace di garantire il regolare svolgimento dei lavori parlamentari.

Il successo dei Conservatori, che al momento in cui scriviamo hanno raccolto 100 seggi in più rispetto alle elezioni del 2005 vinte da Tony Blair, è dunque una vittoria a due facce. Se da un lato il sorpasso sul partito di Gordon Brown è innegabile e segnala quindi un’inversione di tendenza nelle preferenze dei cittadini britannici dopo 13 anni di governi laburisti (Blair 1997-2007, Brown 2007-2010), dall’altra mette in stallo i lavori in Parlamento che non potranno ricominciare fino a quando non verrà trovata una soluzione di sblocco.

Ancor prima dell’arrivo dei risultati definitivi sono già iniziati i colloqui tra David Cameron e il leader del partito Liberal Democratico Nick Clegg, il quale si è reso disponibile fin da subito ad affrontare la situazione di stallo, nel tentativo di cercare una soluzione in tempi brevi.
Le posizioni dei due partiti sono però molto diverse e talvolta distanti su diversi punti (Europa e difesa i più significativi) e sembra dunque difficile che si possa trovare una qualche forma di accordo già nelle prossime ore. Questa è la ragione principale per cui Gordon Brown non ha ancora presentato le proprie dimissioni pur avendo numericamente perso il confronto con il leader conservatore. Il Primo Ministro britannico ha invece teso la mano a Clegg – passato nel giro di due mesi da outsiders ad ago della bilancia decisivo per il futuro del paese -, ricordando però che nel caso in cui venisse trovato un accordo in grado di generare un’alleanza tra Conservatori e Lib-Dem, non tarderà a presentarsi a Buckingham Palace e rimettere il proprio mandato.


About

Torinese, laureato in Studi Internazionali alla Facolta’ di Scienze Politiche. Residente a Londra.


'L’incertezza del Regno Unito' have 2 comments

  1. 8 maggio 2010 @ 9:42 am Giampaolo Rossi

    proprio un bel articolo… complimenti!

  2. 9 maggio 2010 @ 10:52 am Max Zumstein

    Buon articolo! Solo una postilla: Brown ha sostituito Blaire nel 2007, non nel 2003! 😉


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