l'inganno perfetto recensione wild italy helen mirren ian mckellen

L’inganno perfetto, Ian McKellen ed Helen Mirren in un gioco del gatto col topo fino all’ultimo respiro

L’inganno perfetto , di Bill Condon, è un sagace e avvincente thriller in salsa british ben retto da due mostri sacri del calibro di McKellen e Mirren, ma in cui qualcosa non sembra tornare

 

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The Good Liar recita il titolo originale de L’inganno perfetto (2019), diretto da Bill Condon, per un titolo che calza come un vestito addosso a Ian McKellen ed Helen Mirren, per un continuo “gioco al gatto col topo” dove nessuno dei protagonisti in scena è effettivamente ciò che sembra.

Tratto dall’omonimo romanzo del 2016 di Nicholas Searle e presentato al Torino Film Festival 2019; L’inganno perfetto realizza un’intricata ed elaborata commistione di generi cinematografici, in una rappresentazione scenica di ruoli socio-narrativi in perenne mutamento. Un po’ come “gli insospettabili” Lawrence Olivier e Michael Caine della pellicola del 1962 di Mankiewicz McKellen e Mirren danno vita a personaggi dalla caratterizzazione che va (molto) ben oltre la propria facciata.

Una repentina crescita e mutazione dei ruoli dei protagonisti, ben supportata da due attori veterani allo stato dell’arte, per una pellicola solo apparentemente semplice.

L’inganno perfetto racconta infatti del genio della truffa Roy Courtnay (Ian McKellen) che non riesce a credere alla propria fortuna quando incontra online la benestante vedova Betty McLeish (Helen Mirren). Mentre Betty gli apre le porte di casa e della sua vita, Roy rimane sorpreso scoprendosi affezionato alla donna: quella che sarebbe dovuta essere una truffa veloce e rapida si trasforma in un percorso da funambolo.

Una narrazione spiazzante, (non) cinematografica

Potrebbe suonare un po’ fuorviante definire la narrazione de L’inganno perfetto come “non” cinematografica; ma pur trovandoci in presenza di un racconto dall’andamento graduato e figlio di una cura scenografica e fotografica certosina tipica del cinema “british”; risulta tuttavia vittima di svolte narrative più adatte al medium dell’opera originaria che non a un thriller cinematografico.

La pellicola diretta da Condon infatti si presenta come un affascinante heist movie “della terza età” ben amalgamato a una sottile anima romance con cui riflettere sui rapporti umani del terzo millennio; per poi divenire lentamente un racconto storico “da nazi hunter” che fa evolvere L’inganno perfetto da semplice riflessione sul tramonto della vita, a una sorprendente e inaspettata revenge story che attinge le proprie radici niente meno che ai primi anni Trenta.

Ed è proprio a questo punto che lo script dell’omonimo romanzo di Searle inizia a perder colpi. Il delinearsi come una cruda e sconquassata revenge story – figlia di artificiose volte narrative più letterarie che cinematografiche – determina un repentino cambio di pelle con cui L’inganno perfetto perde buona parte della forza di un’apparente semplicità narrativa.

McKellen e Mirren – Condon cala gli assi

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La moltitudine di generi trattati da L’inganno perfetto, permette poi di “riguardare” al racconto di Condon rileggendo molte delle mosse dei Roy e Betty di McKellen e Mirren che partono come due semplici e annoiati anziani in cerca di una distrazione, per trasformarsi lentamente in due astuti avversari in una partita a scacchi sempre più meticolosa e difficile da decifrare.

Sono infatti McKellen e Mirren la vera anima del racconto, che riescono a districarsi in due performance ugualmente brillanti e ricche di sfumature, valorizzate da una sceneggiatura che se in apertura tende a porre il proprio punto focale sul machiavellico e “molto spedito” Roy di McKellen, nel suo districarsi volge lentamente verso la pacata e “calcolatrice” Betty della Mirren.

Inutile dire come le prove attoriali di due dei migliori interpreti della loro generazione sia il pezzo forte di uno script che con due interpreti meno convincenti avrebbe avuto molto poco da dire; come nel caso del The Wife (2017) con Glenn Close e Jonathan Pryce che non era niente più di un film tv reso grande da due performance incredibili.

Grandi interpretazioni e nulla di più

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È esattamente questo ciò che resta dopo la visione de L’inganno perfetto, per un racconto indubbiamente suggestivo ma la cui tipicità si presta maggiormente al medium letterario che non alle svolte e ai tempi tipici di un racconto cinematografico.

In compenso Condon riesce a consegnare all’immortalità artistica due performance di tutto rispetto per Ian McKellen ed Helen Mirren, che dopo più di quarant’anni di carriera tra teatro e cinema riescono ancora a stupire e ad affascinare il grande pubblico.

L’inganno perfetto non verrà certamente ricordato quindi per chissà quale brillantezza di scrittura, di sicuro per le performance citate e le tematiche trattate, per quasi due ore d’intrattenimento godibile dal ritmo teso, in una stagione cinematografica ricca di grandi pellicole.

L’inganno perfetto verrà rilasciato nelle sale il 5 dicembre 2019 da una distribuzione Warner Bros

 

 

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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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