L’interlocutore fantasma

Mentre le istituzioni, la chiesa e la società civile difendono con forza i principi costituzionali, l’etica pubblica e il progresso del Paese, i partiti d’opposizione sembrano smarriti. Di giorno in giorno le loro dichiarazioni mutano d’incisività e la linea politica proposta è sempre più incerta.

Nelle ultime settimane Napolitano ha rilasciato numerose dichiarazioni in difesa dei principi costituzionali e del ruolo della politica. Il 12 febbraio affermava “[…] la necessità di uno sforzo di contenimento delle attuali tensioni in assenza del quale sarebbe a rischio la stessa continuità della legislatura”. Una presa di posizione netta e in linea con Confindustria, l’establishment estero e gran parte della cittadinanza. Otto giorni dopo, ha difeso lo Stato di Diritto ricordando che questo garantisce a Berlusconi tutte le armi per difendersi in via giudiziaria dalle accuse che gli sono rivolte. Quindi ha cercato nuovamente di richiamare all’ordine i rappresentanti politici dichiarando che la tensione politica in Italia “[…]degenera in una vera e propria guerriglia”. Le altre dichiarazioni del Presidente della Repubblica sono tutte tese a difendere la Costituzione dai continui attacchi berlusconiani e leghisti e anche ieri ha ribadito con forza l’utilità dei principi costituzionali dichiarando che “[…]essi hanno ispirato in questi decenni uno sviluppo senza precedenti del nostro Paese e restano fecondi punti di riferimento per il suo sviluppo a venire”.

Nonostante la difesa della Carta Costituzionale sia uno tra i suoi principali compiti, non si può non contestualizzare queste dichiarazioni al momento attuale e prescindere dalla funzione di “faro nella tempesta” che queste hanno.

Anche la Chiesa ha cercato di prendere le distanze da Berlusconi, in questo caso ovviamente in campo morale. Così dopo gli attacchi dell’Avvenire e dell’Osservatore Romano, anche l’organo di governo delVaticano, la Cei, per voce del suo Presidente, ha sottolineato la natura consuetudinaria dell’incontro con il premier in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del tribunale ecclesiastico. Puntualizzazione che suona come una giustificazione per lo scambio di battute con quello scomodo interlocutore.

E gli smarcamenti dal premier e dalla sua apolitica non finiscono qui. Confindustria ha ribadito più volte che il Paese è fermo e che c’è un bisogno urgente di ripartire, imputando queste colpe senza mezzi termini alla classe politica.

La Banca d’Italia si trova nella scomoda posizione di dover correggere i “fantanumeri” del governo.

Anche la Corte dei Conti ha criticato oggi stesso l’azione del governo, rendendo pubblici i numeri crescenti della corruzione in Italia e imputando parte delle colpe di questa escalation alla scelta di depenalizzare questo reato – dimezzando i termini di prescrizione – e lanciando un monito sulle intercettazioni, ricordando che queste sono un fondamentale strumento alla lotta contro la corruzione.

All’interno della panoramica di opinioni fin qui delineata non si può non citare la “piazza”, che si è espressa in modo netto contro l’attuale classe dirigente richiedendo un rinnovamento totale che – se attuato secondo i principi e le idee emerse – proietterebbe il nostro Paese verso la tanto vagheggiata terza Repubblica. Cosa che costringerebbe tanti politici attuali, di ogni schieramento, a lasciare il posto alle nuove leve.

A dispetto di tutto questo le risposte della classe politica lasciano di stucco. Se dovessimo dar credito alla maggioranza, l’Italia attualmente si troverebbe dinnanzi ad un momento storico da libro di testo. Sembrerebbe che in questi giorni nella nostra Nazione si stia consumando il più grande contrattacco comunista della storia, con la connivenza di tutte le istituzioni, delle élite culturali, della stampa estera, di gran parte della società, dell’Unione Europea e, come se non bastasse, con la complicità della chiesa cattolica! Un’offensiva che relegherebbe al rango di manifestazione la rivoluzione bolscevica.

Le opposizioni invece sono in balia degli eventi: per qualche giorno sbandierano, con grande realismo, un’alleanza trasversale per il risanamento del Paese, poi la piazza si riempie, i sondaggi rivelano la caduta libera del consenso del premier e del governo e l’opposizione decide di cambiare rotta. Niente sante alleanze.

Di contro non vengono proposte altre iniziative innovative, forti o clamorose. Niente di niente. È sempre un replicare, mai un proporre.

Cosa è successo? Incapacità di proporre idee nuove? Opportunismo? Paura di vincere? Inadeguatezza rispetto alle richieste della società?

Si fa strada una domanda: se questi politici non sono in grado di dare la svolta al paese che tutta la società richiede, a chi ci dobbiamo rivolgere?

ENZO SPAGNA



'L’interlocutore fantasma' have 1 comment

  1. 24 febbraio 2011 @ 3:43 pm Giampaolo

    Hahahaha… Bellissima la battuta sulla rivoluzione bolscevica….


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