Liste (ri)pulite

Il compagno Fini calca la mano sulle affermazioni del premier e chiede incompatibilità con le cariche pubbliche per 5 anni per chi viene condannato (definitivamente) per reati legati alla corruzione nella pubblica amministrazione.

Chi invece corrompe giudici e testimoni, allora quello va bene. Chi viene condannato definitivamente per mafia, ecco che può stare in parlamento! E chi ha seppur corrotto o si è fatto corrompere, ma non ha ancora passato i tre gradi di giudizio necessari, allora può pure continuare a fare quello che stava facendo, o, meglio, salire di grado.

“La questione non la risolveremo del tutto [con una legge del genere, ndr] ma qualche antidoto si può dare. Ce ne sono tanti di antidoti: uno è la certezza dei tempi in cui si viene giudicati”. Mi permetto di aggiungere “e la certezza di venire giudicati ed eventualmente condannati”, data l’evidente apologia del processo breve intesa con questa frase. Poi, in occasione delle regionali, anche Fini rientra nei ranghi di partito e ripete a pappagallo il mantra Berlusconiano del “Malcostume diffuso e rari casi di chi se ne approfitta”. Ma è diffuso o sono rari casi? Chissà.

È palese che non servirebbe nemmeno una legge in merito, basterebbe una classe dirigente con una certa moralità, ed un popolo senza il pelo dello stomaco che abbiamo sviluppato negli ultimi anni. Ma la cosa più ridicola è che il PdL con tutto questo ciarlare a vuoto sta facendo della legalità il suo cavallo di battaglia per queste elezioni. Fatemelo riscrivere. Il PdL sta facendo della LEGALITÀ il suo cavallo di battaglia. Il PdL promette liste pulite.

Nel mondo alla rovescia che si sta creando, l’opposizione, che in questi casi potrebbe e dovrebbe urlare, sbraitare, svergognare, non si può invece permettere di fare osservazioni simili perché anche le sue liste pullulano di indagati, inquisiti e condannati. Perché, invece, si permettono il lusso di imporre come candidato, in una regione estremamente delicata come la Campania, un indagato per associazione per delinquere, concussione, truffa e falso, e condannato per violazione delle norme igienico-sanitarie nell’ambito della gestione rifiuti, mica pizza e fichi. E anche Di Pietro, ultimo baluardo della legalità, quella vera, sembra essersi piegato ai giochi di potere della politica, accettando tali candidature

E finisce così, che Berlusconi si può pure permettere di farci la morale. E che il povero elettore di sinistra sia ancora una volta costretto a chinare il capo di fronte all’inadeguatezza dei propri rappresentanti.

SIMONE



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