L’Italia ancora una volta condannata dalla Corte europea.

E’ stata da poco emessa un’importante sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che condanna l’Italia a versare, ai circa 60 mila cittadini italiani infettati da trasfusioni di sangue, l’indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210 del 1992.

Il nostro paese infatti non ha mai pagato la rivalutazione annuale arrivando ad abolirla con il decreto legge n.78 del 2010, successivamente dichiarato incostituzionale nel 2011.

CEDUNonostante la pronuncia di incostituzionalità, l’Italia ha continuato ad ignorare le giuste pretese dei cittadini infettati che oggi riscuotono giustizia dalla Corte di Strasburgo.

Altra cosa però è la corresponsione economica da parte dello Stato che potrebbe entro tre mesi chiedere la revisione della controversia davanti alla Grande Camera della Corte europea.

La questione si presta ad alcune considerazioni sul modo di operare dello Stato italiano. Intanto, è da rilevare il numero crescente di condanne che l’Italia riporta in sede europea per violazione di diritti umani e per la mancata applicazione della normativa europea che impone al giudice di disapplicare la normativa interna in contrasto con quella europea.

In secondo luogo, rileviamo la lontananza dei principi costituzionali che non trovano concreta applicazione nella vita giudiziaria quotidiana nel momento in cui lo Stato si pone sempre e comunque “di traverso” rispetto alle giuste pretese dei cittadini, arrivando ad assumere posizioni illegittime censurate dalla stessa Corte costituzionale.

Tali posizioni illegittime sono ancora mantenute nonostante le sentenze e nonostante l’evidenza delle ingiustizie compiute a carico dei cittadini. Si pensi anche alla questione “esodati” che ha creato una gravissima questione sociale, ad oggi irrisolta, dove a pagare il conto sono stati soltanto i lavoratori, senza alcun addebito di responsabilità politica ed economica nei confronti degli autori/responsabili della manovra.

Ultima considerazione: non vi sono diritti se non vi è dall’altra parte uno Stato pronto a riconoscerli; e se ogni volta, per far valere un diritto è necessario passare attraverso una giustizia dall’alto costo, dai tempi biblici e dagli esiti incerti, ecco il fallimento del sistema, della Carta costituzionale e del contratto sociale.


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Avvocato, classe 1970, si occupa di affari penali, diritto societario, relazioni internazionali, contrattualistica e investimenti, outsider. BLOGGER DI WILD ITALY


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