L’Italia di fronte a «Charlie Hebdo»

Qual è ufficialmente la posizione italiana rispetto agli attentati francesi? Cosa pensa la nostra classe dirigente di quanto avvenuto a Parigi negli ultimi giorni? Prevede qualche ricaduta sulla nostra vita di tutti i giorni? A distanza di cinque giorni, le risposte cominciano ad arrivare, lasciando tuttavia molti dubbi sull’effettiva capacità da parte dei nostri politici di comprendere quanto è successo: alla confusione delle dichiarazioni ufficiali (in parte comprensibile per la gravità dei fatti e la complessità dell’argomento «terrorismo islamico») si somma infatti la loro pochezza.

L’INFORMATIVA DEL GOVERNO. Il primo dato in questo senso è offerto dalla prima parte della seduta di venerdì della Camera. Dedicata alla relazione del Ministro dell’Interno espressamente dedicata al tema, la riunione si è caratterizzata per la scarsa presenza dei Deputati (un centinaio, meno di un sesto del totale) e  per la brevità della sua durata (appena un’ora e venti): un vero peccato perché, per quanto breve, la relazione ha avuto il pregio di offrire diversi spunti interessanti.

alfanoIn una prospettiva internazionale, Alfano ha evidenziato innanzitutto come i fratelli Kouachi e Coulibaly non contemplassero il martirio, elemento di novità rispetto al terrorismo jihadista che abbiamo conosciuto fino a oggi cui è stata affiancata – in contrapposizione alle condanne esplicite riservatele fino a qualche tempo fa – la possibile adozione da parte di Al Qaeda della ferocia tipica dell’Isis. Soffermandosi sui profili dei tre terroristi, l’informativa ha poi messo in rilievo la centralità nelle azioni parigine dei cosiddetti «foreign fighters», i combattenti stranieri addestrati dalle associazioni jihadiste direttamente sui campi di guerra.

Cogliendo l’occasione per passare al panorama nostrano, sul tema Alfano ha ricordato come l’Italia abbia avuto a che fare finora solo con 53 persone coinvolte dal fenomeno, quasi tutte tenute sotto controllo attraverso le continue comunicazioni tra le nostre forze di sicurezza e quelle straniere, oggetto di un forte rafforzamento. Individuati nella sede papale e nell’appoggio agli Stati Uniti i due principali fattori di rischio per il Paese rispetto alla minaccia terroristica, il Ministro ha quindi sottolineato come, pur «prescindendo da riferimenti a pericoli concreti e puntuali di cui sia stata avvertita la presenza», «in questo preciso momento» non ci siano «segnali che indichino l’Italia o gli interessi italiani come esposti a specifiche ed attuali forme di rischio».

Il dato, emerso dalle conclusioni cui è giunto il Comitato di analisi strategica antiterrorismo convocato a poche ore dalle stragi parigine, ha consentito di escludere per il momento la necessità di un incremento delle misure di sicurezza in essere per gli obiettivi già individuati cui, rispetto al passato, proprio sulla base dell’esperienza di Charlie Hebdo, si sono aggiunte le sedi dei diversi media. Evidenziando la necessità di un coordinamento europeo, l’informativa si è poi soffermata sui rischi connessi all’immigrazione e alle moschee: per il primo aspetto si è messo in rilievo come i terroristi che hanno colpito Parigi fossero veri e propri cittadini francesi; per il secondo, ricordando che la mappatura dei centri di culto islamico è oggi a buon punto, si è sottolineata la necessità di far emergere quelli che, al momento, risultano privi di un’autorizzazione da parte dello Stato.

Alfano si è soffermato infine sul disegno di legge che il Governo intende proporre all’attenzione delle Camere a breve: l’articolato proporrà il ritiro del passaporto e l’obbligo di soggiorno per la persona sospettata di essere in procinto di raggiungere le zone di guerra, non meglio precisati nuovi strumenti per bloccare i finanziamenti destinati a parlamentorimpinguare le casse delle associazioni terroristiche e la chiusura dei siti che diffondono messaggi d’incitamento alla lotta armata.

IL DIBATTITO IN AULA. Per quanto schematica e poco dettagliata, l’informativa ha offerto diversi spunti riflessivi; nonostante questo, tuttavia, la discussione che le è seguita si è segnalata soprattutto per il ripiegamento sulle solite polemiche tra i partiti, ben lontane dalla serietà che l’argomento trattato doveva imporre. Gli accenni di Cicchitto, Scotto e Dellai (deputati rispettivamente di Ncd, Sel e Sc) sulla distinzione tra Islam moderato, fondamentalista e integralista e sulla conseguente necessità di confrontarsi con i primi due per isolare il terzo (come si fece col mondo operaio e universitario per sconfiggere le Br) sono stati oscurati, da un lato, dall’attacco di La Russa (FdI) agli «esponenti della satira nazionale di sinistra» che si dissociarono dalle vignette danesi del 2005 su Maometto e che ora piangono la redazione di Charlie Hebdo e, dall’altro, dall’individuazione dell’intero Islam col pericolo terroristico da parte del leghista Grimoldi, in grado altresì di definire l’Esecutivo un «collaborazionista dei terroristi» per i tagli alla sicurezza.

IL SILENZIO DI RENZI. All’occasione persa dal dibattito parlamentare si somma la grande cautela del Premier. Renzi infatti fino a oggi è stato molto parco nelle sue dichiarazioni, atteggiamento molto lontano dalla logorrea che ne ha sempre caratterizzato la carriera politica. Al di là della dichiarazione di circostanza rilasciata il giorno stesso degli attentati, si registra solo lo scontro con Salvini, il tweet con cui ieri ha annunciato la partecipazione per la manifestazione di solidarietàtipicamente renziano nello stile, coinvolgente quanto vuoto – e renziquanto affermato al termine del corteo, piuttosto scontato al di là della retorica: un po’ pochino se, oltre al suo ruolo di Presidente di turno del Consiglio europeo uscente, ricordiamo anche come non abbia ritenuto opportuno affiancare Alfano durante la presentazione dell’informativa alla Camera.

ASPETTIAMO L’EUROPA? Di fronte a questo quadro, emerge in definitiva una grande prudenza, motivabile solo in parte con la delicatezza dell’argomento. L’impressione generale infatti è quella di una classe politica totalmente spaesata di fronte a quanto successo, in attesa di un intervento più o meno divino (leggi: dell’Europa) che le indichi una strada da seguire. Mentre aspettiamo di vedere se, per rispondere alla minaccia terroristica, si deciderà di sacrificare la libera circolazione delle persone (ipotesi oggi osteggiata da Gentiloni e Alfano), il tenore delle poche dichiarazioni ricche di sostanza e le immediate cadute di stile lasciano la spiacevole sensazione di avere a che fare con un establishment totalmente immobile nella sua inadeguatezza.

 

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Alessandro Bampa

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI

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