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Liu Bolin – The invisible man: al Vittoriano le opere del celebre artista cinese

Fonte: Urban Contest Magazine

Con il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Capitale e della Fondazione Italia Cina, arriva a Roma – al Complesso del Vittoriano – la mostra Liu Bolin – The invisible man. Dal 2 marzo al 1° luglio, per la prima volta in Italia, è possibile ammirare le oltre 70 opere dell’artista visionario e camaleontico, celebre già da tempo nel panorama artistico internazionale.

Bolin è un osservatore. La sua arte nasce da un movimento di protesta nel 2005, a seguito dalla demolizione, da parte del governo cinese, del quartiere SuoJia Village, che ospitava un’importante comunità di artisti e in cui lo stesso Bolin aveva il suo studio. Da quel momento la sua speciale capacità di osservare l’ambiente che lo circonda e lo avvolge, fino a fondersi con l’immagine alle sue spalle, è divenuta il marchio della sua arte. I suoi autoritratti non hanno sfondo ma sono parte integrante di esso. Viene di fatto messa in scena l’arte visiva a 360 gradi, attraverso la fotografia, la pittura, il body-painting e le arti plastiche.

La mostra

L’esposizione, frutto di una decennale collaborazione con la Galleria Boxart, si sviluppa in un percorso in sette sezioni. La sensazione è che l’artista testimoni, lungo il percorso, silenziosamente il suo presente, schiacciato dal peso della storia e dalle conseguenze del progresso.

Il visitatore è introdotto alla mostra attraverso la prima sezione Hiding in the city – Nascondersi nella città: subito dopo la demolizione del suo quartiere, Bolin inizia a farsi ritrarre immobile fra quelle rovine attraverso un linguaggio che, dietro l’apparente intenzione artistica del semplice mimetismo, nasconde la volontà di perseguire un processo conoscitivo che passa per la sovrapposizione della propria identità di uomo con le cose intorno. In questa prima fase Bolin si concentra sui luoghi emblema di Pechino e della Cina tutta intera: Piazza Tienanmen, la Città Proibita, le zone delle nuove urbanizzazioni, facendo risaltare i contrasti fra passato e futuro, tra cultura e problematiche sociali.

HIDING – NASCONDERSI

Fonte: corriere.it

Proseguendo il percorso, la seconda sezione è Hiding Italy – Nascondersi in Italia: per Bolin è la prima grande prova lontano dal suo Paese, in un Continente dalla cultura e dai costumi profondamente diversi che rafforzano il senso di scoperta e immersione totale intrinseco nei suoi scatti. Da Verona al Duomo e al Teatro alla Scala di Milano, dal Ponte di Rialto e Piazza San Marco di Venezia a Pompei, dal Ponte Sant’Angelo alla Paolina della Galleria Borghese e al Colosseo a Roma, fino ad arrivare ai gloriosi spazi della Reggia di Caserta. Con il suo Grand Tour, per Liu Bolin la voglia di conoscenza profonda delle cose e di completa immedesimazione in esse, la fa da padrone e riesce a superare confini geografici e culturali. Dalle parole di Bolin: “La mia formazione accademica è di scultore, perciò sono rimasto folgorato da quante bellezze realizzate dalla mano dell’uomo ci sono in Italia, per me la culla della cultura mondiale. La mia ricerca si incentra proprio su questa relazione e sull’influenza sul singolo io – artista sul tutto – ambiente e viceversa.

La terza sezione è Hiding in the rest of the world – Nascondersi nel resto del mondo: il viaggio intrapreso in Italia, a questo punto prende le vie del mondo attraverso le bandiere delle nazioni dell’intero emisfero. Passando per il Vecchio Continente, per gli Stati Uniti d’America, per le regioni orientali, quello di Liu Bolin è il racconto di un’esperienza del mondo attraverso i suoi luoghi, la loro tipicità e soprattutto i suoi accadimenti più segnanti.

Fade in Italy – Dissolversi in Italia, questo il titolo della quarta sezione. Qui l’artista orientale gioca con luoghi comuni, con l’essenza di un Paese i cui simboli nel mondo sono il cibo, il vino, la cultura, il design e il grande mito della casa Ferrari, fino a fondersi con esso. Così Bolin consacra la globalizzazione a patrimonio del nostro tempo.

La quinta sezione vede Bolin prestarsi a far parte di un mondo in cui tutti i più grandi artisti del nostro tempo sono passati: la moda. Questa parte della mostra si chiama infatti Cooperations – Collaborazioni. L’artista mette il suo linguaggio artistico a disposizione di alcuni dei più grandi brand della moda mondiale: Valentino, Lanvin, Jean Paul Gaultier, Angela Missoni, fino ad arrivare ad essere il protagonista di una delle più importanti campagne di comunicazione per Moncler. Questo ha fatto sì che Bolin uscisse dall’angusto mondo dell’arte contemporanea e prendesse parte, con la propria arte, alla propria contemporaneità.

Fonte: Bertrand Langlois/AFP/Getty Images

LE SEZIONI IN CODA ALLA MOSTRA

In coda alla rassegna di opere esposte troviamo quelle facenti parte di due delle sezioni più rappresentative dell’espressione artistica di Liu Bolin.

Le prime, titolate Shelves – Scaffali, dimostrano l’interesse di Bolin per il fenomeno caratterizzante la cultura e la società della nostra epoca. Divenire un tutt’uno con i prodotti disposti ordinati e accattivanti sugli scaffali dei supermercati è quello che fa Bolin, ma è quello che ognuno di noi fa ogni giorno: noi siamo quello che consumiamo quello che consumiamo ci consuma, in un’erosione e un’illusione trasversale, fittizia del concetto di uguaglianza, figlia della globalizzazione, anche e soprattutto dei sensi, potendo rintracciare in questo un richiamo alla POP ART di Warhol.

L’ultima sezione Migrants – Migranti, chiude la rassegna di questa innovativa esposizione. Migranti rappresenta l’altra faccia della medaglia e del mondo, un mondo in cui il consumismo e il lusso non sono nemmeno desiderabili e dove la frattura non è colmabile se non con l’arte.

Da qui la scelta di Bolin controcorrente di immedesimarsi con l’una e con l’altra realtà perché l’arte riesca a farsi parte significativa parte della realtà in tutta la sua complessità e completezza.

 

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About

Nata a Roma nel 1994, studia Economia e Management presso l'Università di Roma Tor Vergata. Contemporaneamente sta muovendo i suoi primi passi in uno studio commercialista. Appassionata di arte, musica e teatro e con il sogno di collaborare con un giornale. Wild Italy è la sua prima esperienza nel mondo del giornalismo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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