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Lo schiaccianoci e i Quattro Regni, Disney firma un (classico) adattamento (super) fiabesco

Opulenza visiva e una storia fantastica ultra classica. Lo schiaccianoci e i Quattro Regni porta su grande schermo l’adattamento Disney del racconto di E. T. A. Hoffmann e del balletto di Čajkovskij

 

A sentir nominare Lo Schiaccianoci, vengono in mente immagini di soldatini di legno, alti alberi di Natale, musiche inconfondibili, balletti sulle punte. Ma chissà che da oggi in poi non finisca per essere evocato anche Lo schiaccianoci e i Quattro Regni (The Nutcracker and the Four Realms), film Disney che propone la versione della casa di Topolino del racconto Schiaccianoci e il re dei topi di E. T. A. Hoffmann (1816). Storia poi divenuta un celebre balletto (IL balletto di Natale per eccellenza) con musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij, basato in realtà su una versione meno cruenta e più leggera della storia di Hoffmann, rivista da Alexandre Dumas.

Non è certo la prima volta che il cinema si cimenta con questo racconto. Ma è appena la seconda volta che le sue pagine scritte vengono adattate non per un film d’animazione, bensì con attori in carne e ossa. Nonostante Lo schiaccianoci e i Quattro Regni si rifaccia più alla versione danzata che a quella letteraria originale, le licenze creative prese in casa Disney sono talmente numerose da rendere quella del film diretto da Lasse Hallström e Joe Johnston (quest’ultimo sopraggiunto a causa dell’indisponibilità di Hallström a tornare sul set per delle riprese aggiuntive) praticamente una storia a sé.

Sinossi

Siamo a Londra, è la vigilia di Natale. La giovane Clara (Mackenzie Foy) è in lutto per la perdita della madre, così come lo sono il padre (Matthew Macfadyen) e i due fratelli Louise e Fritz. Prima di morire, la donna ha però lasciato un dono per ciascuno di loro. A Clara è toccata una misteriosa scatola a forma di uovo, che è possibile aprire solo tramite una complicata chiave che tuttavia non si trova. Sconfortata, Clara si dirige insieme alla famiglia alla festa di Natale del padrino Drosselmeyer (Morgan Freeman). Qui, seguendo un filo che dovrebbe condurla al suo regalo, finisce per ritrovarsi in un altro mondo.

Disorientata, Clara verrà aiutata dal soldato Philip (Jayden Fowora-Knight), che gli racconterà della suddivisione in regni di quel luogo (la terra dei fiocchi di neve, la terra dei fiori, la terra dei dolci e la ex terra dei divertimenti) e della loro lotta contro la tirannica Madre Cicogna (Helen Mirren, Ella & John) e la sua banda di topi. Anche con l’ausilio della Fata Confetto (Keira Knightley, The Imitation Game, Collateral Beauty), Clara si adopererà per ridare pace ai regni e recuperare la chiave della scatola lasciatale dalla madre, finita in mano ai topi di Madre Cicogna.

Scenografie e costumi da sogno

Fin dalle riprese iniziali a volo d’uccello dell’ottocentesca e natalizia città di Londra imbiancata dalla neve, Lo schiaccianoci e i Quattro Regni preannuncia quello che sarà il suo aspetto distintivo. Una opulenta e affascinante cura scenografica. A Guy Hendrix Dyas va il merito di aver saputo dar vita a quanto di più incantato e fiabesco ci si potesse aspettare da un racconto che al suo centro ha sempre messo una magica festa di Natale e un mondo fantastico da sogno.

A partire dalla villa di Drosselmeyer, fino ai quattro regni caratterizzati ciascuno da un tratto distintivo (la Terra dei fiori si ispira ai mulini a vento olandesi e ai villaggi dell’Inghilterra del sud, la Terra dei fiocchi di neve è simile a un enorme hotel di ghiaccio, la Terra dei dolci sembra uscita da un sogno goloso di Hansel e Gretel, la ex Terra dei divertimenti ha il fascino fatiscente di un Paese dei balocchi abbandonato, senza dimenticare il Palazzo che si rifà al design e all’architettura russa) lo sguardo si perde nei curatissimi dettagli di ambienti e oggetti di scena.

Lo schiaccianoci e i Quattro Regni Bellezza visiva (talvolta tendente a un irresistibile grottesco) a cui contribuiscono anche gli splendidi costumi di Jenny Beavan, che si adattano al percorso personale di Clara (ora giovane ragazza inventiva, ora principessa, ora soldatessa) e caratterizzano con precisione i diversi personaggi favolistici con i quali la protagonista viene in contatto, a partire dall’abito rosa di zucchero cristallizzato indossato dalla Fata Confetto.

La solita avventura fantastica

In questo mondo Altro Clara giunge come una sorta di Alice nel Paese delle Meraviglie. Solo che invece di precipitare nella tana di un coniglio, lei finisce per sbucare dal tronco di un albero. Ed ecco che, appunto, da quel momento Clara vivrà sì un’incredibile avventura/disavventura, ma simile a quella di tanto cinema fantastico che già conosciamo. La protagonista dovrà affrontare le tipiche – viste e riviste – tappe del genere, quando al centro della narrazione c’è un personaggio che si ritrova catapultato in un universo che non gli appartiene. Con conseguente maturazione personale, tra buoni sentimenti e morale tipicamente disneyani e villain un po’ all’acqua di rose. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, ma portato sul grande schermo con una certa grazia.

Tra classicismo e politically correct

Come accennavamo, molto viene inventato di sana pianta rispetto al racconto originale, eppure in particolare il balletto di Čajkovskij non viene dimenticato. Le musiche del compositore russo si intrecciano ed emergono spesso tra quelle originali di James Newton Howard. Addirittura un’intera sequenza propone il racconto della storia dei Quattro Regni ballato sulle punte. Senza dimenticare Disney che omaggia se stessa nel ricordare in modi che non sveleremo il suo film d’animazione del 1940 Fantasia, in cui venivano create immagini animate proprio sulla partitura musicale di Čajkovskij.

Lo schiaccianoci e i Quattro Regni In tutto ciò gli attori interpretano il loro ruolo con precisione, senza particolari guizzi artistici. Menzione di (de)merito tuttavia per Keira Knightley, insopportabile caricatura del suo personaggio, alla quale concediamo comunque il beneficio del dubbio in quanto potrebbe essere che il doppiaggio italiano non abbia giocato a favore di una mimica già di per sé esagerata.

E lo schiaccianoci?

Rimane infine il mistero del titolo, Lo schiaccianoci e i Quattro Regni. A differenza della storia originale, qui lo schiaccianoci (oggetto) quasi scompare, mentre il suo corrispettivo umano riveste un ruolo piuttosto marginale. Questo probabilmente in adeguamento a quest’era #metoo che vuole al cinema donne forti, indipendenti e senza un uomo a salvarle. Aggiungiamoci che “lo schiaccianoci” Philip è interpretato da un attore di colore, ed ecco che il politicamente corretto è servito.
Riguardo i “quattro regni”, di fatto la narrazione si concentra nel Palazzo e nella ex Terra dei divertimenti, mentre delle altre terre ci vengono concesse visite superficiali. Questo aspetto potrebbe tuttavia essere giustificato dall’ipotesi che Disney – in caso il film avesse successo – non escluda di dar vita a uno o più sequel che andrebbero ad approfondire il mondo magico.

In attesa di scoprire il destino del film, Lo schiaccianoci e i Quattro Regni è al cinema dal 31 ottobre con la distribuzione di Walt Disney.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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