Lo specchietto per le allodole.

A due mesi e due giorni dalle elezioni, l’Italia ha un governo, il sessantaduesimo della sua storia. Verrà guidato da Enrico Letta, che oggi ha sciolto la riserva, accettando pienamente l’incarico conferitogli da Napolitano lo scorso mercoledì e indicando la lista dei ministri.

Bisogna subito dire che il vicesegretario del Pd se l’è cavata piuttosto bene: da buon democristiano, rispetto alle previsioni più nefaste degli oppositori (in Parlamento e in piazza), non si può dire che non abbia cercato di salvare le apparenze: per evitare di essere accusato della formazione di un enrico-letta-2«governo reazionario», di un «esecutivo dell’inciucio» volto al salvacondotto per Berlusconi, Letta ha fatto scelte non scontate.

Prendete l’età media degli esponenti (53 anni, piuttosto bassa rispetto agli standard italiani) e il numero record di donne ministro (sette, di cui una di colore, Kyenge, unicum nella storia repubblicana), che permetteranno ai sostenitori di questo esecutivo di intestarsi la risposta alla domanda di cambiamento emersa dalle urne.

Considerate poi la composizione del governo: come si fa ad accusarlo di essere filoberlusconiano? Sono solo cinque i ministri appartenenti al Pdl (Alfano, Lupi, Lorenzin, De Girolamo, Quagliariello) su ventuno totali, ben lontani dai nove del Pd (Franceschini, Orlando, Carrozza, Delrio, Trigilia, Kyenge, Bray, Idem, Zanonato), soprattutto se a questi si aggiungono ex e nuovi tecnici (Cancellieri, Giovannini), oltre ai parlamentari di Scelta civica (Mauro, Moavero e d’Alia) e alla Bonino. Inoltre, la giustizia è in mano alla Cancellieri e non a un Violante ampiamente criticato dai giustizialisti o addirittura ad un Alfano.

Questo quello che si sta dicendo da ogni parte sull’onda dell’euforia impressa dai soliti media in ossequio al pensiero unico stabilito dal direttore d’orchestra, Giorgio II (questo «è l’unico governo possibile», e si caratterizza per «novità, freschezza e competenza»).

In pochi infatti stanno facendo notare che le gggiovani Nunzia De Girolamo (la moglie di Francesco Boccia del Pd) e Beatrice Lorenzin si apprestano a dirigere senza alcuna esperienza in merito rispettivamente le Politiche agricole, alimentari e forestali e la Sanità, due ministeri-chiave per il nostro Paese; che alcuni dei «saggi» di Napolitano, come qualcuno – sbeffeggiato proprio per questo – aveva già previsto, sono diventati ministri (Quagliariello, Mauro, Moavero e Giovannini, quest’ultimo già incaricato durante i governi Berlusconi e Monti di indicare una strada, ovviamente mai trovata, per portare alla media europea gli stipendi dei nostri parlamentari); che di sinistra, in questo governo di larghe intese composto da ciellini e margheritini, al di là di Zanonato e Orlando, non c’è nulla; che il vicepremier è Alfano, la creatura prediletta di Berlusconi, quello del lodo e del legittimo impedimento incostituzionali; che il delicatissimo dicastero delle Riforme istituzionali è in mano a Quagliariello, quello dell’«Eluana l’avete ammazzata voi»,

 

quello secondo cui «la militanza politica obbliga a coniugare il senso di appartenenza con la tua coscienza»; che Mauro, fino a poco tempo fa, era il capogruppo Pdl al Parlamento europeo; che d’Alia è già stato sottosegretario del secondo governo Berlusconi; che la Cancellieri, al di là di aver portato avanti la linea dell’ignavia dei precedenti ministri dell’Interno circa la radiazione dei poliziotti condannati per violenze (che difficilmente verrà interrotta da Alfano), dopo esserne stata prefetto, stava per essere candidata a sindaco di Bologna dal Pdl.

Pochissimi, in sostanza, stanno denunciando l’astutissima manovra politica che, escludendo i falchi più indigesti alle due parti fintamente avverse e attraverso testimonial d’eccezione pd-pdl-pacmanok(Idem, Bonino e Kyenge su tutti), cercherà di far dimenticare l’essenza di questo esecutivo, nato in barba a tutte le promesse elettorali e accolto compattamente in maniera favorevole da un solo partito, guarda caso il Pdl del grande statista.

In attesa di sapere dove si collocherà la Lega (Maroni oggi ha aperto ad una possibile fiducia; poi Salvini, appena ha visto il colore della pelle del ministro dell’Integrazione, ha fatto marcia indietro), resta da vedere se la parte malpancista del Pd, quella esclusa dalla spartizione delle poltrone odierna in quanto refrattaria alle larghe intese (né i democristiani né i dalemiani alla Bray, direttore della rivista Italianieuropei), si accoderà a questo trionfo del politichese italiano dell’ultimo ventennio, o se invece, chiarendo definitivamente la situazione all’interno del partito,  rafforzerà l’opposizione al nuovo governo.


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. CAPOSERVIZIO POLITICA


'Lo specchietto per le allodole.' have 1 comment

  1. 20 maggio 2013 @ 4:44 pm michele

    Continuate così, bravi!


Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares