Lo squallore di Avetrana

Come forse è ormai noto io non mi occupo MAI di cronaca e di certo non inizierò ora. Ma, detto questo per tranquillizzarvi, voglio fare una riflessione sul mondo dell’informazione che, in quest’ultima settimana e mezza, si è concentrata tutta in quel piccolo comune di poco più di settemila anime in provincia di Taranto, diventato celebre – e con cognizione di causa uso questo termine che sarebbe più che inappropriato – per l’omicidio di una ragazzina di quattordici anni: Sarah Scazzi.

Venerdì scorso, purtroppo, mi ha colto di sorpresa una piccola influenza e sono stato costretto nei giorni seguenti, oggi compreso, a restare chiuso in casa con aerosol, tachiflu, copertina, iPhone con le news da una parte e telecomando dall’altra. Non essendoci nulla da guardare, nella giornata di ieri ho dovuto – visto che in tutti i canali l’argomento era lo stesso – “sorbirmi” i vari talk show sulla vicenda sopra citata, saltando da Domenica 5, condotta da quella “BRAVISSSSSSSSSSIMA” Barbara D’Urso, a L’Arena su Rai1 con opinionisti del calibro di Sgarbi. Bene, lo spettacolo è stato agghiacciante.
Come tutti ormai sappiamo, lo zio di Sarah ha confessato l’omicidio; inizialmente solo da parte sua e dopo ha sostenuto che con lui, ad aiutarlo in maniera sostanziale, ci fosse la figlia Sabrina, cugina della vittima. Ebbene, questo ha scatenato i cronisti di tre quarti d’Italia.

Non vi è dubbio che una cosa del genere possa creare un leggero interesse, ma la situazione è diventata totalmente inaccettabile. Pure questa mattina, accendendo la Tv, l’argomento unico era quello.
Non bastasse, è di ieri sera la notizia che il luogo dell’omicidio e la casa dei Misseri siano diventati mete di pellegrinaggio. Ebbene questi sapientoni dell’informazione che cosa si aspettavano? Cosa credevano che accadesse ad un paese che quando capitano queste cose, non fa altro che parlarne? Se un notizia che meriterebbe un trafiletto di non più di 20 righe – non perchè non sia rilevante, ma perchè di questi avvenimenti ne accadono tutti i giorni e prenderne uno, il più scontato di tutti, e trasformarlo nell’argomento dell’anno mi sembra eccessivo e irrispettose nei confronti degli altri casi – si prende telegiornali interi (ad eccezione del tg di Mentana) e lascia sorvolare notizie come la nuova indagine sulla presunta evasione fiscale del nostro premier e di suo figlio con relativo avviso a comparire; se il dolore di una madre che ha appena perso la figlia si deve trasformare in evento nazionale; se l’avidità di avere uno scoop surclassa il rispetto del dolore.

Ebbene non sono per caso diventati meta di pellegrinaggio via d’Amelio, la Stazione di Bologna, Capaci, Via dei Georgofili, Piazza Fontana? Ma c’è una piccola differenza: quelle sono stragi di stato a cui oggi, purtroppo, non si darebbe più importanza perchè li la verità fa paura e indigna tutti, non solo una famiglia. E allora lasciamo che questa famiglia pianga la perdita di una bambina in pace, senza telecamere, fari, microfoni ecc, che altro non fanno che aumentare la pressione e distanziare il momento in cui ci si rende veramente conto che la persona amata non c’è più. E più tardi ci se ne accorge e più è difficile risalire dal nero che sembra circondarti. Quel buio che i fari degli studi portatili fanno scomparire.

E allora smettiamola di dare importanza a fatti che non hanno bisogno di questo affannamento di cronisti in cerca della lacrima più vera o più sospetta. Lasciate ai magistrati il compito di scoprire ciò che è accaduto e, se proprio dovete, aiutate la madre e i familiari colpiti da questo tremendo lutto, consigliando dei professionisti che li possano aiutare. Non portiamoli in studio. Rendetevi conto che, quando una cosa del genere ti piomba improvvisamente addosso, non sai più dove ti trovi. Non capisci ciò che ti circonda anche se sei tra le mura di casa. Persone estranee possono solo peggiorare la situazione. Piangere davanti a milioni di italiani non è bello. Lasciate che le lacrime vengano versate su una spalla amica che magari non dice nulla, ma ti trasmette tutto solo stringendoti forte.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com

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About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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'Lo squallore di Avetrana' have 1 comment

  1. 18 ottobre 2010 @ 4:35 pm Francesco Angeli

    io voglio sentire parlare delle vittime di mafia…non di sarah scazzi
    voglio sentire parlare dei 22mila bambini (0-5 anni) che ogni giorno muoiono nel mondo…non di sarah scazzi

    stop alle armi di distrazione di massa


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