Lo stanco repertorio di un attore consumato

Silvio Berlusconi come al solito non si tira indietro e ci mette la faccia, tant’è che per cercare di conservare Milano al suo partito si è candidato come capolista. Oggi addirittura è intervenuto al Palasharp per dare il via al rush finale della campagna elettorale per Letizia Moratti, recitando uno dei suoi discorsi più tipicamente populisti, carico come non mai di balle spaziali e contraddizioni, tutte più o meno identicamente ripescate dal suo vasto repertorio, per la gran parte inerenti la tanto temuta e non meglio identificata «sinistra» (Pd? Sel? Rifondazione? Comunisti italiani? Br?). A voi un po’ di virgolettati, commentati con semplici fatti pronti a confutarli o a rendere evidenti le contraddizioni del nostro premier.

Partiamo con le sue parole inerenti le prossime consultazioni milanesi, rivolte gentilmente a Giuliano Pisapia, l’avversario della madre di Batman, primo spunto per attaccare i dirigenti della sinistra che «hanno deciso di fare le primarie e hanno scelto uno rimasto fino al 1998 in Parlamento con Rifondazione comunista. Uno che pensava di rifondare il comunismo ce lo dobbiamo tirare dietro come sindaco. Cose da pazzi». Già, roba da matti consultare i propri elettori per chiedere loro chi deve essere il candidato, vero ometto che non perde occasione per ribadire di essere stato eletto dal popolo? Brutta cosa infatti dare la parola ai detentori della sovranità, sia per le elezioni (col porcellum ha cancellato le preferenze alle elezioni nazionali, cosa che voleva fare anche per le europee) che per i referendum, magari sul nucleare.

Il Cavaliere, abbandonata la politica locale, si è dedicato a quella nazionale, offrendo una serie quasi infinita di attacchi, soprattutto contro i suoi avversari politici. I ritornelli messi in scena hanno dell’incredibile: sempre i soliti, tutti facilmente smontabili per tabulas. Partiamo dal fisco: «Il programma della sinistra è più tasse per tutti», infatti – ha proseguito il premier – vuole introdurre la patrimoniale «per diminuire il debito pubblico che ha contribuito a creare». Effettivamente nel 2007, dunque ai tempi del secondo governo Prodi, la pressione fiscale aveva raggiunto il record storico. Provate però ad indovinare chi era al governo nel 2009 quando, dal 43% del 2008, è stata aumentata dello 0,3% per il 2009 (dati del programma di stabilità dell’esecutivo), raggiungendo di nuovo la soglia dei «comunisti»? Già, proprio lui. Quanto al debito pubblico, ricordiamo che la sinistra – quella vera – è stata alla guida del Paese solo nei periodi 1996-2001 e 2006-2008, prima c’erano stati i vari democristiani e soprattutto i socialisti, con quel martire di Bettino Craxi cui Silvio deve tutte le sue fortune (televisive e politiche), noi gran parte del nostro immane debito. Interessante infine, per chiudere il discorso, riportare i dati del ministero del Tesoro sul rapporto deficit-pil degli ultimi 5 anni: con l’ultimo anno del terzo governo Berlusconi (2006), esso era al 106,51%, con l’anno intero di Prodi (2007) è diminuito al 103,60% e col ritorno di B. è schizzato via senza limiti (106,30 nel 2008, 116,10% nel 2009 e 119% nel 2010). Meno male che Silvio c’è, insomma.

Lasciando l’economia, vediamo gli attacchi contro questa forza politica oscura inerenti la politica estera: secondo il primo ministro, «la sinistra vuole solo far nascere templi musulmani ovunque, ma noi crediamo che non è giusto costruire moschee qui quando nei loro Paesi d’origine non si può neppure costruire una chiesa. Per la sinistra non ci devono essere freni all’immigrazione clandestina, vuole spalancare le frontiere. La loro strategia è di fare entrare i clandestini, dargli il voto dopo cinque anni e cambiare gli equilibri elettorali». Ammettiamo di non conoscere i piani di Bersani&co. inerenti l’immigrazione, anche se – per quanto tafazzisti – ci pare difficile credere che il loro piano possa essere quello appena esposto, se non altro perché così nel giro di pochi anni si farebbero cancellare dai partiti creati dagli immigrati. Restano comunque due fatti: già conclamato puttaniere grazie alle registrazioni della d’Addario e ora imputato per prostituzione minorile, Berlusconi si è di nuovo erto a paladino della chiesa e – per la gioia della Lega – si è dimenticato quanto dichiarato alla tv tunisina Nessma il 23 agosto 2009 (a costo di appesantire l’articolo, la riportiamo tutta perché merita: «È necessario incrementare le possibilità per la gente che vuole tentare nuove opportunità di vita e di lavoro, occorre aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia e negli altri Paesi europei. Questo è ciò che voglio sia fatto, non solo in Italia, ma in tutta Europa. E poi bisogna dire che gli italiani sono stati un popolo che ha lasciato l’Italia e che è emigrato in altri Paesi, soprattutto in quelli americani. E allora questo ci impone il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con una apertura totale di cuore. E di donare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli, e la possibilità di un benessere che significa anche la salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità e questa è la politica del mio governo»).

Passiamo all’argomento principe del Cavaliere, la giustizia. Anche qui Berlusconi ha attaccato i suoi avversari politici, per poi esporre i suoi pensieri in libertà: «Con la sinistra ci saranno intercettazioni a go go, ma uno Stato dove uno che parla al telefono può essere spiato, è uno Stato che non tutela quel diritto fondamentale che è la privacy e perciò non è uno Stato democratico. Noi dobbiamo fare velocemente in Parlamento la legge sulla modifica delle intercettazioni». Sull’amore della sinistra per le intercettazioni telefoniche, invitiamo a riprendere la proposta di legge Mastella – approvata fortunatamente solo in uno dei due rami del Parlamento – effettuata durante il secondo governo Prodi, molto simile a quella di Alfano nel limitarle. Quanto alla privacy, essa decade quando si deve verificare la sussistenza di un reato. Non lo diciamo noi, ma la Costituzione, col suo art. 15: «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge».

A questa fandonia, sull’argomento è seguito almeno un altro paio di balle, condensato in una frase: «Per 26 volte i pm di Milano, usando il diritto come arma politica, hanno tentato di far fuori il presidente del Consiglio eletto democraticamente dal popolo italiano. Se uno solo di questi tentativi fosse andato a buon fine chi vi parla sarebbe stato escluso dalle vita politica. Questi pm che hanno fatto questi tentativi di eversione sono ancora lì che ripetono questi tentativi di eversione. Questa è una patologia, un cancro della democrazia che dobbiamo levare». Al di là del numero dei processi di Berlusconi, che a sentire lui varia ogni giorno, preme ricordare in primis come non siano stati avviati tutti dai pm di Milano (ci sono anche quelli di Palermo, Firenze, Napoli e Roma); se poi pensa che lo stiano attaccando politicamente, essendo incaricato di pubblici uffici è tenuto a denunciarli per attentato ad un organo dello Stato (art. 283 c.p.), almeno per non incorrere nel reato di omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale (art. 361 c.p.). Lasciando da parte le bugie, spiace non aver letto dalle agenzie di stampa che, all’identificare i pm di Milano con un cancro da estirpare, la Moratti si sia alzata per dire: «In lista, o io o lui», come invece ha fatto con un Lassini qualunque per i cartelli sui pm brigatisti (per questo indagato per vilipendio alla magistratura, a differenza del nostro primo ministro, inspiegabilmente sempre graziato da azioni giudiziarie per questo reato nonostante le reiterate dichiarazioni contro i giudici).

L’ultimo evergreen di Silvio sulla giustizia è quello sulla Corte costituzionale, «che ha 11 giudici di sinistra e 4 di centrodestra, grazie a un susseguirsi di presidenti della Repubblica espressione della sinistra»: tenendo presente che i giudici della Corte attuale nominati dai presidenti della Repubblica sono solo 5 (4 da Ciampi – noto comunista che infatti è stato alla guida della Banca d’Italia – e 1 da Napolitano), che altri 5 sono stati indicati dalla Cassazione, dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti e che i restanti 5 sono stati designati dal Parlamento (3 dalla destra, 2 dalla sinistra), come prevede l’art. 135 della Costituzione, resta da capire cosa diavolo stia dicendo Berlusconi, soprattutto se ci si ricorda come il lodo Alfano sia stato bocciato solo da 9 giudici, mentre allo stesso modo solo in 3 abbiano promosso il legittimo impedimento. Anche la matematica è di sinistra?

Chiudiamo con l’invito a confrontare la frase del premier sui giornali («Con la rassegna stampa che mi consegnano dovrei avere una piva che non finisce più, invece io me ne frego») col noto slogan di Mussolini e soprattutto a segnarsi la promessa sulla diminuzione dei parlamentari («Subito dopo le amministrative, questo è il mio suggerimento, partirà una legge di iniziativa popolare per ridurre almeno alla metà il numero dei nostri parlamentari»). Provate infatti a dire chi il 21 maggio 2009 ne ha pronunciata una di molto simile, questa: «Il Parlamento è pletorico: ci sono infatti 630 deputati, quando ne basterebbero 100. Chiaro che per arrivare a questo dovremmo arrivare ad un disegno di legge di iniziativa popolare perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale!»? Già, sempre lui, il piazzista migliore d’Italia, che può dire e ripetere quello che vuole nel silenzio generale, data la poca memoria dei suoi concittadini, che ancora non hanno capito quanto in politica siano importanti le parole e, soprattutto, i fatti.


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Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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