L’obbligo di rettifica, ovvero: il comma “ammazza-blog”

Come vi avevo annunciato in un mio precedente articolo – nel quale illustravo punto per punto, le novità del ddl Alfano – quest’oggi vi parlo del comma 29 del suddetto ddl, ovvero l’obbligo di rettifica.

Ciò che lascia più sconcertati, innanzitutto, è l’estensione dell’obbligo di rettifica contenuto nella disciplina sulla stampa ai “siti informatici”. Il testo, prevede una multa di 12500 euro per ogni blogger che non pubblichi una rettifica entro 48 ore. Ci sono inoltre numerosi criteri ai quali attenersi nella stesura della suddetta rettifica (criteri grafici, di posizionamento all’interno del blog, di visibilità).

Basta che un ragazzo qualsiasi come me, parta per una settimana senza avere internet a portata di mano (e quindi non collegato al blog) oppure pubblichi una rettifica senza rispettare i criteri sopra elencati, e in un batter d’occhio dovrei versare migliaia di euro di ammenda.

Lasciando stare il fatto che è una norma pericolosa e tossica per il nostro paese e per un mondo in continua espansione come Internet. Senza contare che in Finlandia il diritto alla rete è entrato a far parte dei diritti civili (mentre noi ci rifiutiamo di investire sulla banda larga, perdendo milioni di euro di profitti e pensiamo invece a come imbavagliare l’informazione online ancora libera e pura). Mettendo da parte tutti questi “rovesci della medaglia”, basterebbe pensare che il comma 29, è stato inserito – per paura che venisse contestato più del “dovuto” – in una legge importante che probabilmente verrà approvata. Si imbavaglia così il web e la magistratura in un colpo solo…non male…

Tutti i cosiddetti “poteri forti” avranno una formidabile arma di ricatto per minacciare qualsiasi voce fuori dal coro, che tenti di risvegliare i lettori, dal torpore indotto dai media, i quali sembrano sempre che raccontino la stessa favola, che parlino ad una sola voce.

Fortunatamente non tutti stanno a guardare e blogger come Claudio Messora (Byoblu) e Fabio Chiusi (ilNichilista) i quali hanno contattato l’onorevole pidiellino Roberto Cassinelli, avvocato – sempre in prima linea quando si tratta di analizzare tematiche riguardanti il web – per chiedergli di presentare un emendamento.

L’emendamento Cassinelli, non va ad abrogare il comma (non sia mai..), ma mira ad apportargli modifiche su più punti:

  1. Reintroduce una distinzione tra giornalismo professionale e amatoriale
  2. I termini di decorrenza e ammontare della sanzione in caso di mancata rettifica vengono così modificati: il limite passa da 2 a 7 giorni e la multa scende a un intervallo compreso tra 250 e 2500 euro per i giornali/siti non registrati e senza “scopo di lucro” su cui figuri un indirizzo e-mail valido. Per i siti proprio giornalistici (laRepubblica.it, Corriere.it, etc.) termini e somma rimangono invariati.
  3. Il termine non viene conteggiato più dal momento della richiesta (da parte del querelante) ma da quello della presa in carico della richiesta da parte dei gestori del sito.
  4. Vengono aboliti i criteri per la stesura della rettifica. Basta che sia inserita in calce nell’articolo messo sotto accusa.

Fortunatamente, sulla questione, interviene anche il PD (il quale sembra stia acquisendo sempre di più la “nuova” – per loro – definizione di fare “opposizione”) con una iniziativa proposta dall’ex Ministro alle Telecomunicazioni, Paolo Gentiloni, e dai democratici Civati e Orfini per richiedere una mobilitazione online con un unico obiettivo: l’abrogazione dell’obbligo di rettifica. Lo slogan è: “Nessuno tocchi i blog”….bah, staremo a vedere…sono un po’ scettico….

Cassinelli si accoda a questa protesta e ripresenta un emendamento che modifica quello che aveva precedentemente presentato:

  1. Per i siti non registrati e che non svolgono “attività imprenditoriale” (invece della precedente dicitura “scopo di lucro”), si allungano di nuovo i termini di decorrenza soggetti all’obbligo : 10 giorni dal momento in cui l’amministratore del sito prende visione della richiesta.
  2. L’ammenda pecuniaria scende: compresa tra 100 e 500 euro (se dotato di un indirizzo mail valido), altrimenti – in caso contrario – rimane tra 250 e 2500 euro.
  3. Per i blog amatoriali, la richiesta di rettifica risulta nulla, non valida, “se inoltrata con mezzi per i quali non sia possibile verificarne la ricezione da parte del destinatario”.
  4. L’obbligo, non riguarda i commenti su Facebook o Youtube.

Certo, non cambia di molto la sostanza (è evidente che può rappresentare solo un cambiamento di forma) ma per ora è l’unica azione concreta che si sta portando avanti. Soprattutto perché – come ci suggerisce Bruno Saetta – vogliono equiparare i blog alla stampa solo per la parte riguardante gli oneri e non per i vantaggi di cui gode quest’ultima.

I fatti sono questi. C’è di buono che un pezzo del Pdl – i soliti finiani – sta tentando di far capire alla maggioranza che argomenti così delicati, andrebbero trattati separatamente e non inseriti furtivamente in un ddl come quello sulle intercettazioni che non ha nulla a che fare con il mondo di internet. Di parere avverso il PD che opta per la soppressione senza alcun dubbio…e meno male che non hanno dubbi…sarebbe la prima volta….

Io – come potrete ben immaginare – sono nettamente contrario a questo comma. Impone restrizioni folli a uno strumento fondamentale per il cittadino del 21° secolo poichè sarà pur vero che l’80% dei cittadini italiani si informa solo attraverso la televisione ma quel 20% tenta ancora di formarsi una propria conoscenza critica, attingendo alle miriadi di informazioni presenti in internet. La capacità del potenziale lettore, poi, sta nel discernere fra ciò che è veritiero e ciò che non lo è ma per fortuna, in questo, il popolo della rete riesce a correggersi da solo, scovando ogni “bufala”, ogni “notizia farlocca”. Tempo fa scrissi che gli italiani dovevano aprire gli occhi sullo stato della nostra democrazia, prima che ci calasse il sipario, con Berlusconi in prima fila che applaudiva entusiasta, in attesa di poter riscrivere lui il copione del nostro paese…rinnovo questo mio appello, poichè c’è Bondi che è pronto a tirare il cordone di questo telone che metterà la parola fine ad ogni possibilità di cambiare lo stato delle cose…aspetta solo un cenno del Capo….

MATTEO MARINI

Update ore 18:13

Arianna Ciccone (gestisce il blog Valigia Blu) mi segnala un’intervista all’avvocato Guido Scorza, nella quale egli rivela a noi blogger una scappatoia per aggirare l’obbligo di rettifica. Riporto il passaggio in questione:

Credi che, se venisse approvato il ddl, ci sarà la corsa verso i server stranieri da parte dei quotidiani per pubblicare le intercettazioni?

<<Dubito che per un editore italiano correre verso un server straniero varrebbe a risolvere il problema ed a sottrarsi al divieto. È, invece, facile prevedere che editori stranieri pubblicheranno comunque le intercettazioni la cui pubblicazione dovesse risultare vietata in Italia e che gli editori italiani provvederanno poi a linkarvi. Linkare ad un contenuto pubblicato all’estero da un soggetto straniero, infatti, non equivale a pubblicare quel contenuto con la conseguenza che, in questo caso, il divieto di pubblicazione che si vorrebbe introdurre nel nostro ordinamento risulterebbe superato ma non violato né eluso>>. Capito?


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


'L’obbligo di rettifica, ovvero: il comma “ammazza-blog”' have 1 comment

  1. 11 luglio 2010 @ 10:20 pm bruno saetta

    Fermo restando che l’On.le Cassinelli va ringraziato perchè si prodiga per cercare di emendare una legge mal fatta, v’è da dire che l’emendamento Cassinelli introduce una modifica solo quantitativa e non qualitativa. L’errore di base è che allungare i tempi per la rettifica e diminuire le multe non muta il succo della norma, cioè equiparare internet alla stampa, proprio nel momento in cui varie sentenze della Cassazione hanno inequivocabilmente asserito che internet non può essere accomunata alla stampa in toto (cioè forum e blog non sono stampa).
    Tra l’altro si parifica internet (quindi i blog) alla stampa solo per quanto riguarda gli oneri (la rettifica) ma non per quanto riguarda le prerogative. Non dimentichiamo, infatti, che l’obbligo di rettifica nasce come contrappeso all’incensurabilità della stampa, prerogativa che i blog non hanno e non avranno con questa legge.
    Quindi, i blog saranno equiparati alla stampa per la parte oneri, ma non per i vantaggi dei quali gode la stampa.
    E’ un punto da tenere sempre bene a mente!


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