L’onnipresente

Berlusconi dal giorno della sua discesa in campo, l’11 dicembre, è sempre in televisione. Fino ad oggi si contano 82 sue presenze in 48 giorni (tra televisione e radio, nazionali e locali). A cosa vuole arrivare? E’ chiaro: dopo 3 anni e mezzo di barzellette e disastri economici vuole di nuovo prendere allegramente in giro gli italiani: con la battuta sempre pronta, dati economici e teorie inventate, sorrisi e scherzi.

Illuminante, a questo proposito, l’editoriale di Luca Ricolfi, apparso su La Stampa di ieri: 

D’accordo, direte voi, ma sui programmi Berlusconi non è credibile. Qui occorre intendersi. Sui programmi nessuno è credibile, forse nemmeno Monti, la cui famigerata agenda ha già subito fin troppe giravolte (ad esempio su Imu e phpThumb_generated_thumbnailpressione fiscale). E naturalmente Berlusconi non fa eccezione, racconta di aver rispettato il «Contratto con gli italiani», ma non dice la verità, come sa chiunque abbia studiato seriamente le cifre (che fine hanno fatto le due aliquote Irpef al 23 e 33%?). Però un conto è fare promesse credibili, un conto è apparire credibili agli occhi dell’opinione pubblica. Distinzione sottile, ma riflettiamoci su: fra Bersani, Monti e Berlusconi chi fa proposte che più facilmente possono essere credute? 

Secondo me è Berlusconi che ha più probabilità di intercettare gli umori della gente. E spiego perché. Da almeno due anni, dunque da prima dell’avvento di Monti, i sondaggi segnalano che il problema delle tasse è diventato assolutamente prioritario, come non lo era mai stato prima. Di fronte a questo problema chi è più credibile? La sinistra, che le tasse e la spesa pubblica le ha nel suo Dna? Il governo Monti, che i mali dell’Italia li ha curati innanzitutto con maggiori tasse? O Berlusconi che promette di eliminare l’Imu sulla prima casa e l’ha già fatto con l’Ici? […]

 

Da 20 anni quest’uomo è il padrone assoluto in Italia e quando il maggiore partito di centrosinistra, il PD, aveva un largo vantaggio su tutti gli altri partiti, lui in poco tempo riesce con una maratona mediatica a recuperare il distacco, che ora si attesta sul 6%, complice – dicono in molti – anche l’entrata in scena di Ingroia con il suo movimento Rivoluzione Civile. Il suo programma politico è sempre lo stesso, promesse, promesse e ancora promesse che poi se verrà, preghiamo  di no, eletto puntualmente non rispetterà e farà soltanto i suoi interessi e quelli delle sue aziende.

Guarda caso poi – come spiega Gianni Dragoni, giornalista di Servizio Pubblico e del Sole24Ore –  da quando è “ridisceso” o “risalito” in campo, le azioni della Mediaset e delle altre aziende sono schizzate. Pensavamo tutti che, dopo più di un anno di governo Monti, potesse cambiare qualcosa in Italia, che i partiti vecchi o di nuova formazione, potessero finalmente dare una svolta alla politica. Ci ritroviamo invece, ancora una volta, con liste elettorali piene di vecchi politici e corrotti, indagati. La promessa di Berlusconi di presentarsi con un partito di facce nuove e pulite, non è stata nemmeno lontanamente rispettata ma in fondo, nessuno si aspettava nulla di diverso.

Non voglio pensare che gli italiani siano allora un popolo di creduloni che, usando la metafora di Mario Monti, si stanno comportando come tanti topolini che seguono il pifferaio, fino ad annegare. Rimane non pervenuto infine, davanti l’avanzata mediatica dell’onnipresente Cavaliere, un pronunciamento dell’Autorità di Garanzia per le Comunicazioni. Non per niente eh, giusto perché esiste una cosa chiamata legge sulla par condicio. Attendiamo lumi.

STEFANO CARLUCCIO



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