L’ottimismo di Monti

“Il 2013 sarà un anno di crescita”, “Vedo la luce in fondo al tunnel”, “L’Italia è fuori dalla lista di paesi fonte di problemi per l’area Euro”. Queste sono solo alcune delle affermazioni ottimistiche espresse da Monti in questi ultimi mesi. Ci fa piacere sapere che il nostro attuale presidente del consiglio sia così fiducioso sull’Italia che verrà, peccato che i fatti si esprimano in maniera totalmente contrastante. Senza tornare troppo indietro nel tempo, basta osservare le stime esposte in questi ultimi giorni dell’agenzia di rating Standard and Poor’s e della Cgil, che parlano rispettivamente di recessione aggravata e crollo dei consumi da parte delle famiglie operaie, che si protrarrà almeno fino alla fine del 2014.

A questo punto la domanda da porsi è: Cosa ha proposto il governo dei tecnici per ovviare a queste problematiche? La risposta è nulla. Da quando il governo Monti si è insediato a Palazzo Chigi le uniche parole susseguite dai fatti riguardavano “sacrifici”, “tasse”, “aumenti dell’Iva” e generalmente tutto ciò che riduceva il potere d’acquisto delle classi meno agiate. La fase del rigore era necessaria, però avrebbe potuto colpire maggiormente le classi più ricche attraverso una patrimoniale e inoltre avrebbe potuto calcolare una successiva, o meglio simultanea, fase di crescita per prevenire l’aggravamento della situazione. Invece ad oggi, il Governo continua a parlare della così detta “fase 2” senza avanzare nessuna proposta per attuarla.

Se grazie all’avvento dei tecnici l’Italia ha guadagnato credibilità in ambiente internazionale, purtroppo ci sono stati dei gravi peggioramenti interni. L’unica nota positiva sul fronte interno riguarda la lotta all’evasione, che però non basta per cancellare tutte le manovre fatali nei confronti della crescita. Se Monti ha espresso questo ottimismo dilagante può essere principalmente per due motivi: o perché nasconde un asso nella manica sconosciuto al popolo, oppure perché segue un aforisma di Einstein che disse “È meglio essere ottimisti ed avere torto, piuttosto che pessimisti ed avere ragione”.

MATTEO ROSELLI

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