L’Università si muove contro la Riforma

Sit-in a Montecitorio, oltre 3000 studenti contro il DDL Gelmini da discutere alla Camera, poi lo stop di Tremonti: non ci sono fondi”; infine ci ripensa, ma si ignora la protesta. Il 16 ottobre, intanto, gli universitari saranno al corteo FIOM.

ROMA – Si sono ritrovati in piazza ieri a Montecitorio studenti e ricercatori, per contestare il DDL Gelmini sulla riforma universitaria che avrebbe dovuto essere discusso alla Camera. Il malcontento per i piani governativi riservati all’Università hanno compattato le sigle dell’attivismo studentesco: tutti a protestare, la Rete Universitaria Nazionale (RUN), il coordinamento universitario Link, l’Unione degli Universitari (UDU), nonché i gruppi indipendenti dei tre atenei romani. Presenti anche alcune sigle sindacali, come la Flc-CGIL e RdB-CUB, e i ricercatori ormai in protesta permanente. Non mancavano infine bandiere dei Giovani Democratici e dell’IdV.

Dopo il raduno sotto il Palazzo, i manifestanti sono stati fatti allontanare dalle forze dell’ordine, dando vita a un corteo spontaneo che si è diretto prima sotto la sede della CRUI (Conferenza universitaria dei rettori italiani), poi a Trastevere, al Ministero dell’Istruzione.

Gli studenti hanno manifestato il proprio dissenso con slogan e striscioni, indossando caschetti anti-infortunistici gialli, “per ripararsi dalle macerie e ricostruire”. Si contesta una riforma che non solo non risponde alle istanze di cambiamento degli universitari, ma anzi allarma profondamente.

Alla richiesta di maggiori fondi e attenzioni per università e ricerca, l’esecutivo risponde con una netta privatizzazione e dequalificazione del nostro sistema accademico: la Riforma prevede infatti una revisione dei Consigli di Amministrazione, con un passaggio da 20 a 11 membri, dei quali il 40% dovranno essere soggetti privati esterni all’ateneo. Il risultato, ovviamente, è una netta diminuzione del potere contrattuale e di rappresentanza della componente studentesca, per la quale non si specifica nel DDL neanche il numero dei membri, ma che sarà ovviamente ostaggio dei rettori e dei dirigenti aziendali.

Il testo voluto dalla Gelmini non risparmia neanche i ricercatori, il cui contributo è indispensabile per la qualità della didattica negli atenei, non soltanto per quanto concerne la semplice attività di ricerca: essi, infatti, in molti casi tengono direttamente lezioni e corsi, svolgendo anche un ruolo fondamentale di assistenza e organizzazione per i docenti ordinari. La riforma prevede un allungamento del periodo di precariato per i ricercatori, ammettendo solo assunzioni a tempo determinato.

La riforma Gelmini non è solo una delle due lame delle forbici governative contro l’università: se la si osserva come parte di un combinato giuridico affiancandole i tagli voluti da Tremonti, salta fuori l’altra faccia della medaglia: a fronte di una drastica riduzione dei finanziamenti e dei contributi statali agli atenei, questi ultimi non potranno fare altro che gettarsi tra le braccia dei privati. In molte università, soprattutto tra quelle in deficit, sono infatti in itinere progetti di creazione di enti di diritto privato, da affiancare agli atenei nella gestione amministrativa e didattica, oppure la riconversione degli stessi in fondazioni.

La protesta universitaria è dunque il tentativo di dare voce al malcontento e ai timori per l’attuale testo di riforma, ma anche uno strumento per porre in essere una revisione alternativa del sistema universitario, cercando di sciogliere innanzitutto un nodo cruciale: la non fattibilità di riforme e riorganizzazioni che si svolgano senza oneri economici per lo stato.

Su questo punto è intervenuto anche il Ministro dell’Economia Tremonti: la discussione del testo alla Camera è stata infatti rinviata proprio per mancanza di copertura finanziaria sui pochi punti che prevedono oneri statali, tra cui l’assunzione di novemila professori associati entro il 2016. La notizia, arrivata (forse non casualmente?) il giorno prima del sit-in, non ha bloccato però la protesta, che si è regolarmente svolta sotto Montecitorio. Lo stesso Tremonti è poi prontamente tornato sulle sue dichiarazioni: “Per l’università faremo come per gli ammortizzatori sociali, e cioè metteremo il massimo dei soldi possibili. E’ un impegno che abbiamo preso già 15 giorni fa. Sappiamo quanto significano queste voci, però si può fare con lo strumento tecnico disponibile, una legge economica di bilancio”.

Malgrado i continui rimandi – di cui pure il movimento universitario sembra essere soddisfatto – l’esecutivo non sembra tuttavia aperto ad ascoltare e accogliere le istanze dei manifestanti. E’ d’altra parte un trend di decisionismo incondizionato che il centro-destra sta portando avanti da inizio legislatura, nei confronti di tutte le parti sociali: universitari, studenti medi, lavoratori e sindacati.

Emblematica a tal fine è anche la vicenda del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), il più grande organo ufficiale di rappresentanza degli studenti. Votato a maggio, il suo insediamento spettava al Ministero, che, per non dover dar conto del proprio operato, ha glissato il confronto diretto con l’università, rinviando la convocazione fino al prossimo 26 ottobre, bloccando così di fatto anche i lavori del Consiglio.

Coscienti di trovarsi alle prese con un governo sordo alle richieste degli studenti, che di volta in volta sono stati definiti “guerriglieri”, “conservatori” e “comunisti”, i sindacati universitari si sono già dati appuntamento in piazza per il 16 ottobre, aderendo alla manifestazione indetta dalla FIOM-CGIL.

Non solo: il malcontento ieri è dilagato per tutto il Paese, con proteste a Milano, Torino, Padova, Trieste, Siena, Pisa, Firenze, Ferrara, Salerno, Foggia, Bari e Palermo. Molte delegazioni provenienti da tutta Italia erano inoltre presenti a Roma.

La protesta, dunque, con un governo in crisi e che rischia la non approvazione del testo da parte di FLI, sembra tutt’altro che sedata.

DAVID DE CONCILIO



'L’Università si muove contro la Riforma' have 1 comment

  1. 3 dicembre 2010 @ 12:45 pm giulia

    I tagli alle università sono stati giustificati affermando che al loro interno vi sono numerosi sprechi e un numero altrettanto ampio di gente che”ci mangia sopra”. Non dico che questo non sia vero anzi! Il punto è che il modo per combattere queste ingiustizie e sprechi non è di certo quello di effettuare tagli indiscriminati. Diciamola tutta, gli sprechi tirati in ballo dal nostro ministro dell’istruzione, sono solo un pretesto per “risparmiare”. Caro ministro le sembra il caso di fare gli “spilorci” sull’istruzione data la sua dimostrata incapacità nell’effettuare una semplice votazione?


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