Luttazzi ci aveva detto (già) tutto

Ricorderemo tutti quando, nei giorni dell’attacco al giornale satirico francese Charlie Hebdo e quelli immediatamente successivi, in Italia era tutto un cicalare sull’importanza e sulla sacralità della satira nella democrazia. Concetto sacrosanto, che demarca un “regime libero” da uno opprimente. Perché una democrazia autentica si qualifica solo se è permesso sbeffeggiare i potenti, altrimenti è un plastico plebiscito. E la satira solitamente non dovrebbe avere limiti o censure, né distinguo né ditini e baffi alzati di chi vorrebbe insegnarle come fare il proprio mestiere e invece dovrebbe solo tacere e tollerarla, se non le garba.

Proprio per questo motivo in quelle lunghe giornate riflettevo su quanto fosse ipocrita il nostro Paese che si riempie di dibattiti inutili quando un comico, secondo la moralità di lorsignori, si permette di uscire fuori dal luttazzi2seminato. Subito si ergono tutti a maestri, invocando il politicamente corretto, lustrandosi del valore della democrazia come diritto a dar voce ad ogni stupidaggine venga detta da un politico. Nessuno che abbia fatto notare la scomparsa della satira dalla nostra televisione, soprattutto quella mordace (e quindi vera).

Daniele Luttazzi dov’è in tutto questo? Perché nessuno gli offre un programma, considerando che era proprio lui a bruciare tutti i record di ascolti? Non so se oggi farebbe lo stesso risultato, perché su di lui si è mossa la peggiore tattica dei regimi: l’oblio costruito a tavolino. Chi, tra i giovani, conosce Luttazzi? Credo in pochi, purtroppo.

In queste giornate di riposo e di tranquillità estiva, mi sono perso nelle repliche trovate via internet del suo ultimo programma, Decameron: politica, sesso, religione e morte. Non c’è niente da fare: Luttazzi ci aveva detto già tutto nel 2007, quando vivevamo in un mondo che noi pensavamo ordinato e ancora non afflitto dalla più grande crisi dal Secondo Dopoguerra. Mise a nudo la follia del Trattato di Maastricht riguardo i vincoli di bilancio, parlando del bisogno di scorporare gli investimenti in Istruzione, formazione e piccole opere pubbliche dai limiti finanziari; chiamò con il suo nome i tempi di oggi: Movimento reazionario e neo-liberista che tende a distruggere l’uomo e i diritti conquistati in trecento anni, soprattutto sulle tematiche del lavoro; toccò il tema dell’acquisto di nuovi mezzi militari, che dovrebbe chiamarsi in realtà “corsa al riarmo“, attraverso la scelta di comprare gli F35 (aerei che saranno al centro del dibattito pubblico solo nel 2011); raccontò della vera emergenza del nostro Paese, ovvero l’espansione senza freni dell’evasione fiscale, della corruzione e delle mafie; denunciò la scomparsa della tradizione di chiamare le cose con i propri nomi e quindi essere scomodi, senza fare a gara a chi grida di più.

Luttazzi ci aveva già detto tutto. Nel 2007. Per questo manca, e molto, dalla tv italiana.


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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