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M5S, altro dietrofront su Unioni Civili: dissidenti del Pd ora più forti

Ci hanno teso il trappolone, ora chi si fida più dei grillini?”. Era questo il mantra che passava da un senatore del Pd all’altro, ieri sera tra la buvette e il transatlantico, dopo che in aula, proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto cominciare il voto sul ddl sulle unioni civili, il MoVimento 5 Stelle ha annunciato che non voterà il cosiddetto emendamento canguro.

L’annuncio, fatto da un Alberto Airola in evidente sofferenza, è arrivato dopo che la Lega, con una mossa in realtà anticipata da voci di palazzo, ha ritirato in aula 4500 dei suoi 5000 emendamenti. E a questo doveva servire l’emendamento Marcucci (il canguro, appunto): a superare l’evidente ostruzionismo della Lega che ha più volte detto di non volere questa legge, sotto nessuna forma.

Ma l’annuncio dei grillini ha spiazzato tutti perché è proprio sul loro appoggio che tutti confidavano per portare a casa la legge nel modo migliore possibile, ovvero nella sua forma attuale che include l’adozione del figlio del partner, quella su cui il Pd non riesce a trovare la quadra con la sua ala cattolica.

È vero che il M5S non ha detto che non voterà la legge, ma solo che non appoggerà il canguro coerentemente con quanto fatto nei casi precedenti in cui si è fatto ricorso a questo escamotage, è anche vero però che questo avviene in contraddizione con ciò che aveva dichiarato finora.

Quello che è successo è che ieri mattina Luigi Di Maio, membro del direttorio, ha dichiarato alla stampa che “noi non votiamo canguri” e che, pare, nel pomeriggio è arrivata una telefonata da Grillo in persona.

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Furioso il Pd a fine seduta. “Un voltafaccia in piena regola” ha dichiarato il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Zanda che adesso si ritrova con i cattodem più agguerriti che mai. Secondo alcune fonti vicine al partito di Renzi, infatti, un lungo lavoro di mediazione nel weekend aveva ridotto a meno di una decina i senatori dissidenti su canguro e stepchild adoption. Il fronte, però, oggi è tornato alle cifre originarie e forse qualcosa in più. Perché va ricordato che l’emendamento Marcucci serviva sì ad aggirare il fiume di emendamenti leghisti, ma anche a far decadere quelli che, partiti dallo stesso Pd, rischiavano di mettere in serio pericolo l’adozione del figlio del partner. E questo rimane un problema tutto interno al partito di maggioranza relativa. Ora il canguro, dunque, non passerà il voto dell’aula e la stepchild adoption è più in pericolo che mai.

La vittoria reale della seduta di ieri è della Lega che con il ritiro in aula della maggior parte degli emendamenti ha rimescolato le carte.

Quando Palazzo Madama si è svuotato, le uniche luci accese erano quelle delle stanze del Pd dove Zanda, Cirinnà, Lumia e pochi altri studiavano le prossime mosse da fare per salvare il salvabile. Perché sebbene formalmente sui voti del M5S sul merito della legge si può ancora contare, l’effetto immediato della loro mossa è stato restituire rilevanza ai dissidenti del partito di Renzi e all’idea di cercare di rientrare nella maggioranza di governo. Domenica scorsa, nello studio di Lucia Annunciata, il ministro dell’Interno Alfano aveva ricordato che, tolto ogni riferimento all’adozione, il suo partito potrebbe votare la legge.

Intanto oggi alle 9.30 si torna in aula e la partita è, di nuovo, tutta da giocare con circa 600 emendamenti da discutere e votare e l’incognita del voto segreto.



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Siciliana, trapiantata in Toscana. Giornalista da quando ha memoria, ha contribuito alla fondazione di diversi periodici giovanili, ha lavorato per la redazione de L'Ora di Palermo, passando quasi per caso dalla TV. Nel 2007 approda alla redazione di Gay.it (il primo portale di informazione per la comunità lgbt italiana) dove rimane fino a fine settembre 2015. Nell'ultimo anno e mezzo ne è stata la direttrice. A settembre 2015 Gay.it vince il premio come “Miglior sito gay” ai Macchianera Awards. Sogno nel cassetto: la radio. COLLABORATRICE SEZIONE POLITICA


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