Ma all’Europa manca davvero “democrazia”?

Una discussione di qualche giorno fa sulle istituzioni europee mi ha portato a ragionare su uno degli aspetti più controversi dell’Unione Europea: quello della presenza, più o meno forte, di pratiche democratiche all’interno dei meccanismi dell’UE.

Punto cruciale del diverbio era la rappresentatività all’interno delle istituzioni tramite le elezioni. Ovviamente sarebbe riduttivo stabilire che delle elezioni rendano democratico un paese (in quanto anche in molti paesi autoritari si tengono delle elezioni fittizie), ma, in un’ottica che prenda in considerazione i paesi democratici occidentali, sono sicuramente una delle caratteristiche di valutazione di presenza democratica.

Bene, ciò che si contestava era appunto la mancanza di democrazia diretta…o almeno rappresentativa.

Purtroppo questo, a mio avviso, è un mito da sfatare. L’Unione Europea, organizzazione sovranazionale e non statale, ha alcune caratteristiche elettive che nessun’altra organizzazione sovranazionale presenta. Chiaro, perderà confronto sicuramente con le entità statali, ma dato che entità statale non è, sarebbe illogico confrontarla con queste.

Immaginiamo dunque l’Unione come composta da una sorta di due camere con poteri legislativi che le danno una connotazione di bicameralismo imperfetto: una è il Parlamento Europeo e l’altra e il Consiglio dell’Unione Europea. La prima è completamente eletta a suffragio universale, cosa che non accade per nessun’altra organizzazione non statale. L’altra camera invece è composta da rappresentati ministeriali di ogni paese dell’UE che si riuniscono in base alle materie poste all’ordine del giorno. Qui si potrebbe dire: allora non è elettiva! Ma allora dovremmo mettere in discussione anche la democraticità di uno stato come quello tedesco che prevede per la sua seconda camera, il Bundesrat, un sistema di nomina da parte dei governi federali per quanto riguarda la sua composizione. Non sempre le seconde camere, a differenza del nostro caso italiano, presentano un alto grado di elettività. Inoltre potremmo ricordare che gli stessi Ministri che compongono il Consiglio dell’Unione Europea provengono, spesso, da un’approvazione di fiducia da parte dei singoli parlamenti nazionali. Ciò esclude quindi una totale estraneità da pratiche democratiche nel Consiglio dell’UE.

L’altro organo che si potrebbe mettere in contestazione è invece il Consiglio Europeo, composto dai capi di stato o di governo dei paesi dell’Unione. Quest’organo, sicuramente, non risulta eletto direttamente dal popolo europeo, ma d’altro canto è comunque legittimato da un’elezione diretta o indiretta da parte dei singoli popoli o parlamenti europei. Anche in Italia il Presidente del Consiglio non è ad elezione diretta, ma scaturisce dalle consultazioni tra gruppi partitici e Presidente della Repubblica per poi essere approvato dal Parlamento. Un’elezione non diretta dei capi di stato o di governo non preclude l’esistenza di democrazia.

C’è poi la Commissione Europea, organo di grande importanza perché detiene parte del potere legislativo nonché esecutivo. Questo viene nominato su proposta del Consiglio Europeo ma è prevista poi la fiducia per ogni suo membro da parte del Parlamento Europeo (ricordiamo la mancata nomina di Buttiglione a commissario per la sua nota omofobia). Ricalca così un po’ la pratica della nomina dei nostri governi, che non sono ad elezione diretta.

In questo quadro vediamo così che, difficilmente, si può affermare che manchi la pratica democratica elettiva, ponendo così l’Unione in un quadro sicuramente più forte rispetto alle altre organizzazioni sovranazionali. Forse all’Europa ciò che manca è il superamento di quella fase di ibridismo tra Federazione e semplice Organo cooperativo, che però ne è stata anche la forza per riuscire a prendere, pian piano, sempre più sovranità nazionale ai singoli stati, come in un processo costituente di lunga durata e che, certamente, non si concluderà presto.

Piuttosto starei attento, invece che soffermarci sulla democraticità dell’Unione, alla mancanza di democraticità nel nostro paese, definito come “democraticamente imperfetto”. In fondo io, quando sono andato a votare per le europee, ho potuto esprimere ben tre preferenze. E per le elezioni politiche italiane? Nessuna!!!!!!

FRANCESCO ANGELI

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About

Originario di Campobasso, vive attualmente a Roma. Politologo, specializzato in Unione Europea, è cronista di Wild Italy sin dalla sua fondazione e da ottobre 2014 passa alla sezione blogger. Presidente Arcigay Roma. BLOGGER DI WILD ITALY


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