Ma ci crediamo o no, a questa Corte Costituzionale?

Come sempre, questo governo, riesce a contraddirsi con le sue stesse mani. Questa volta si parla di Corte Costituzionale, l’autorità che garantisce la legittimità o meno delle leggi promulgate rispetto alla Costituzione Italiana. Lo scorso 4 febbraio, il Consiglio dei Ministri, ha deciso di rivolgersi alla Consulta per tentare di eliminare le leggi regionali varate da Puglia, Campania e Basilicata, che, in sostanza, vietano la futura costruzione di centrali nucleari all’interno dei confini di tali regioni. Secondo il Ministro Scajola, «le tre leggi [regionali] intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica ndr) e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente della sicurezza interna e della concorrenza (art. 117 comma 2 della Costituzione. ndr)» Tralasciando il fatto che, per ciò che concerne l’idea di riportare il nucleare in Italia, il governo si è tranquillamente pulito il sedere con il referendum dell’87 che aveva avuto un esito assolutamente sfavorevole riguardo l’utilizzo di energia nucleare e che, di conseguenza, aveva portato alla chiusura di tutte le centrali presenti nella penisola: facciamo un passo indietro di qualche mese.

7 Ottobre 2009: La Corte Costituzionale dichiara illegittimo, quindi incostituzionale, il Lodo Alfano, che bloccava tutti i processi per le 4 più alte cariche dello stato (Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio) fino al termine della legislatura, per violazione dell’articolo 3 (“tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”) e l’articolo 138 (che prevederebbe, per questo decreto, la necessità di una legge costituzionale) della Costituzione. Alla notizia del respingimento dello scudo ai processi, il premier esordisce con delle dichiarazioni al limite del vilipendio: «La Consulta è di sinistra, io vado avanti. Dobbiamo governare cinque anni, con o senza Lodo. Non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvassero questo»; infierendo, per altro, anche contro il capo dello stato che, per una volta, non poteva fare nulla, se non evitare di firmare il Lodo al momento della promulgazione: «Il capo dello Stato sapete voi da che parte sta. Abbiamo giudici della Corte costituzionale eletti da tre capi dello Stato di sinistra, che fanno della Corte Costituzionale non un organo di garanzia ma politico».

Ora; non è per sembrare scettico, ma perché, se fino a due mesi fa la Consulta era politicizzata e di sinistra, ora dovrebbe abolire delle leggi emanate da regioni di sinistra? Se ad Ottobre non ci si credeva, a questo potere, perché ci si rivolge ora? Sarà per caso che proprio in Puglia, ad esempio, c’è il territorio meno pericoloso per costruire centrali nuove? O sarà perché, senza per forza pensare male, c’è qualche interesse non propriamente pulito e lecito nelle regioni sopra citate nei riguardi dei nuovi cantieri o per la distribuzione dell’energia?

Ripeto: non dobbiamo per forza pensare male, ma siamo pur sempre il paese che ha creato la Mafia e l’associazione per delinquere.

GIAMPAOLO ROSSI


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Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
giampross@katamail.com


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