ma, ma tutto andrà bene

Ma ma – tutto andrà bene: il film di Medem tra dramma e speranza

Il premio Oscar Penelope Cruz e Julio Medem, regista visionario di Lucia y el Sexo e Gli amanti del circolo polare, collaborano per dar vita a Ma ma – tutto andrà bene, commovente pellicola su uno dei temi più tristemente attuali degli ultimi anni: la lotta femminile contro il tumore al seno.

SINOSSIma ma

Magda (Penelope Cruz) è un’insegnante disoccupata, separata dal marito e con un figlio di 10 anni (Teo Planell), che è una promessa del calcio.Sullo sfondo di una Spagna paradossale e in crisi che, sconvolta dal dissesto finanziario, ritrova il suo entusiasmo nella vittoria dell’European Cup, si staglia una storia speculare a quella del paese:la storia di una donna e madre coraggiosa che fa dell’amore estatico per la vita l’unica cura possibile ad ogni sofferenza.

Quando le viene diagnosticato un cancro al seno, Magda trova la forza per affrontare la sua battaglia attraverso il legame con il talent scout Arturo (Luis Tosar), che ha da poco vissuto una tragedia personale e con cui condivide il drammatico attaccamento alla vita, e grazie al rapporto anticonvenzionale che istaura con l’eccentrico ginecologo Julian (l’attore-cantante Asier Exteandia) che sceglie di riempire con l’allegria canto il silenzioso insinuarsi della malattia.  E così, proprio quando per Magda sembra essersi dissolta ogni speranza, la sua lotta contro il destino le restituisce la gioia di vivere nella luce di un’inaspettata maternità e nella possibilità di lasciare un ricordo di sé nelle esistenze di coloro che l’hanno amata.

UN PRODOTTO AMBIVALENTE

L’idea del film nasce da una scultura che Medem vede nel museo di Düsseldorf e che rappresenta una donna scolpita nel bronzo mentre tenta di sostenere il peso della vita e della morte che la avviluppano e si nutre del confronto con Penelope Cruz che è riuscita a incarnare pienamente lo spirito indomabile di Magda, una donna che si oppone con aggressività alla malattia, e allo stesso tempo a rendere nuovo un personaggio, altrimenti prevedibile, grazie all’aggiunta nel copione iniziale di quello humor, definito dal regista “un po’ insolente e sfacciato”, che da un lato lo riveste di maggiore umanità e dall’altro ne fa un esempio concreto di risoluta resistenza. E’ ma mala stessa Cruz a dire che “Magda ha un senso dell’umorismo unico e sorprendente che emerge soprattutto nelle situazioni più impensabili” ed è questo probabilmente il suo contributo più importante alla realizzazione del film.

Da questo progetto originario la pellicola si sviluppa poi nella direzione di una costante ricerca di luminosità, sia attraverso la performance degli attori che attraverso le ambientazioni di Montse Sanz e le musiche di Alberto Iglesias. E’ proprio questo aspetto che, evitando la chiusura nel tunnel buio della malattia, consente di equilibrare la cruda realtà con immagini di armonica e delicata bellezza cosicché una tragedia, qui depotenziata, diviene quasi catartica nel consentire, persino di fronte alla morte che si abbatte su un’intera famiglia e ne travolge la stabilità, che emerga con dirompente forza l’amore dolcissimo per la vita. A tutto questo si deve aggiungere la capacità di affrontare, senza eccessiva pesantezza, un tema di estrema contingenza: la necessità della prevenzione e l’importanza dell’accesso egualitario alla sanità pubblica che viene urgentemente reclamato come un diritto per le donne di ogni estrazione sociale.

UNA CANZONE PER LA VITA

Ma ma – tutto andrà bene è un titolo evocativo che eloquentemente suggerisce l’idea di una storia doppia: mama infatti in spagnolo non è solo “mamma”,ma anche “mammella”. La maternità e la malattia sono così indissolubilmente legate nella vicenda di Magda da ritrovarsi fuse nel titolo, quasi che l’una si nutrisse dell’altra e fosse proprio il terrore della morte e la voglia spasmodica di non cedere alla distruzione a dare origine alla vita nella forma più alta possibile, quella di una nuova nascita.

Ma ma – tutto andrà bene è però volutamente costituito da due parti: il primo “ma” fa riferimento alla malattia in una fase iniziale di ripiegamento e successiva rinascita, simbolicamente rappresentata dai granchi che attraversano la spiaggia per rifugiarsi nella sicurezza del mare, il secondo “ma” è invece allusione alla tragedia vissuta da Magda nella forma di un male ormai Ma maincurabile, anch’esso reso, nella fantasia della donna, dall’immagine dei granchi che continuano ad agitarsi sulla sabbia nonostante la piccola Natasha, proiezione immaginaria della bambina che porta in grembo, tenti disperatamente di scagliarli in acqua.

Ma è proprio questo gesto a raccogliere in sé il valore di un film che, nella forma del racconto di una singola esperienza femminile, si carica di un approccio eticamente impegnato e si tramuta in un invito rivolto alla collettività: la guerra di Magda, che strenuamente conduce con umorismo e leggerezza contro un dolore brutale, è una battaglia contro l’ annientamento della persona e al contempo una rivendicazione dell’amore inestinguibile per la bellezza e per i semplici attimi di serenità quotidiana.

Attraverso la ricostruzione di un dramma, intimamente vissuto e portato in scena senza amplificazioni ed esasperazioni retoriche, Medem offre al pubblico non il ritratto di una donna malata ed emotivamente distrutta (che fin troppo spesso abbiamo visto protagonista dei film), ma l’immagine di una madre senza paura che ha deciso di lasciare nel mondo una traccia di sé e lo fa rendendo chi la circonda partecipe dell’esaltazione con cui abbraccia la vita e lasciando loro una figlia come ultimo regalo di positività che vince la morte.E’ un’immagine forse troppo idealizzata, che potrebbe apparire avulsa dalla realtà concretamente vissuta da migliaia di donne che hanno fronteggiato la tragica gravità di una sfida straziante contro la morte, eppure efficace nel dotare il film, al di là di tutti i difetti che indiscutibilmente gli si possono attribuire, di un messaggio profondo: una spinta a godere della preziosa fragilità di quegli istanti di vita che soltanto l’oscurità della fine rivela nella loro intrinseca luminosità.

Ma ma, prodotto da Julio Medem, Penelope Cruz e Alvaro Longoria e distribuito da I WONDER PICTURES in collaborazione con Unipol Biografilm, è nelle sale italiane dal 16 giugno.

 

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About

Nata a Roma nel 1995, ma napoletana d'origine, studia Lettere moderne presso l'Università di Roma Tre. Interessata e poliedrica, appassionata d'arte, cinema e teatro, ama la letteratura fin da bambina e ha fatto della scrittura il mezzo per conoscere se stessa e il mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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