macchine mortali

Macchine Mortali, l’anonimo fantasy prodotto da Peter Jackson

Il romanzo steampunk Macchine Mortali arriva nei cinema ma risulta essere una storia post-apocalittica arida e desertica.

 

macchine mortaliNel 2015 arriva l’annuncio: Peter Jackson produrrà l’adattamento cinematografico di Macchine Mortali. Alla saga scritta da Philip Reeve va aggiungendosi la regia del pupillo del cineasta neozelandese Christian Rivers, che dopo aver assistito Jackson sugli storyboard e gli effetti speciali dei suoi lavori – nel 2006 si vede anche aggiudicato l’Oscar per i visual effects della versione moderna e gigantesca di King Kong – passa dietro la camera per un fantasy steampunk tra colossi ruote-muniti e post-apocalismo arido e desertico.

Gli sceneggiatori non sono da meno: Peter Jackson è in prima linea insieme alle sue collaboratrici di sempre Philippa Boyens e Fran Walsh – quest’ultima moglie del famoso regista -, che da Il Signore degli Anelli a Lo Hobbit giungono ora su di un terreno nuovo, una saga originale da cui poter ripartire per la creazione di un immaginario inedito. Storie da cui attingere per aprirsi ad un ulteriore ciclo. Un punto di partenza che potrebbe essere per la saga anche il punto di arrivo.

Ciò che di mortale c’è nelle macchine di Christian Rivers è infatti l’anonimia con cui vengono contraddistinte le rombanti e prepotenti protagoniste del neo-regista, l’assoluta inconsistenza di personalità e intrattenimento che rappresenta il tono del racconto ideato per il grande schermo.

L’impersonale e anonimo mondo di Macchine Mortali

macchine mortaliNel futuro noi umani abbiamo risucchiato qualsiasi risorsa e qualsiasi bellezza della nostra preziosa Terra. Eppure la storia non insegna nulla, la storia è come se non fosse mai avvenuta. Ed è per questo che la storia si ripete, con l’arroganza di Thaddeus Valentine (Hugo Weaving) che vuole sfruttare l’energia quantica per appropriarsi delle provviste della comunità oltre la muraglia. Hester Shaw (Hera Hilmar) ha però un conto in sospeso con Valentine, deve rivendicare una morte che l’ha resa solitaria fin da piccola. Scontri umani, scontri tra macchine: una lotta per vivere e poter sopravvivere.

Macchine Mortali non ti permette di entrare nel proprio mondo. Non ne delinea i contorni, né traccia i fondamenti basici per fare in modo che lo spettatore scopra pian piano l’universo fantasy di Philip Reeve, facendo uso di quei termini narrativi che avrebbero reso possibile per il pubblico sentirsi gradualmente immerso nel mondo immaginario. Il coinvolgimento rimane sulla soglia del nulla, con una storia che comincia senza presentazioni, catapultando il pubblico in un futuro prossimo in cui non trova alcun appiglio per cui appassionarsi. Il non aver saputo presentare l’universo di Macchine Mortali rende perciò il film privo di significato, rendendo difficoltoso trovare problematiche o seriose le vicissitudini e i piani di conquista dei protagonisti, sentendo uscire dalla bocca di quest’ultimi fandonie quantistiche, descrizione di cadaveri rimaneggiati e riportati in vita e piani di salvataggio sempre più rocamboleschi.

L’indifferente futuro del film di Christian Rives

macchine mortaliChristian Rivers e gli sceneggiatori – e che sceneggiatori – non riescono a rendere plausibile una dimensione di pura fantasia, fattore assai pregnante in un racconto di città motorizzate che fagocitano paesini metallici più piccoli. Va da sé che il blockbuster risulti per l’intera sua durata distante, staccato in quei suoi tempi che devono ancora arrivare e in disarmonia con le caratteristiche che una saga dovrebbe possedere per poter permettere al prodotto di espandersi e prosperare. Una consapevolezza di cui il film potrebbe essere al corrente vista la propria chiusura: nessun finale aperto, nessuna intuizioni su future avventure. Che rispetti o meno l’attendibilità del libro da cui viene tratto, è una scelta curiosa se osservata in prospettiva dell’allargamento di un ulteriore capitolo.

Di frasi ad effetto e scelte registiche ingiustificate, da sottolineature rallenty a prevedibilità degli archi di sviluppo di ogni personaggio, l’apertura alla realtà di Macchine Mortali è ostacolata da alte mura, come quelle che vogliono essere abbattute nel film. Ma, che si riesca o meno a farle cadere, rimane del tutto indifferente.

Macchine Mortali è in sala dal 13 dicembre distribuito da Universal Pictures.

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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