Mafia Capitale, atto secondo: 44 arresti. In carcere politici di Pd e Forza Italia

E alla fine la seconda ondata arrivò. Questa mattina i Ros dei Carabinieri hanno eseguito 44 arresti (19 in carcere e 25 ai domiciliari) – nelle province di Roma, Rieti, Frosinone, L’Aquila, Catania e Enna – nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale.

Fonte: ansa.it

Fonte: ansa.it

Accanto al duo Buzzi e Carminati compaiono nomi di un certo peso. Tra quelli di particolare rilievo: Luca Gramazio, capogruppo prima del Pdl in Campidoglio e poi di Forza Italia alla Regione Lazio, indagato a piede libero già a dicembre (quando scoppiò il caso e lui si dimise) per associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e illecito finanziamento; Mirko Coratti, ex Presidente del consiglio comunale capitolino in quota Pd (dimesso), anche lui indagato a piede libero a dicembre per corruzione aggravata e illecito finanziamento; Giordano Tredicine, ex vicepresidente del consiglio comunale e vice coordinatore di Forza Italia per il Lazio; Massimo Caprari, consigliere comunale di maggioranza per il Centro Democratico e l’ex presidente del Municipio 10 (Ostia), Andrea Tassone (Pd).

In carcere è finito anche Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa della giunta Marino e consigliere del Pd, che aveva lasciato l’incarico appena venne iscritto nel registro degli indagati – sempre alla fine del 2014 – per corruzione aggravata e Angelo Scozzafava, ex capo dipartimento delle Politiche sociali del Campidoglio, indagato nella prima parte dell’inchiesta per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata.

Tra gli arrestati anche il sindaco di Castelnuovo di Porto, Fabio Stefoni; il Presidente della Commissione Patrimonio capitolina, Pierpaolo Pedetti (Pd) ed il direttore del Dipartimento Politiche Sociali della Regione, Guido Magrini.

L’elenco continua poi con soci e amministratori di “cooperative bianche”, aggiudicatarie di incarichi per gestire l’emergenza immigrati. Per fare un esempio, nella lista è finito anche l’ex segretario regionale della Lega Coop, Stefano Venditti.

Come scrive il settimanale l’Espresso: «Le indagini […] hanno permesso di acquisire ulteriori elementi sul metodo mafioso attuato dal clan Carminati, confermato anche dalle testimonianze rese da diversi imprenditori vittime. È questa un’altra grande sorpresa: la collaborazione di molte delle vittime del clan. Gli imprenditori chiamati nei mesi scorsi dagli investigatori non hanno negato di aver subito pressioni o violenza ed hanno parlato, facendo cadere lo strano di omertà che aveva avvolto molti altri».

Perquisizioni sono in corso in abitazioni e uffici di altri 21 indagati per gli stessi reati.buzzi2-620x372

LE ACCUSE.

Su Gramazio il procuratore aggiunto Michele Prestipino e i pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli fanno pendere l’accusa di aver messo a disposizione di Massimo Carminati le sue cariche istituzionali e di aver elaborato con l’associazione Mafia Capitale «le strategie di penetrazione nella Pubblica Amministrazione e di essere intervenuto direttamente e indirettamente nei diversi settori della pubblica amministrazione di interesse dell’associazione». I giudici sostanzialmente lo accusano di associazione mafiosa «in qualità di esponente della parte politica che interagiva, secondo uno schema tripartito, con la componente imprenditoriale e quella propriamente criminale».

I motivi dell’arresto invece di Mirko Coratti e del suo capo segreteria, Franco Figurelli, sarebbero l’aver ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l’assunzione di una persona gradita a Coratti stesso. In cambio, si parlerebbe di presunti piaceri fatti dall’ex Presidente alle cooperative di Salvatore Buzzi. In una famosa intercettazione il patron della 29 giugno dice: “Me sò comprato Coratti, lui sta con me”.

Per il gip Daniele Ozzimo doveva essere arrestato perché era al servizio di Buzzi. Insieme a lui sono suonate le manette anche per tutta la sua segreteria politica. Agli arresti domiciliari sono finiti infatti Angelo Marinelli e la sua assistente Brigidina Paone. I pm contestano a Ozzimo di aver ricevuto dal clan Carminati una continua “erogazione di utilità a contenuto patrimoniale, comprendente anche un’assunzione”, per le attività della coop 29 Giugno.

E’ andata male a Massimo Caprari, consigliere capogruppo di Centro Democratico: per lui ingresso in carcere per una presunta remunerazione costante e per l’assunzione di un amico.

Giordano Tredicine, invece, sembra che avesse un vero e proprio stipendio dalla banda criminale. Il gip, che per lui ha disposto i domiciliari, sostiene che ricevesse “continue erogazioni” di denaro. Il suo nome compare poi in un’intercettazione sempre tra Buzzi e Carminati: «Giordano s’è sposato con noi e noi semo felici de stà con lui. E’ un serio e poco chiacchierato nonostante faccia un milione di impicci».

Dall'alto: Giordano Tredicine, Daniele Ozzimo, Mirko Coratti e Luca Gramazio. Fonte: roma.corriere.it

Da in alto a sinistra: Giordano Tredicine, Daniele Ozzimo, Mirko Coratti e Luca Gramazio. Fonte: roma.corriere.it

Finito ai domiciliari anche Andrea Tassone, ex presidente Pd del Municipio di Ostia, costretto dal suo stesso partito a lasciare l’incarico dopo l’uscita sui giornali, già nel 2014, dei suoi rapporti con Buzzi. Per i magistrati l’ex minisindaco sembra che abbia ricevuto 30mila euro per favori vari sempre a Buzzi e Carminati, riguardo la gestione delle spiagge del litorale di Ostia.

A Pierpaolo Pedetti, Presidente della Commissione Patrimonio, viene imputato di essersi fatto comprare un appartamento “per il compimento di atti contrari ai suoi doveri di ufficio”. Gli atti in questione riguarderebbero, per la gran parte, l’emergenza abitativa, business giudicato dai pm interessante per Buzzi e la sua cooperativa 29 giugno.

Altro nome di un’arrestata, poco conosciuta ai non addetti ai lavori, è quello di Brigidina Paone. Ex candidata alle primarie Pd del 2007 nella lista «Sinistra e Sociale per Veltroni con Zingaretti», ex dipendente comunale andata in pensione, rientra a Palazzo Senatorio perché «assunta per chiamata diretta dalla Giunta Marino». La Paone è stata anche capo segreteria di Giancarlo D’Alessandro, ex assessore ai lavori pubblici della giunta Veltroni, occupandosi – a quanto sembrerebbe – del mondo delle cooperative edilizie. Gli investigatori, già nella prima parte dell’inchiesta, scrivono che è proprio lei il «soggetto funzionale alla presentazione e alla successiva approvazione di emendamenti in seno al Consiglio Comunale, per ottenere una riduzione dell’80% sul valore di vendita di alcuni immobili pubblici in dismissione, tra cui la sede della cooperativa 29 Giugno di via Pomona nr. 63, e di via del Frantoio, in Roma». L’operazione, però, spiega Buzzi in un’intercettazione «c’ha un prezzo». «Il prezzo è la figlia della Paone che ce chiamerà», per rientrare in Campidoglio.

PERQUISIZIONI ALLA “CASCINA”.

«Non solo politica – scrive La Repubblica – Ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini. Arrestati anche Domenico Cammissa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita e Francesco Ferrara, tutti manager della cooperativa “La Cascina” vicina al mondo cattolico, perquisita stamattina dai carabinieri. Per Ferrara è stato disposto il carcere, mentre nei confronti degli altri tre sono scattati i domiciliari. Secondo il Gip, Luca Odevaine, avrebbe ricevuto dai quattro “la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014”. Inoltre la coop bianca “di concerto” con quelle rosse di Buzzi avrebbe “turbato una gara per l’individuazione dei centri in cui accogliere 1278 migranti già presenti a Roma e altri 800 in arrivo”».

Coinvolto anche Tiziano Zuccolo, presidente della Domus Caritatis.

L’ELENCO DEGLI ARRESTATI:

 

Gerardo Addeo
Tommaso Addeo
Gaetano Altamura
Claudio Bolla
Stefano Bravo
Marco Bruera
Emanuela Bugitti, detenuta agli arresti domiciliari
Salvatore Buzzi (già in custodia cautelare in carcere)

Claudio Caldarelli, detenuto
Domenico Cammisa
Massimo Caprari
Massimo Carminati (già in custodia cautelare in carcere)
Nadia Cerrito (già in custodia cautelare in carcere)
Pierina Chiaravalle detta “Piera”, detenuta agli arresti domiciliari
Mario Cola
Sandro Coltellacci, detenuto agli arresti domiciliari
Mirko Coratti
Santino Dei Giudici
Paolo di Ninno (già in custodia cautelare in carcere)
Antonio Esposito
Francesco Ferrara
Franco Figurelli
Emilio Gammuto (già in custodia cautelare in carcere)
Alessandra Garrone (già in custodia cautelare in carcere)
Luca Gramazio

Carlo Maria Guarany (già in custodia cautelare in carcere)
Guido Magrini
Angelo Marinelli
Salvatore Menolascina
Mario

Monge
Michele Nacamulli
Daniele Ozzimo
Brigidina Paone detta “Dina”
Carmelo Parabita
Pierpaolo Pedetti
Daniele Pulcini
Angelo Scozzafava
Paolo Solvi
Fabio Stefoni
Andrea Tassone
Fabrizio Franco Testa (già in custodia cautelare in carcere)
Giordano Tredicine
Stefano Venditti
Tiziano Zuccolo

LE REAZIONI.

Le reazioni non sono tardate ad arrivare.

Ignazio Marino. Fonte: centronline.it

Ignazio Marino. Fonte: centronline.it

Partendo dall’ “ambito politico”, troviamo proprio il sindaco Marino che – parlando a nome di tutta l’amministrazione capitolina – scrive sulla sua pagina Facebook: «Orgogliosi del nostro lavoro per cambiare la città e del lavoro di Pignatone per chiudere con un passato di illegalità».

All’attacco della giunta e della maggioranza, invece, va Marcello De Vito – capogruppo del Movimento 5 Stelle comunale – che ai microfoni di Wild Italy sottolinea come: «Già dallo scoppio dell’inchiesta il Movimento 5 Stelle chiede lo scioglimento di Roma Capitale per infiltrazioni mafiose. Non lo stabiliamo noi ma l’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali che evidenzia chiaramente come il Prefetto – se sussistono forti indizi di radicamento mafioso nel comune – possa scioglierlo».

«Quello che però noi abbiamo chiesto – continua il consigliere pentastellato – è che alla luce di quanto sta emergendo, in base agli arresti che ci sono stati già questa mattina, il sindaco si dimetta immediatamente. Questa indagine sta dimostrando che non c’è solo un coinvolgimento della precedente giunta (quella Alemanno) ma anche di molti esponenti importanti di questa maggioranza. Riteniamo quindi che ci sia, se non in modo diretto, una responsabilità politica del primo cittadino di Roma».

Di poche parole Ignazio Cozzoli Poli, consigliere di Forza Italia: «Dobbiamo recuperare la serenità – ci confida – e tentare di recuperare il senso delle istituzioni. Se non altro – aggiunge – perché è ancora tutto in corso».

Lirio Abbate, giornalista de l’Espresso e autore di Re di Roma (edizioni Chiarelettere), raggiunto telefonicamente commenta a caldo così quanto successo questa mattina: «E’ il proseguimento di un’indagine molto importante e che mira, questa volta, anche verso dipendenti comunali e regionali che si sono fatti corrompere da un clan – di fatto – mafioso. Spero che adesso i cittadini e gli “intellettuali” romani capiscano che in città c’è la Mafia. Punto».

Enzo Ciconte. Fonte: saperedemocratico.it

Enzo Ciconte. Fonte: saperedemocratico.it

Amara la constatazione di Enzo Ciconte, professore universitario e consulente della commissione parlamentare antimafia: «Viene scoperchiata una pentola molto pesante dove ci sono, insieme, corruzione, rapporti con la politica e con organizzazioni criminali, uso disinvolto di soldi che riguardavano l’emergenza immigrati e le questioni sociali. E’ una tristezza vedere che ci sono rappresentanti delle istituzioni che sono invischiati in questa vicenda. E’ il fallimento della politica».

Otello Lupacchini, sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Roma e giudice istruttore di quella operazione che, nell’aprile del 1993, ha sgominato la Banda della Magliana, non ha dubbi: «Siamo agli effetti valanga di un’inchiesta cominciata con un primo smottamento e che ora continua a precipitare verso valle con effetti devastanti sulla credibilità sia della politica sia di istituzioni come Comune di Roma e Regione Lazio. Abbiamo la prova lampante di un’infiltrazione ormai devastante della criminalità nella politica».

«Io – spiega il magistrato – per anni mi sono occupato di criminalità organizzata rispetto a situazioni nelle quali essa era uno strumento in mano agli apparati. Oggi la sensazione, al di là di quelle che potranno essere poi le vicende giudiziarie dei provvedimenti restrittivi appena eseguiti o di quelli che vennero adottati il 2 dicembre scorso, è che stiamo arrivando al rovesciamento di quel rapporto: sembra sia ormai la criminalità a signoreggiare gli apparati. Guardando la Capitale oggi, si potrebbe ripetere con Giugurta, ormai “Città vile, ormai pronta a perire, sino a che qualcuno non ti compra”».

LEGGI L’ORDINANZA DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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