Mafia, Ue: mezza Europa non rispetta norma su confisca dei beni. Italia docet.

È stata resa nota oggi la relazione annuale della Commissione Europea in merito alla messa in atto delle norme, accordate nel 2006, sulla confisca dei beni nell’ambito della criminalità organizzata. Benchè, come già detto, il trattato risalga a 4 anni fà, più di mezza europa, 14 stati su 27, non ha ancora messo in vigore tali norme. Fra questi (avevate dubbi?) è presente anche l’Italia.

Nella relazione si legge che le organizzazioni criminali approfittano delle frontiere aperte all’interno dell’UE per trasferire da un paese all’altro beni rubati o merci illegali. La confisca è uno strumento prezioso per porre fine a questa pratica; nonostante questo, però, sebbene il termine per l’attuazione delle misure fosse il 24 novembre 2008, sette paesi hanno comunicato alla Commissione che il processo legislativo (fra cui l’Italia ndr) era ancora in corso, mentre gli altri sette non hanno fornito informazioni.
La norma, in parole povere, permette che, se uno stato chiede la confisca di beni per tot milioni di euro ad un altro stato membro dell’Ue, quest’ultimo, senza il bisogno di complesse formalità, prende carico della richiesta ed effettua il sequestro. Nella norma esistono però dei motivi per il quale il paese che riceve la richiesta può rifiutarsi di eseguirla, quale la violazione del principio del ne bis in idem (essere giudicati due volte per lo stesso reato) o ritardi particolarmente lunghi tra il verificarsi dei fatti e la condanna definitiva. Nonostante questo, però, tutti i paesi tranne tre (Irlanda, Portogallo e Paesi Bassi1) hanno addotto ulteriori ragioni per rifiutare di eseguire le decisioni di confisca di altri paesi. Ed è quindi ovvio che, in questo modo, la normativa non ha gran motivo di esistere.

A questo punto ci si può chiedere se l’Europa possa o meno intervenire per sanzionare i paesi “cattivi”. Per un periodo di transizione che terminerà nel 2014, la Commissione non potrà ricorrere alle procedure previste per garantire che gli Stati membri attuino le norme in questione. Il motivo della transizione è quello dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che permetterà alla Commissione di prendere provvedimenti anche in materia di giustizia nei confronti degli stati membri. Fin ora, senza il trattato, le normative poste erano per lo più delle tracce da seguire, che, una volta adottate, potevano essere modificate come meglio si credeva da ogni singolo stato.

Si aggiunge quindi anche questa norma alla coda delle regole imposte dalla Comunità Europea che l’Italia deve ancora decretare e fare proprie come quella sulla corruzione.
Tutto questo, è chiaro, in barba ai tanti sbraitamenti dei trombettieri di governo che continuano a dire che questo è “l’esecutivo che ha fatto più di tutti nella storia del paese contro la criminalità organizzata“. Qualcuno gli faccia presente questa relazione, grazie!

GIAMPAOLO ROSSI
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Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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