Malaroma, la “Mafia Capitale”

La tempesta perfetta. Questa è l’immagine evocata da più parti dopo che questa mattina i Carabinieri del Ros hanno arrestato l’ex membro dei Nar e della Banda della Magliana, Massimo Carminati, e altre 37 persone. 29 in tutto sono i soggetti già finiti in carcere mentre per gli altri 8 sono sono scattati i domiciliari.

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Massimo Carminati

L’accusa è di quelle pesanti: “associazione di stampo mafioso” (articolo 416 bis del codice penale).

Soddisfatto dell’arresto l’avvocato Libero Mancuso, ex Presidente della Corte d’assise di Bologna ed ex magistrato che si è occupato di casi quali la P2 (con lui depose Gelli), le Brigate Rosse, la strage alla stazione di Bologna del 1980 e di quella dell’Italicus e i neofascisti dei NAR. «Era ora – commenta – Carminati era uno dei membri più autorevoli della Banda della Magliana sia a Roma che fuori dalla città. La storia è nota. Era un personaggio molto potente. L’indagine dovrà secondo me essere molto approfondita per capire gli agganci di cui disponeva. Per farla franca tutto questo tempo…»

GLI ARRESTI. Al centro dell’indagine “Mondo di mezzo” – durata oltre due anni – un’organizzazione criminale radicata nella Capitale e facente capo proprio all’ex estremista nero, con ramificazioni nel tessuto imprenditoriale politico e istituzionale. L’obiettivo della “banda” era di sviluppare un sistema corruttivo in grado di pilotare assegnazioni di appalti e finanziamenti pubblici del Comune di Roma, delle sue municipalizzate e che arrivava fino al business dell’accoglienza degli immigrati.

In manette sono finiti anche l’ex amministratore delegato di Eur spa, Riccardo Mancini e l’ex presidente di Ama, Franco Panzironi. I pm pensano che i soggetti in questione siano “pubblici ufficiali a libro paga che forniscono all’organizzazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti”. Da sottolineare come Mancini, ex Nar anche lui, alla fine degli anni ’80 sia stato condannato dalla Corte d’Assise a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Pochi anni fa è stato invece accusato di concussione e corruzione nell’ambito dell’inchiesta su una presunta mazzetta da 800mila euro versata da Breda Menarini per l’appalto relativo alla fornitura di 45 autobus al Comune di Roma.

Guai anche per Luca Odevaine, ex capo di gabinetto della giunta Veltroni e ora direttore extradipartimentale di polizia e Protezione civile della Provincia di Roma.

GLI INDAGATI. Un centinaio, invece, gli indagati, ai quali il Procuratore Pignatone e gli inquirenti contestano – oltre al 416 bis – vari reati: usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altro ancora. Sono stati inoltre sequestrati beni per un importo complessivo di 200 milioni di euro, in particolare a Carminati, che è risultato di fatto proprietario di immobili e attività commerciali intestati a prestanome.

Tra i nomi “eccellenti”, figurano quelli di Gennaro Mokbel e Salvatore Forlenza, nei confronti dei quali il giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta di misura cautelare, confermando la loro iscrizione negli atti del procedimento.

Campidoglio - Incontro tra il ministro Profumo e il sindaco Alemanno per la firma del protocollo d'intesa sull'utilizzo dei beni confiscati alla criminalita' organizzata a RomaNella lista degli indagati spunta anche l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, al quale vengono contestati i reati di associazione di stampo mafioso e corruzione aggravata. Il leader di Prima l’Italia si è subito affrettato a dichiarare: “Chi mi conosce sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza. Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della  magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti”.

Nel caso dell’ex inquilino di Palazzo Senatorio, il gip ipotizza un collegamento tra il clan mafioso e il suo mandato amministrativo. Si parla di soldi destinati alla campagna elettorale del genero di Pino Rauti o che sono serviti da “compenso” per intervenire nell’assestamento di bilancio 2013/2014. Il “burattinaio” di tutta l’operazione sarebbe Salvatore Buzzi, braccio destro di Carminati e gestore di diverse cooperative che a Roma si occupano dei settori più vari: dai rifiuti alla manutenzione del verde, fino all’accoglienza di profughi e rifugiati.

Sarebbero tre i “favori” garantiti ad Alemanno: soldi per le cene elettorali, sèguito per la campagna elettorale e “ricerca di consenso elettorale” in previsione delle elezioni europee. Il Fatto Quotidiano entra nel dettaglio: «Parlando con un altro indagato, Buzzi riferisce di “un pagamento di 75.000 euro per cene elettorali a favore di Alemanno” fatte arrivare alla Fondazione Nuova Italia, di cui l’ex sindaco è presidente, si legge nell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal gip Flavia Costantini. È ancora Buzzi a recuperare “50 uomini per formare una claque elettorale da utilizzare nel corso della campagna elettorale di Alemanno”. Sempre Buzzi parla di una ricerca di consenso elettorale per la candidatura di Alemanno alle elezioni europee, effettuata attraverso personaggi da lui definiti “amici del sud”. Sforzi risultati vani, perché alla fine l’ex primo cittadino non conquisterà il seggio».

Sotto inchiesta, in seguito a perquisizioni avvenute sempre in giornata negli uffici del Campidoglio e della Regione Lazio, sono finiti anche: Luca Gramazio, consigliere regionale e capogruppo di Forza Italia; Eugenio Patanè, omologo di Gramazio ma del gruppo Pd e Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea capitolina sempre per i democrat.

Daniele Ozzimo e Ignazio Marino

Daniele Ozzimo e Ignazio Marino

Neanche la giunta di Ignazio Marino è rimasta immune dallo “tsunami” giudiziario. L’assessore alla Casa, Daniele Ozzimo, dopo aver saputo della sua iscrizione nel registro degli indagati ha subito rassegnato le dimissioni dal proprio incarico, affermando: «Sono estraneo ai fatti ma per senso di responsabilità rimetto il mio mandato».

LE REAZIONI. Enzo Ciconte, professore universitario e consulente della commissione parlamentare antimafia, ha le idee molto chiare sull’intera vicenda. Raggiunto telefonicamente dai nostri microfoni, non usa mezzi termini: «Il problema è che ci troviamo di fronte a una realtà, ad una prospettazione che ha una sua forza. Il documento giudiziario dice una cosa: qui noi siamo in presenza di una mafia che è nata a Roma e non è composta dai classici mafiosi siciliani o calabresi. Siamo di fronte ad un’organizzazione mafiosa perché usa il metodo mafioso, e da qui l’indicazione del 416 bis, formata in gran parte da personaggi romani, al capo della quale c’è questo Massimo Carminati, che è un uomo politico (visto che ha cominciato facendo politica nei Nar) ed è collegato con la Banda della Magliana. L’humus politico-criminale, quindi, sta tutto qui, nel mondo della destra eversiva-reazionaria che poi ha determinato e contribuito ad eleggere Alemanno».

«Questa struttura – continua Ciconte – come dice lo stesso Carminati, fa parte del “mondo di mezzo”: c’è un mondo che sta più in alto, uno che sta più in basso ed entrambi devo avere rapporti con quello di mezzo (formato da lui e dagli altri). Sono loro che gestiscono gli affari, gli appalti e i rapporti con la politica bipartisan».

«È un’indagine che non ha precedenti nella storia giudiziaria della Capitale – scrive Lirio Abbate, dalle colonne del settimanale l’Espresso – da cui emerge che Roma non è una città, ma un intreccio di traffici e intrallazzi, delitti e truffe, su cui si è imposta una cupola nera. Invisibile ma potentissima, ha preso il controllo di Roma. Trasformando la metropoli nel laboratorio di una nuova forma di mafia, comandata da estremisti di destra di due generazioni, con la complicità di uomini della sinistra».

Come diceva Woody Allen in “Io e Annie”: «I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale». Già.

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


'Malaroma, la “Mafia Capitale”' have 7 comments

  1. 6 dicembre 2014 @ 11:58 am nessuno20

    Ho ketto quanto è stato detto a ROMA della “gestione” – Quello che, a me, appare NON completo … Il mancato riferimento della stesura deii contratti; da chi fatti e dei vari Uffici Legali.!!! … Responsabili della applicazione delle regole.!!! …


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