Mancata sfiducia per “Don” Saverio Romano

Avevate dubbi? Qualcuno aveva anche solo osato pensare che un Ministro della Repubblica italiana venisse sfiduciato se non altro per essere imputato di concorso esterno in associazione mafiosa? Suvvia, non siamo mica in un paese normale.

Oggi, in parlamento, c’è stato l’ennesimo teatrino della Casta. Una mozione di sfiducia nei confronti del Ministro per le Politiche Agricole, Saverio Romano, è stata respinta con 315 voti a sfavore e 294 sì. E’ ovvio che non stiamo parlando di impunità (non pende alcuna richiesta d’arresto, per ora, sulla sua testa), ma di accuse pesantissime. Si potrebbe sostenere che, la sfiducia di un Ministro, dovrebbe essere richiesta quando quest’ultimo non adempie alle sue funzioni ministeriali e basta; il resto non dovrebbe importare.

Resta però il fatto che un pentito di Cosa Nostra continui a sostenere che il duo formato da Cuffaro – il quale è stato condannato in via definitiva a 7 anni di carcere – e Romano era “legatissimo” ai boss di Villabate Nicola e Nino Mandalà. Si parla di rapporti illeciti. Questa però è solo la punta dell’iceberg perché sul groppone di Romano pesano altri 3 pentiti, 3 testimoni e un’informativa della polizia contenente decine di pagine di intercettazioni.

Non parliamo di briciole. Nella richiesta di rinvio a giudizio per il Ministro si legge che egli ha ”consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell’associazione mafiosa Cosa Nostra […] Intrattenendo, anche al fine della ricerca dell’acquisizione di sostegno elettorale rapporti diretti o mediati con numerosi esponenti di spicco” dell’organizzazione mafiosa, tra cui Angelo Siino, allora definito ”ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra”, a cui Romano nel 2001 chiese sostegno elettorale per Cuffaro, quell’anno candidato governatore in Sicilia (successivamente eletto con un plebiscito).

E non finisce qui, perché – sempre secondo l’accusa – il Ministro avrebbe pure intrattenuto rapporti con i medici Giuseppe Guttadauro, Domenico Miceli e Salvatore Aragona (tutti condannati per reati collegati alle suddette organizzazioni criminali) e i presunti mafiosi Antonino Mandala’, Francesco Campanella e Nicola Notaro, ”mettendo a disposizione di Cosa Nostra il proprio ruolo cosi’ contribuendo alla realizzazione del programma criminoso tendente all’acquisizione di poteri di influenza sull’operato di organismi politici e amministrativi”.

Capite che non si parla di frivolezze o di sciocchezuole. Altro che bunga bunga. Qui c’è la mafia. Guttadauro, per darvi un’idea, è considerato il capomafia di Brancaccio, non il sacrestano del paesino siculo. Eppure queste accuse ricadono su un Ministro il cui ruolo oggi è stato salvato anche dalla frangia politica di riferimento di colui che viene considerato come il Ministro che ha arrestato più boss mafiosi di chiunque altro: Bobo Maroni. La Lega Nord, che odia tanto i mafiosi, oggi ne ha salvato uno presunto.

Non vogliamo fare i giustizialisti, ma queste sono accuse gravi a cui uno può e deve rispondere solo in tribunale, e non può permettersi di andare in parlamento, negli scranni più alti di Montecitorio, e parlare di “ordine giudiziario che ormai ha soverchiato il Parlamento e ne vuole condizionare le scelte“. Ma come si permette di insultare l’ordine giudiziario e di infangare l’istituzione che rappresenta? Pure Napolitano aveva espresso tempo fa i suoi dubbi sulla sua nomina – ma che prontamente firmò ed accettò 45 secondi dopo – e nessuno dice nulla.

Li odio, mi fanno schifo tutti… dal primo all’ultimo. Compresi quei leghisti finto-garantisti!

AGGIORNAMENTO 17/07/12: La procura di Palermo ha assolto Saverio Romano dall’accusa di Conscorso Esterno per insufficienza di prove.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross(at)katamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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