Marcello Dell’Utri. Storia di un mafioso italiano

Come penso saprete tutti, il 17 settembre – dopo la pausa estiva – è ripreso il processo d’appello a Marcello Dell’Utri (ex segretario di Berlusconi e fondatore, tra gli altri, di Forza Italia) condannato in primo grado a 9 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Fra le altre condanne, l’attuale senatore del Pdl, ne annovera anche una per false fatture e frode fiscale (2 anni e 3 mesi. Le circostanze ve le chiarirò dopo) e un’altra di 2 anni per tentata estorsione (derubricata, in seguito a “minaccia aggravata” e quindi caduta in prescrizione).

Ma chi è veramente quest’uomo? Per rispondere a questo interrogativo, non posso non raccontarvi la sua storia, che – come capirete successivamente – si intreccia con il nostro Premier.

Nato a Palermo l’11 settembre 1941, si trasferisce – poco più che ventenne – a Milano per studiare Legge presso l’Università Statale. Lì succede il miracolo: incontra Silvio Berlusconi (il quale stranamente studiava anche lui Legge) ed è subito colpo di fulmine. Marcello diventa il segretario di Berlusconi

Nel 1965 lascia il capoluogo lombardo per andare a Roma a dirigere il centro sportivo Elis (di proprietà dell’Opus Dei). Due anni dopo si trasferisce a Palermo per svolgere la stessa mansione, stavolta collegata all’Athletic Club Bacigalupo. Ed è proprio lì, che Dell’Utri afferma di aver incontrato Vittorio Mangano (giovane mafioso in erba) e Gaetano Cinà (un’altro della stessa risma che – come copertura – gestiva una lavanderia nel cenro di Palermo ed era imparentato con i maggiori capi mafiosi di quegli anni). Dell’Utri dice di aver notato Mangano “perchè tirava le righe del campo con il gesso” (e vi ho detto tutto!)

Nel 1970 cambia due o tre volte lavoro (nel settore bancario), da semplice impiegato alla Cassa di Risparmio delle Province Siciliane, alla direzione generale della Sicilcassa.

Quattro anni dopo, Berlusconi – che aveva appena acquistato Villa Casati Stampa (Villa di Arcore) ad un prezzo irrisorio (500 milioni considerando tutti i quadri di valore e i terreni immensi che la circondano) da un’orfana minorenne, Annamaria Casati Stampa i cui genitori erano morti in un incidente stradale e a cui gli avevano affidato un tutore (Cesare Previti) chiede a Dell’Utri di licenziarsi dal suo impiego e di ritornare ad essere il suo segretario. Marcello lascia tutto e segue Silvio, in questa nuova avventura.

Prima di tutto, quando comprate una casa nuova, chi ingaggiate? La risposta lapalissiana, sarebbe: elettricisti, muratori, tappezzieri; no? Invece il braccio destro di Berlusconi, si mette in testa di voler assumere subito un fattore, per tenere a bada i cavalli imbizzarriti.

Partono dunque le selezioni. In tutta la Brianza (zona prettamente agricola) non c’è una sola persona che voglia lavorare per Berlusconi. Il buon Marcello quindi vaga disperatamente da una regione all’altra della Penisola, fino a quando approda nella sua natia Sicilia e a Palermo trova finalmente qualcuno che si vuole assumere questo incarico: è Vittorio Mangano, già arrestato svariate volte e che in quegli anni (secondo quanto detto da Paolo Borsellino in una delle sue ultime interviste) era solito inviare teste di cane o cavallo mozzate (stile “Il Padrino”) ai primari delle cliniche che non gli pagavano il pizzo. Dell’Utri affermò in seguito, di non essere a conoscenza di ciò che vi ho appena detto.

Berlusconi dirà di averlo scelto dopo aver visionato una schiera di candidati (mi immagino gli altri, come potevano essere…). L’assunzione comunque – secondo il Tribunale di Palermo che ha condannato Dell’Utri per mafia (la condanna di cui vi parlavo all’inizio) – fu resa operativa dopo un vertice, al quale, insieme a “Gianni e Pinotto”, erano presenti anche i boss Bontate e Teresi.

Mangano però, non si può dire che sia proprio un fattore: porta Berlusconi al lavoro, accompagna i suoi figli a scuola, cena con lui insieme alla sua famiglia – che ha provveduto a portarsi dalla Sicilia. Insomma è una sorta di guardia del corpo, mandata da Cosa Nostra per tenerlo d’occhio.

Con il passare del tempo, spariscono degli oggetti di valore dalla villa, ma il Cavaliere e Dell’Utri non sospettano nulla, arrivano degli strani figuri che, secondo le deposizioni dei pentiti di mafia, sono latitanti ospitati da Mangano alla Villa di Arcore. Interrogato dai giudici, Dell’Utri raccontò che erano “persone a cui era meglio non fare domande” (immaginatevi le facce…)

Una sera, sparisce anche il miglior amico di Berlusconi – il Principe D’Angerio, che non è per niente nobile, è un pallonaro come tanti altri – il quale viene rapito appena fuori dalla villa. I sequestratori però – causa nebbia – vanno a sbattere contro un albero. D’Angerio riesce a liberarsi e corre a denunciare il fatto.

Le indagini condotte dai carabinieri, fanno emergere un particolare piuttosto inquietante: l’ideatore del sequestro è proprio Mangano! Ma come al solito il Premier e Marcello non si scompongono e si terranno il loro “stalliere” per altri due anni.

Se lo terranno anche se ha un piccolo vizietto: ogni tanto andava nelle altre case di Berlusconi e piazzava uan bomba…così…per diletto… Infatti è il 1975 quando esplode un ordigno contro la sua abitazione in Via Rovani a Milano di cui Silvio non fa cenno alle autorità giudiziarie.

Un anno dopo Mangano se ne va e un giornale locale scrive che il Premier ospita un mafioso in casa sua. Leggendolo, Vittorio va da Dell’Utri e rassegnarli le sue dimissioni per salvaguardare il Cavaliere. Marcello però tenta di trattenerlo, non vuole che se ne vada…affermerà il contrario sotto processo dicendo che lui e Berlusconi l’avevano cacciato.

Mangano si stabilisce all’hotel Duca di York dal quale gestirà traffici di droga e di riciclaggio per i quali è stato condannato al processo Spatola e al maxiprocesso portato avanti da Falcone e Borsellino.

Lo stesso anno, Antonino Calderone – boss catanese di Cosa Nostra – festeggia il suo compleanno in un ristorante milanese “Le Colline Pistoiesi”, con vari mafiosi più o meno famosi. All’allegra festicciola naturalmente non può mancare il buon Marcello accompagnato da Vittorio. Dell’Utri affermò che aveva partecipato “per il timore che nutrivo verso Mangano” e disse senza ombra di dubbio che non gli erano stati presentati i commensali. Si era infiltrato solo per scroccare un pezzo di torta e se la stava mangiando in disparte…poverino…ve lo immaginate?

E’ il 1977, quando Dell’Utri lascia Berlusconi ed Arcore: vuole fare il dirigente Fininvest ma Silvio non vuole. Se ne va quindi sbattendo la porta per approfondire i suoi studi di Teologia (è un bibliofilo talmente esperto che nel 2007 compra i diari di Mussolini, che verranno giudicati dal Times completamente falsi). Successivamente opterà per un impiego offertogli da un amico di Cinà, Filippo Rapisarda legato anche lui con mafiosi di grosso calibro.

Diventa amministratore delegato della Bresciano Costruzioni, il fratello (Alberto Dell’Utri) invece della Venchi Unica (facente capo sempre a Rapisarda). Naturalmente falliranno tutti e due in poco tempo. Alberto finisce in galera, mentre Marcello rimane a piede libero.

Nel febbraio del 1980 la Criminalpol milanese intercetta – nell’ambito di una indagine di droga – una telefonata fra Dell’Utri e Mangano, il quale gli dice che ha “un affare” da proporgli “per il suo cavallo”. Marcello gli risponde che, per il cavallo in questione, servono i “piccioli” (soldi). Vittorio allora replica dicendogli di chiederli “al suo principale” ma il senatore gli dice che “quello non sura”(non sgancia). Paolo Borsellino – racconterà nella sua ultima intervista ad alcuni giornalisti francesi – che Mangano parlava di “cavalli” anche con altri mafiosi e che era stato appurato che si riferisse a partite di eroina. E quando i giudici chiedono a Marcello cosa ci facesse a colloquio con quel mafioso, Marcello gli risponde che “mi faceva paura la sua personalità criminale”.

In aprile si sposa a Londra Jimmy Fauci, pregiudicato siciliano amico dei boss, che gestisce il traffico di droga tra Gran Bretagna, Canada e Italia. Fra gli invitati alle nozze, figurano boss mafiosi come Teresi oltre a Gaetano Cinà. A un tale evento mondano, chi è che non poteva mancare? Avete indovinato, era presente anche Dell’Utri. A questo punto i giudici gli chiedono che cosa ci facesse alle nozze di un mafioso a Londra, (visto che non è che ci si capita per caso) e lui – candido come un angelo – risponde che si trovava in città per una mostra dei Vichinghi. E chi incontra in quella mostra? Proprio Cinà, che lo costringe ad andare al matrimonio. Inoltre ci tiene a precisare che “lo sposo non mi fu presentato, non lo conoscevo”.

Un mese dopo, Mangano viene arrestato su ordine preciso di Giovanni Falcone per droga e mafia. Viene condannato a 11 anni di reclusione.

Tra il ‘75 e l’83 affluiranno nelle casse della Finivest ben 113 miliardi di lire (di provenienza ignota) che Berlusconi si guarderà bene di spiegare agli inquirenti. Proprio nel 1983 Berlusconi promuove Marcello a Presidente di Publitalia (grazie alla sua bancarotta fraudolenta. Questa sì che è meritocrazia).

Nel 1986, scoppia un’altra bomba, sempre contro il palazzo di Via Rovani. Berlusconi, confesserà ai carabinieri di sospettare Mangano (che in realtà era ancora in prigione). Ne parla anche con Marcello, il quale chiama subito Cinà per saperne di più. Convocato a Milano, riesce a sapere che Vittorio sta ancora scontando i suoi anni di reclusione. Tranquillizza dunque Silvio: “Tanino (Cinà) mi ha detto che è assolutamente (Mangano) da escludere. C’è da stare tranquillissimi”.

Il pentito Antonino Galliano – vicino a Cinà – affermerà che l’attentato fu opera degli uomini catanesi di comune accordo con Riina, per poter agganciare Craxi tramite Silvio,prima delle elezioni dell’ 87, quando la mafia passerà a votare il Psi, tradendo la Dc che non aveva bloccato il maxi processo di Falcone e Borsellino.

Nel 1992 – l’ex senatore del Pri e Presidente della Pallacanestro Trapani – Vincenzo Garaffa, riceve la visita del boss Virga, il quale gli dice “mi manda Dell’Utri” (per riscuotere un credito in nero preteso da Marcello per una sponsorizzazione di Publitalia).

Nel 1993, dopo l’assassinio di Falcone e diversi attentati in giro per l’Italia, Provenzano stringe un patto con Dell’Utri: fine degli attentati e delle stragi, in cambio dell’alleggerimento della pressione giudiziaria, dei sequestri dei beni e della legge sui pentiti.

Nel novembre dello stesso anno, Dell’Utri incontra altre due volte Mangano. Quando i giudici gli chiedono come mai avesse incontrato un mafioso pluricondannato che ha partecipato alle decisionei delle stragi, in qualità di “reggente” della famiglia di Porta Nuova. Marcello risponde che Mangano gli aveva parlato “dei suoi problemi di salute”.

Domanda: ma Dell’Utri non era laureato in Legge? Mistero….

MATTEO MARINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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