Maroni e Spartà all’Insubria: lezione di comunicazione e politica. Siamo sicuri?

Martedì pomeriggio (12 marzo 2012, ndr.) l’Università dell’Insubria di Varese si è tinta di verde, con l’intervento dell’onorevole Roberto Maroni al corso in giornalismo tenuto dal giornalista Gianni Spartà, nell’ambito del percorso di Laurea in Scienze della Comunicazione.

Quella che avrebbe dovuto essere una lezione sulla comunicazione e la politica si è trasformata in realtà in un excursus sulla storia della Lega Nord, con qualche sfumatura ironica, senza lesinare su qualche nota polemica. Dai manifesti alle scritte sui muri, dall’esperienza di radio Varese alle copertine dei giornali, fino alla satira: l’ex Ministro ha illustrato i punti salienti della comunicazione di partito, sottolineando come la Lega abbia «inventato un nuovo linguaggio».

Scarsi i riferimenti alla politica dei social network e alla televisione, cassata velocemente come «lo strumento di comunicazione per eccellenza. Uno strumento importante di comunicazione e convincimento, un tema così complesso che spero – ha incalzato con queste parole l’amico Gianni Spartà – di essere invitato un’altra volta per parlarne nello specifico».

Abbondanti, invece, i richiami più o meno espliciti a una filosofia che sembra esaltare il vecchio proverbio tanto abusato “bene o male, l’importante è che se ne parli”, ben rappresentato dalla Lega, soprattutto quella di Lotta, come viene definita nel suo ruolo all’opposizione. Quella stessa Lega che da sempre è stata tacciata di xenofobia e razzismo, quando in realtà si trattava di «una forte identità territoriale come atteggiamento positivo di tutela degli interessi di chi vive in un dato territorio». «È solo un pregiudizio – ha spiegato l’esponente di spicco della Lega – sulla quale noi in realtà ci abbiamo anche marciato». Invitato poi da uno studente a tornare sull’argomento, ha replicato: «C’è il cervello, c’è il cuore e c’è la pancia della Lega. È molto complesso tenere insieme tutto questo. Non è tutto o bianco o nero. Noi spesso abbiamo esagerato, però dall’altro lato c’è un atteggiamento che tende a focalizzarsi su certi dettagli e a perdere il resto (e su questo non gli si può certo dare torto, ndr.)».

Nonostante i toni forse un po’ troppo celebrativi e agiografici, l’ex Ministro, attraverso un’analisi della sua esperienza personale, ha toccato per lo meno anche alcuni aspetti interessanti della politica, quali la passione e i principi di democrazia e libera espressione, che nessuno dovrebbe considerare scontati nella quotidianità del nostro Bel Paese.

«È la passione che conta, è quello che fa muovere il mondo. Io mi diverto ancora. Quando non mi divertirò più, cercherò di fare qualche altra cosa. […] E quando penso che una cosa sia sbagliata, lo dico. Sono stato abituato così. E la Lega è un partito fondato su questi principi: c’è sempre qualcuno che decide. L’importante è che il dissenso e il senso critico non vengano mai soffocati».

Una nota importante è quella sulladistinzione fra comunicazione politica partitica e comunicazione istituzionale. Maroni ha spiegato coma da Ministro il suo compito fosse quello di realizzare il programma della Lega all’interno del programma dell’esecutivo, conciliando al Lega di Lotta con la Lega di Governo. «Poi, comunicare si comunica in modo diverso – ha precisato». «Non si parla più ad una platea indistinta, la comunicazione anzi diventa meno importante. Un buon Ministro, un buon Sindaco, deve far parlare i fatti».

Maroni, infine, si è congedato con una frase laconica, capace di riassumere pienamente la sua lezione in cattedra: «L’importante nella vita è esagerare».

Un incontro, insomma, all’insegna delle massime personali e partitiche e in misura assai minore della formazione e della comunicazione politica.

Cosa ne penseranno dunque gli studenti?

MARCO BARUFFATO

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