Maru

Maru, l’ukulele e il suono leggero delle piccole cose

MaruMaru, giovane cantautrice siciliana presenta il suo primo album in studio dal titolo omonimo.

Un folk-pop giovane e dai toni freschi: chitarre acustiche, tastiere, ukulele e qualche percussione, tanto basta a Maru per portare alla luce la sua creatività e questo sound molto particolare, affine alla scuola cantautorale del nostro paese, eppure quasi in contrasto.

Traccia dopo traccia si scopre una leggerezza compositiva quasi da bambina, ma non per questo scontata o senza spessore anzi! Maru ci regala questo sound delle piccole cose che riesce a inquadrare la narrazione in una cornice unica e particolare.

Apre il disco Zerotresettedue, inizio leggero che lascia il grosso del lavoro alla voce. Interessante questo timbro vocale piuttosto acido che sembra dare un tocco sbarazzino ai vari brani. Ben giocato anche l’arrangiamento  che mantiene un tono sognante e leggero, fresco sì, ma con la voglia di dire qualcosa pur distaccandosi dal tocco “solenne” e serioso del cantautorato più classico.

Ninì è il primo singolo estratto dal disco, un brano delicato e leggero dove fa il suo ingresso una bella linea vocale maru-cantantemolto melodica e con una bella grinta. Ancora interessante sottolineare come questa vocalità dai toni aciduli e il leggero accento siano il marchio di fabbrica di Maru e il tocco di particolarità e di genuinità che rende il tutto molto piacevole all’ascolto.

Maledetti inizia con un jingle estremamente melodico che lascia subito il posto alla voce e all’ukulele. Il brano è piuttosto dritto e lascia il grosso del lavoro alla voce, forse sarebbe stata necessaria qualche variazione o l’inserimento di qualche altra linea strumentale oltre l’ukulele e il jingle di tastiera di cui sopra.

Un meteo nel caffè sembra il brano più riflessivo del disco: la leggerezza cede il passo a un momento più riflessivo e più classico per certi versi.  In questo caso l’ascoltatore si trova davanti al classico pezzo d’amore ma suonato col carattere e con lo stile di Maru, che lo trasforma in un qualcosa di più personale e di più inquadrato nel suo quotidiano.

Pueblo ha un ritmo più incalzante e una linea percussiva più presente. Interessante questa vena quasi blues/soul che Maru ha deciso di dare a questo pezzo, sicuramente un arrangiamento ben giocato che va a variare parecchio quanto sentito fino a questo punto. Uno dei pezzi migliori del disco, indubbiamente.

Senzaemme ha “l’attitude” più classica della ballata chitarra e voce, anche in questo caso Maru opta per un arrangiamento più classico e più legato ai canoni del cantautorato. La cosa non dispiace, nonostante la classicità della parte strumentale e concettuale, il brano suona comunque bene e si ascolta con piacere.maru-musica-sicilia

Il trucco va a chiudere il disco. Un brano andante, dal ritmo frenetico e con un bel gioco di botta e risposta tra ukulele e tastiera. Maru torna all’origine chiudendo il disco con l’originalità e la freschezza degli inizi. Il brano contiene anche una bonus track, una sorta di valzer costruito su ukulele e voce e, inaspettatamente, uno di quei pupazzi che “squittiscono” quando vengono stretti. Anche questa bonus track non dispiace affatto e porta il tutto alla chiusura.

Maru ha confezionato un bel disco, un lavoro di carattere e con tanti bei momenti che rendono l’ascolto molto piacevole. Se da una parte la scelta di un comparto strumentale più particolare rende questo disco una fresca novità, dall’altro un po’ lo penalizza lasciandolo a tratti un po’ scarno e (forse) un po’ ripetitivo.

Data però la particolarità della linea vocale di Maru e della sofisticata ricerca testuale, questo primo lavoro omonimo resta comunque un bel progetto piacevole e ben congegnato.

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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