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Matteo Renzi e il delirio sullo scoop del Fatto Quotidiano

Lo scoop de Il Fatto Quotidiano – ovvero la pubblicazione della telefonata infuocata fra Matteo Renzi e suo padre Tiziano, dove lo invitava a dire tutta la verità sull’inchiesta (Caso Consip) circa i suoi rapporti con l’imprenditore Romeo, stabilmente in affari con la pubblica amministrazione, gestita indirettamente dal figlio – ha scosso le turbe e i deliri più reconditi dell’ex premier, con toni molto simili a quelli di Forza Italia e di D’Alema degli anni d’oro.

Matteo Renzi, per rispondere all’articolo di Marco Lillo, autore dell’inchiesta, scrive un lungo post sulla sua pagina Facebook.

Cosa c’è sotto al delirio di Matteo Renzi…

Senza snocciolare tutti i passaggi, proviamo a fare le seguenti osservazioni:

  1. Anche Renzi usa, sotto sotto, il vecchio mantra di Forza Italia del complotto della magistratura: “Mio padre non conosceva le procure, era un uomo tranquillo, fino alla mia nomina a premier“. Non capisce che il reato non è questo, ma è l’aver abusato della sua posizione di “padre di premier”, per agevolare affari propri o altrui. Il traffico di influenze illecite, appunto, di cui è stato accusato. Quindi è normale che cominci a conoscere i tribunali proprio ora.
  2. Da che mondo è mondo, se è democratico, il potere, con tutte le sue articolazioni, viene vagliato e ri-vagliato dalla stampa e anche dalla magistratura. Fa parte delle regole del gioco.
  3. Renzi ha mentito sulla presunta “clausola di riservatezza” con l’autore del pezzo, Marco Lillo, (violandola), perché la ottenne, anni fa, con la società editoriale di De Benedetti, quando Lillo e il vicedirettore di Repubblica firmarono una inchiesta sul PD locale, di cui fu condannato il secondo, non il primo, allegando quella clausola. Ma non ha chiesto scusa.
  4. Ributta là il presunto rapporto fra “certa stampa” e “alcune procure”. Tema che non esiste: è normale che un bravo giornalista di cronaca giudiziaria abbia buoni rapporti con certi settori e molto spesso la pubblicazione delle intercettazioni non viola nessun segreto, visto che provengono dalle memorie degli avvocati delle parti, quindi sono atti pubblici.
  5. Sgridando il padre ed essendo duro con lui, dimostra che i racconti chiacchierati fra suo padre Tiziano e l’imprenditore Romeo sono pesanti e gravi, tanto da smuoverlo a fargli una telefonata. Altro che roba campata per aria.
  6. Sul finale, la butta sui dolori che starebbe causando alla sua famiglia. E quando un politico mette di mezzo gli affetti, è alle battute finali e in profonda difficoltà.

 

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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