Max Gazzé

Max Gazzé, le liriche coraggiose e affascinanti di Alchemaya

D opo il Festival di Sanremo, anche Max Gazzé torna sulla scena con un nuovo doppio cd dal titolo Alchemaya uscito per Universal Music Italia.

Max Gazzé

Fonte: rockit.it

Alchemaya, un disco orchestrale affascinante e coraggioso.

Per il primo disco Max Gazzé propone un concept album in chiavein orchestrale, avvalendosi del prezioso contributo artistico del maestro Clemente Ferrari, che ha orchestrato l’opera, e dei musicisti della Bohemian Symphony Orchestra. Un disco affascinante, complesso e sicuramente non una cosa da tutti i giorni e, forse, non adatta a tutti i tipi di ascoltatori.

Il secondo disco di Alchemaya è una sorta di best of della carriera di Max Gazzé riscritta in chiave lirica, per restare coerente con il sound del primo disco. Il disco numero due contiene anche La Leggenda di Cristalda e Pizzomunno che ha incantato il pubblico di Sanremo.

Anche in questo caso il brano è stato forse poco capito dal pubblico, non troppo abituato a queste sonorità così “impegnative” ed elevate.

Per quanto riguarda il primo disco di Alchemaya, trattandosi di un concept album, la cosa migliore da fare per comprenderlo nella sua interezza è quello di esaminare in blocco tutto il  suo contenuto: l’ispirazione di Max Gazzè viene da testi sacri e testi di filosofia, sin dalle prime battute l’ascoltatore viene messo di fronte a un qualcosa di colossale e di affascinante; mettere in musica estratti di filosofia, religione e esoterismo è un lavoro che in pochi sono in grado di fare senza sfociare nella banalità o in certe masturbazioni cerebrali complicate e macchinose; Gazzé c’è riuscito.

Undici brani per un’opera affascinante e coinvolgente che trasporta l’ascoltatore in un universo sonoro ricercatissimo ed estremamente suggestivo.

C’è del genio in questo lavoro e Max Gazzé dimostra di essere un cantautore di una creatività unica che esce dagli schemi “canonici” del cantautorato per attingere a piene mani dalla lirica, così come solo Battiato prima di lui ha saputo fare (si intende in termini di lavori riusciti, ovviamente).

Un lavoro complesso e da ascoltare con attenzione.

Un lavoro molto ambizioso che può lasciare l’ascoltatore disorientato e “spaventato” da questo mix forte di synth e lirica, sonorità sintetiche e orchestrazioni audaci ed estremamente complesse.
Ma in pochi movimenti la paura diventa curiosità e riflessione che sospingono l’ascoltatore verso questo piano astrale sconosciuto e affascinante, come un mondo perduto da scoprire nota dopo nota e da assaporare con gusto.

Bisogna ammettere che Alchemaya non è il classico disco da ascoltare in giro o mentre si fa altro, Max Gazzé ha voluto “costringere” l’ascoltatore a porre la giusta attenzione ai dettagli, tanto al testo quanto alle orchestrazioni, e a partecipare a questa “celebrazione” con curiosità e coraggio, il coraggio di impegnarsi nell’ascolto per il puro piacere di entrare in contatto con qualcosa di bello e di irripetibile.

Alchemaya è un disco che incanta e seduce, soprattutto gli ascoltatori che sanno (e vogliono) cogliere le sfumature sonore e concettuali che il cantautore ha scelto di costruire e di portare su un palco accompagnato dai 60 elementi della Bohemian Symphony Orchestra e dalla sua fidata band che vede Salvatore Mufale al piano, Roberto Procaccini alle tastiere e sintetizzatori e Arnaldo Vacca alle percussioni.

Parliamo chiaramente, qualsiasi persona che scelga di lavorare nel mondo della musica è in grado di scrivere un disco pop: guardiamo Maximilian, che precede Alchemaya, è un buon  prodotto ma essenzialmente è un disco pop (come del resto buona parte della produzione artistica di Max Gazzé) e non c’è niente di male, soprattutto se parliamo di pop di qualità.

Max Gazzé

Fonte: Kika

Per Alchemaya non si parla di una scelta artistica sperimentale o alternativa, si parla di estrema libertà compositiva che, accompagnata da un grande talento, può portare solo a un grande disco.

Il disco due, il meglio di Max Gazzé riarrangiato in chiave orchestrale

Il secondo disco di Alchemaya, come già detto, è una sorta di Best Of dove Max Gazzé ha raccolto buona parte dei suoi successi e li ha riscritti in chiave orchestrale, come fossero una continuazione del primo disco.

Anche in questo caso la qualità compositiva e concettuale è molto alta e i fans storici non potranno non apprezzare questa nuova chiave di lettura che Gazzé ha voluto dare ai suoi brani storici che non li snaturano ma, anzi, li impreziosiscono ancora di più.

Punto a favore per il brano La Leggenda di Cristalda e Pizzomunno che apre questo secondo disco; un pezzo elegante e raffinato che già aveva conquistato consensi favorevoli al suo debutto sul palco dell’Ariston e che va a confermare solo la grande creatività di Max Gazzè.

Alchemaya è un grande disco, uno di quei lavori che tutti i musicisti vorrebbero concepire nella loro carriera e che, salvo alcune rare eccezioni, raramente risulta un prodotto di buona fattura.

Max Gazzé ha avuto coraggio e anche se Alchemaya non suonerà mai sulle spiagge del Bel Paese, resta comunque uno dei migliori dischi degli ultimi anni.

L’ascolto è obbligatorio.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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