Mazurke

Mazurke Klandestine: quando la protesta musicale si fa romantica

13181197_10207830136224661_656740419_nLa piazza è ormai semi-deserta. Gli ultimi ballerini (ma loro preferiscono essere chiamati danzatori) si apprestano a lasciare il luogo alle prime luci del mattino, dopo una lunga notte insonne trascorsa a danzare al suono di violini, organetti e percussioni. Non si tratta di un precoce remake del film “Midnight in Paris” di Woody Allen, ma di una realtà, ormai ben consolidata, in molte città italiane e non solo. 

Le Mazurke Klandestine o Skegge, qual dir si voglia, sono dei raduni di appassionati di danze popolari che si autoconvocano sui social network, per lo più su Facebook, allo scopo di “occupare” simbolicamente piazze, giardini, portici ed altri luoghi urbani, combattendo il degrado delle nostre città e riappropriandosi di esse attraverso il ballo. Solitamente ci si da appuntamento fra le 21:00 e le 23:00 (dipende dai giorni e dal tipo di evento), i musicisti sono fra i primi ad arrivare, c’è chi porta da mangiare, chi da bere, altri invece si occupano delle buste della spazzatura. La gente, di tutte le età, si presenta alla spicciolata, senza fretta (se c’è una cosa che ai mazurkari non piace è la vita frenetica che si conduce al giorno d’oggi) e le danze proseguono per tutta la notte. Le donne indossano vestitini colorati oppure gonne lunghe, di quelle che si gonfiano quando fai la giravolta, e sono quasi sempre gli uomini ad invitarle in pista, proprio come si faceva una volta. 

Si ballano mazurke (ovviamente), valzer, polkas, scottish, tarantelle, andrò e pochissime altre danze, per lo più di origine francese; in compenso se non sai qualche passo o sei nuovo del giro trovi sempre qualcuno disposto ad insegnarti. Il fenomeno – formatosi spontaneamente a Milano nel 2008 – ha ormai preso piede in tutta la penisola. Le “Klandestine” però vengono organizzate anche oltre confine, in altre città europee come Berlino, Praga, Lubiana e Dublino, seppur con nomi diversi e con forme simili. A Parigi, per esempio, non c’è estate che non si balli il tango “sui quais”, ossia “a bordo fiume”. Si tratta di “rave” del tutto particolari, anche se la parola “rave” in questo caso potrebbe non essere la più appropriata, carica com’è di connotazioni negative (legate all’utilizzo disostanze stupefacenti), mentre in questi eventi l’unica droga è il ballo e l’euforia che si crea dal contatto e dall’ascolto reciproco. 

tumblr_inline_nunw7gZwVN1tzi6f7_1280Scopo dichiarato delle “Mazurke” è infatti quello di creare un circuito alternativo a quello delle discoteche con i loro ritmi sincopati, distorsori e suoni “sintetici”, in favore di un genere maggiormente “popolare”, ma allo stesso tempo d’élite come il balfolk, che connetta le persone piuttosto che dividerle. “La mazurka è una storia d’amore che nasce e muore nello spazio di una danza”, sostiene Andrea F, danzatore storico del gruppo di Milano, e chiunque abbia respirato almeno una volta nella vita l’atmosfera magica di queste serate non può che trovarsi d’accordo con tale affermazione. Dimenticate biglietti e prevendite quindi, i luoghi sono pubblici, a parte occasionalmente qualche circolo culturale, e la partecipazione è gratuita, purché si porti l’allegria e la voglia di stare insieme; questo perché la musica ed il cielo stellato sono – e devono poter essere – patrimonio di tutti.

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About

Nata nel 1994 a Roma, dove tutt'ora risiede. Diplomata al liceo scientifico, è laureanda in scienze della comunicazione all'università Roma Tre. Grande viaggiatrice, da sempre appassionata di arte, cinema e musica. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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