Mediaset-Rai Way: un matrimonio che s’ha o non s’ha da fare?

“Gli amici tieniteli stretti, ma i nemici ancora di più” dicevano ne “Il Padrino”. Il rischio è, però, che a forza di tenerteli stretti i nemici diventano amici. Basta dire questo per riassumere ciò che sta accadendo tra Rai e Mediaset in queste ultime settimane.

Fonte: milanofinanza.it

Fonte: milanofinanza.it

Lo scorso 25 febbraio la società Ei Towers, le cui antenne servono per la trasmissione del segnale Mediaset, ha lanciato un’offerta di pubblico acquisto (OPA) per ottenere la maggioranza (66,7% per la precisione) delle quote in borsa di Rai Way. Quest’ultima è un’altra società per azioni, controllata per i 2/3 dalla Rai, funzionale proprio al passaggio del segnale del servizio pubblico. La notizia ha creato scalpore: come possono entrare nello stesso Consiglio di Amministrazione due mondi concorrenti come Rai e Mediaset? Due apparenti nemici, appunto.

Eppure “mai dire mai” come recita il detto. La proposta è stata accolta con freddezza dal premier Renzi, che nel frattempo stava delineando le linee della riforma della Rai sotto il diktat “libera dai partiti”. E’ bastato mostrarsi calmo e severo allo stesso tempo: “Il governo ha messo delle regole su Rai Way e non intende modificarle. E sono le regole che riguardano il 51%. Punto. Per me la discussione è finita qui”, ha dichiarato .

Peccato che l’Antitrust (o AGCM, Autorità garante della concorrenza e del mercato) abbia subito avviato un’istruttoria per vigilare su possibili creazioni di posizioni dominanti nel mercato delle infrastrutture per la radiodiffusione sonora, mentre la procura di Roma ha aperto un fascicolo (anche se senza ipotesi di reato né indagati preliminari) sulla base della denuncia di Elio Lannutti, presidente di Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari). Il timore di quest’ultimo riguarda una possibile “manipolazione dei mercati e di insider trading (reato di abuso di informazioni privilegiate, ndr) sui titoli Rayway e della galassia Mediaset.

Ma cosa intende Renzi con il 51%? Come può essere svenduta Rai Way? E’ opportuno fare un po’ di chiarezza.

IL CASO. 

Tra aprile e maggio 2014 il governo Renzi, per guadagnare 150 milioni di euro da investire nella famosa manovra degli 80 euro in busta paga, decise di trasformare Rai Way in una S.p.A. delineando poi tra settembre e novembre le quote di capitale sociale: 65,07% alla Rai e il restante 34,95% collocato sul mercato azionario. Nel frattempo, però, arrivò un D.P.C.M (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) in cui veniva specificato che la Rai doveva mantenere la maggioranza minima delle azioni, appunto il 51%, garantendo una futura cessione massima del 49%.

5 mesi dopo quella precisazione Mediaset, in contrasto evidente con il decreto, propone di raggiungere tramite Ei Towers la maggioranza delle quote. Per quale motivo? Innanzitutto è necessario ricordare che il colosso Fininvest della famiglia Berlusconi sta attraversando un periodo non proprio roseo, dovuto per lo più alle perdite di Mediaset Premium, il cui  l’11% per rimediare è stato ceduto alla compagnia spagnola Telefonica, e di Mondadori, che sta tentando di rialzarsi tramite l’acquisto di RCS-libri. Mondadori e Mediaset: i due assi per far ripartire il colosso.

Fonte: espresso.repubblica.it

Fonte: espresso.repubblica.it

La proposta di Ei Towers è ben spiegata nel Comunicato Stampa del 5 marzo dove si afferma che in tutta Europa esiste un “unico operatore delle torri di trasmissione”. L’acquisizione quindi, a loro detta, garantirebbe risparmio ed efficienza facendo contenti i mercati finanziari e l’Unione Europea.

Lunedì la proposta è arrivata alla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) che ha 8 giorni per dare il via libera all’operazione o per chiedere eventuali integrazioni o chiarimenti, mentre l’Antitrust si è dato un termine di 45 giorni dall’istruttoria.

Il Consiglio di Amministrazione di Rai Way, subito dopo l’OPA ha tenuto una riunione straordinaria dove si è però limitato ad una “normale informativa ai consiglieri” . Sostanzialmente, quindi, non si è esposto.

Per ora i mercati finanziari hanno reagito in maniera positiva premiando entrambe le società coinvolte: +0,5% e +1% in borsa rispettivamente per Ei Towers e Rai Way.

L’operazione, però, dice Ei Towers nel comunicato stampa, è strettamente vincolata al raggiungimento del 66% delle azioni della società di maggioranza pubblica: obiettivo irraggiungibile, come ribadito da Renzi. Il Presidente del Consiglio, tuttavia, ha precisato anche che non si tratta di un’operazione politica, ma esclusivamente di mercato, mentre il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli ha affermato di non essere “spaventato dall’operatore unico nazionale”. Queste dichiarazioni, unite a quella degli uffici legali di Mediaset che si attestano sul: “Se la Rai volesse rilanciare e fare una contro opa, non ci metteremmo certo a piangere”, fanno pensare ad un possibile accordo per la cessione di una quota minoritaria di azioni (anche “solo” il 35%).

L’OPPOSIZIONE DEL M5S. 

A tutto ciò il Movimento 5 Stelle ha risposto con una forte indignazione. Già 9 mesi fa Roberto Fico, presidente della Commissione sulla Vigilanza Rai, aveva profetizzato l’acquisto di azioni da parte di Mediaset dicendo che si stava svendendo un “asset strategico del paese” . Tuttavia le sue parole erano passate quasi inascoltate. Oggi, in un documento presentato al Presidente della Repubblica, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno scritto che bisogna portare avanti la riforma della Rai “evitando ingerenze dei partiti”, chiaro riferimento all’OPA e al fatto che il leader del terzo partito d’Italia, Silvio Berlusconi, sia anche a capo di Mediaset.

La stessa posizione è sostenuta da Alberto Airola, capogruppo al Senato del M5S e membro della stessa commissione che Fico presiede, raggiunto al telefono da Wild Italy.

Fonte: Ansa

Alberto Airola. Fonte immagine: Ansa

“Uno degli aspetti più gravi di questa vicenda – afferma- è l’idea che Renzi dica che è una mera operazione di mercato su cui non c’è niente d’aggiungere”. Ci tiene poi a precisare: “Si sta parlando di un soggetto che è in politica a capo di una forza rilevante con tre televisioni!

Secondo Airola: “c’è un legame con il Patto del Nazareno, un legame che si sta anche evolvendo e troverà delle sue soluzioni anche con la riforma Rai”.

Così le antenne in mano a Mediaset, per il senatore, serviranno per “trasformare il mercato televisivo così come oggi lo conosciamo”, mentre lo Stato poteva “fare i soldi con quell’asset lì, perché le antenne di Rai Way possono fornire un segnale Wi-fi, operare nella telefonia, ecc..”. Pertanto le motivazioni di Ei Towers sono da lui definite “strumentali, spuntate oggi perché fa comodo ad alcuni vendere una parte”.

“Quindi – sostiene – non vedo rischi nel mantenerlo pubblico rispetto a quanto funzioni nel mercato un operatore unico” perché è la stessa idea di “competitività” per la Rai ad essere sbagliata. “Io mi dico: perché mai il servizio pubblico dovrebbe essere così competitivo? Magari su certi programmi di intrattenimenti si, ma sul resto, è servizio pubblico! Deve fare informazione, cultura, che è quello che serve di più all’Italia e lo può fare con i soldi pubblici. Non ha bisogno di essere così competitiva”

Sulla protesta portata avanti dal M5S dichiara: “Le affermazioni di Fico le abbiamo fatte in diversi. Già a maggio io intervenni ad un assemblea di lavoratori e giornalisti Rai dove dissi che lo facevano per smontarci il servizio pubblico, tra l’altro in una nazione dove manca una legge sul conflitto di interessi che è il punto nodale. La richiesta di 150 milioni era stata ritenuta incostituzionale perché è un re-indirizzo di fondi-tasse che sono date per una cosa e utilizzate per altro.”

E proprio sulla legge sul conflitto di interessi aggiunge: “l’abbiamo portata avanti alla Camera ed è una legge che giace in un cassetto, come proposte che da 20 anni sono state fatte o invocate” appellandosi poi alla “figura del Presidente della Repubblica, che intervenga per riportare un po’ di buon senso e garanzia della costituzionalità di queste scelte rispetto all’informazione, visto che nel discorso iniziale ha dimostrato attenzione per l’informazione che è lo scheletro della democrazia. Intaccare l’informazione in questo modo è grave, e veniamo già da un periodo non normale”

Inoltre Airola non si meraviglia “per la spregiudicatezza di questa operazione”, perché a Berlusconi non serve il 51% per controllare e influire su Rai Way“. E così, qualunque quota gli venga ceduta, un possibile scenario di “fusione” tra Rai e Mediaset “sarebbe una concentrazione inaccettabile di potere di informazione, come già lo è il Gruppo Mediaset”.

Fonte: linkiesta.it

Fonte: linkiesta.it

Per ora conferma il senatore “non ci sono stati grandi dibattiti in commissione. Ei Towers non è venuta trincerandosi dietro la questione che l’OPA è in corso e non se ne poteva parlare”. E rivela: “In Vigilanza Rai ci siamo domandati, quando abbiamo avuto Antonio Verro (consigliere della Rai in quota centrodestra) in audizione, se era il caso di audire il ministro Padoan in merito alla questione. Io ho fatto presente ai colleghi che l’Antitrust era da audire prima di Padoan”.

GLI SCENARI APERTI. 

Giorno dopo giorno, così, la questione si fa più fitta e complessa. Le possibili interpretazioni e i possibili scenari che si aprono da questa OPA sono molteplici. C’è chi dice che Mediaset voglia solo togliere Rai Way dai possibili concorrenti, c’è chi teme, appunto, una fusione e addirittura un utilizzo delle antenne per fini non espliciti. Tuttavia una sola cosa è chiara: tutta questa faccenda nasce da una necessità di 150 milioni di euro. Soldi che secondo Airola “si potevano trovare in molti modi in Rai. Quindi questa operazione dei 150 milioni era esclusivamente funzionale per cominciare a smantellare un’azienda su cui, per carità, c’era da mettere le mani, ma mi pare che così sia proprio regalarla agli amici vecchi e nuovi”. Amici e nemici, appunto.

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About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


'Mediaset-Rai Way: un matrimonio che s’ha o non s’ha da fare?' have 1 comment

  1. 23 Marzo 2015 @ 8:25 pm attikus

    secondo me la tendenza dei fornitori di contenuti internet & televisione è quella di concentrarsi in conglomerati multinazionali sempre più grandi e diversificati. A questo punto, non essendo mediaset in grado di affrontare questo nuovo mercato e tali competitors, ha deciso di sganciarsi dalla televisione (intesa come contenuti) e di puntare sui veicoli di trasmissione per non bruciare il suo valore.
    Non mi meraviglierei se, dopo l’opa sulle torri, bene o male che vada l’offerta, sentiremo a breve parlare di un interesse del biscione in società che gestiscono il business dei satelliti di trasmissione.
    Uno stato serio, attento all’evoluzione strategica in atto, dovrebbe invece proporre la creazione di una società pubblica, aperta a tutti, operatori ed investitori privati, riservandosi però la ‘golden share’, per la gestione di tutti i mezzi di trasmissione e vendere tale servizio a media, società telefoniche e televisive che ne facciano richiesta.


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