Mente Nomade

Adrenalina e libertà: intervista a Mente Nomade, travel blogger

Mente Nomade, alias Edoardo Massimo Del Mastro, è un blogger e viaggiatore solitario che sta pian piano spopolando nei social network con i suoi racconti e le sue foto da mozzare il fiato. Per Wild Italy ho raggiunto questa nuova promessa dei “globe trotter” per parlare del suo lavoro e della sua voglia di andare “in quei posti che ancora non sono stati deturpati dall’uomo”

Sicuramente sei un esempio per chi ha voglia di partire, anche da solo perché no, ma nello stesso tempo ha paura di farlo, paura di fare quel passo in più, paura di superare quel limite totalmente mentale che una volta superato ci svela la nostra forza. Spiegaci la tua di forza, un po’ nomade un po’ folle, ma senza dubbio positiva.

Descrizione perfetta. Il discorso è prettamente mentale, viaggiare in solitaria lo possono fare tutti. Ci sono molti uomini, ma anche molte donne, che lo fanno e ringraziando Dio non hanno avuto mai nessun tipo di problema. Ovviamente per viaggiarementenomade principale da soli è necessario prepararsi al meglio, attrezzature e indumenti adatti per ogni evenienza sono indispensabili, ma cosa molto più importante è avere un piano B nel caso non andasse a buon fine il piano originale. Per quanto mi riguarda, quando ho deciso di prendere e partire, ero in un periodo nel quale dovevo ritrovarmi, dato che avevo perso il mio lavoro ed ero appena uscito da una relazione molto importante. Molti conoscenti mi hanno consigliato di riordinare la testa con mezzi che possono aiutare come la preghiera o la meditazione, ma io ero molto fermo sulla mia decisione iniziale e una volta in viaggio ho ritrovato la mia forza, anzi ho scoperto nuovi lati di me e a quel punto ho avuto il tempo anche di pregare e meditare.

Come nasce il nome “MENTE NOMADE”?

Premetto che non ho niente contro località come Ibiza o Mykonos o con quelli che ci vanno. Il fatto è che mentre i miei amici programmavano viaggi in questi luoghi, io viaggiavo con la testa in posti non così pubblicizzati, come per esempio l’Alaska, e mi dicevo “perché non spendere 2000 euro e divertirmi lì”? Mente Nomade è proprio questo, è seguire la propria mente e il proprio cuore, entrambi liberi dal volere della società.

Cosa facevi prima di cominciare questa splendido lavoro e qual è stata la molla che ti ha fatto dire “basta, prendo e parto”?

Avevo in gestione un bar, quindi una vita totalmente differente da quella di adesso. Era ed è un lavoro che rispetto tantissimo, ma che mi ha tolto la possibilità di stare con la mia ex compagna e di stare accanto a mio figlio che in quel periodo era appena nato. Una volta lasciatomi con la mia ex, precisamente 6 anni fa, ho deciso che il barista non era il lavoro che volevo fare in quel momento della mia vita e, poco dopo, ho deciso di intraprendere questo nuovo percorso che mi fa stare più tempo vicino a mio figlio e che mi fa godere i migliori panorami del mondo.

Famiglia e amici come hanno preso questa tua decisione?

Allora, gli amici bene, abbiamo viaggiato molto insieme da sempre, quindi il fatto di viaggiare da solo non li ha spaventati più di tanto. La mia famiglia un po’ meno. Chiaramente i miei genitori sono stati, sono e saranno quelli più preoccupati per me. Mia madre me lo fa presente ogni volta, mentre mio padre si nasconde di più, anche per non farsi vedere troppo emotivo davanti a lei. Sono fortunato però, perché loro hanno accettato questa mia scelta quando mi hanno visto finalmente felice. Per loro conta solo questo. Mio figlio, invece, ancora è piccolo per capire a pieno quello che faccio e se sto via per una settimana non gli cambia tanto. Io, al contrario, ogni volta che mi metto a stonehngesedere sul sedile dell’aereo, il mio primo pensiero va a lui.

E insomma, prendi e parti, prima destinazione Germania, precisamente in Baviera. Perché proprio li?

Avevo in mente un viaggio relativamente vicino da fare in macchina. La Svizzera e l’Austria già l’avevo visitate e quindi mi sono detto “perché non immergermi nel verde delle montagne della Baviera?”. Il giorno dopo il mio compleanno ho preso tutti i soldi che avevo, 1 bicicletta, 1 tenda e sono partito.

Cosa ti ha regalato questo primo viaggio?

È stato un viaggio che mi ha regalato emozioni belle e forti, ma anche malinconiche, perché ho continuato a pensare a quello che mi era successo e che pian piano mi stavo lasciando alle spalle. A livello paesaggistico la Baviera è un posto che raccomando a tutti, sta a due passi dall’Italia, e ingiustamente la trascuriamo. In particolare, non si possono non visitare i magnifici Castelli di Ludwig II, come per esempio il Neuschwanstein (il ”castello delle favole”) che ha ispirato appunto il logo della Walt Disney. All’interno si capisce ancora di più il perché del suo nome, vista la quantità di quadri romantici che raffigurano coppie famose del passato, una su tutte quella di Romeo e Giulietta.

Tornato e già con la voglia di ripartire per un’altra località. Un po’ come i tatuaggi: dopo il primo si susseguono per forza altri. Da lì Bristol-Stonehenge, la bicicletta tuo unico mezzo di trasporto, dall’aeroporto in poi è stata tutta una pedalata, sempre più verso la libertà e alla scoperta di questi posti ricchi di mistero. Com’è andata?

Sono sempre stata una persona che, volendo o no, ha affrontato le sue sfide con quel pizzico di difficoltà in più. Bristol-Stonehenge sono stati 61 chilometri percorsi, e lo dico con imbarazzo, in 10 ore. Bristol è una città fantastica, ha un famoso porto che era base di scambi di merce tra l’Irlanda e l’Inghilterra, e il resto sono pianure.

L’intoppo appunto, è che in certi zone aveva dei dislivelli importanti, il che per una persona non molto allenata non è il massimo, infatti appena si presentava una salita abbastanza alta scendevo dalla bicicletta e la percorrevo a piedi, trainando la stessa bicicletta che mi aveva portato e sopportato fino a quel momento.

È stato uno dei viaggi più duri che ho mai affrontato perché a metà strada tra i due posti, il navigatore ha dato forfait e mi segnalava sempre gli stessi chilometri che mi mancavano da diverse ore. In quel momento mi sono scoraggiato, mi sono fermato e ho buttato la mia roba per terra, pensando di rinunciare alla mia corsa e al mio desiderio di vedere quei monumenti che mi hanno attratto fin quando ero bambino. Proprio in quell’istante, ripensando a quel desiderio, a quella voglia fanciullesca mi sono rialzato e al calar del buio ho continuato a pedalare finché il mio navigatore per magia si è ripreso e mi segnalò che mancavano solo 18 chilometri. Dico ”solo” perché sono letteralmente volati.

Anno 2015, non si perde tempo: in 12 mesi 3 viaggi. Irlanda e soprattutto l’Isola di Ghiaccio, l’Islanda, sono stati due posti che ti hanno lasciato il segno, soprattutto l’ultimo perché sicuramente ti mette faccia aISLANDA faccia con madre natura. Terzo ultimo viaggio Barcellona, un viaggio inaspettato fino all’arrivo in aeroporto da quanto ne so. Ci puoi descrivere questi posti e le sensazioni che hai percepito? E se tu avessi la possibilità, sceglieresti di vivere nel Nord Europa o nel Sud Europa?

Qualsiasi viaggio mi lascia emozioni stupende. Mi sono piaciuti tutti e tre i posti.

L’Irlanda spiazza, l’entroterra è bello perché è rimasto naturale, puro, è così come lo immaginiamo: distese verdi e cielo azzurro. L’Irlanda come l’Islanda rimangono speciali dato che sono quei posti che ancora non sono stati deturpati dall’uomo. Entrambe mantengono infatti ancora intatta la loro vera bellezza.

Ogni volta che vado in Islanda è come se fosse la prima, ci sono sempre paesaggi nuovi che scopro e che mi regalano nuove emozioni.

La Spagna l’ho visitata più volte, ma in quella occasione è stata la più bella. Sono andato per due giorni di fila all’aeroporto per vedere se ci fosse qualche volo low-cost. Il primo giorno ci furono solo viaggi in Italia, quindi decisi di tornare il giorno dopo nella speranza di trovare qualche località europea, e infatti fu cosi. C’erano Barcellona, Atene e Bucarest e così optai per la prima.

Nel viaggio in aereo chiesi ad uno degli steward della compagnia aerea di darmi qualche dritta su qualche itinerario da fare fuori Barcellona, visto che già avevo visitato la città, e mi disse di visitare il Monastero di Montserrat che volendo era anche raggiungibile a piedi. Accettai subito il suggerimento e appena uscito dall’aeroporto mi incamminai verso il monastero, spinto dalla curiosità e dalla mia fede religiosa. Il percorso fu suggestivo, l’antico sentiero per arrivarci era immerso nella natura e alla fine mi imbattei davanti a questa struttura portentosa situata in cima alla montagna. All’interno trovai la Moreneta, ovvero una statua che raffigura la Vergine Maria con una carnagione scura, con in braccio il Bambin Gesù. Ebbi così tanta emozione, quasi inspiegabile, che mi misi a piangere. Fu così forte dal punto di vista emotivo e spirituale che, al ritorno, Barcellona mi stufò subito, così me ne andai a casa.

Per quanto riguarda la scelta tra Nord e Sud, scelgo Roma. Amo l’Islanda, però mi risulterebbe difficile pensare di vivere là, cambiare così drasticamente gli stili di vita lo farei solo se mi portassi dietro la mia famiglia, quindi preferisco Roma, anche se c’è moltissimo da migliorare qua e prendere da esempio proprio dal Nord.

So che sei andato a vedere il MAGIC BUS, usato da Christopher McCandless, un neo laureato che alla fine degli studi, stufo di quella vita con tanto benessere e spaventato da un futuro noioso dettato dalla società, abbandona tutto e tutti per attraversare da solo gli Stati Uniti fino ad arrivare in Alaska, precisamente in questo Magic Bus. Una grande storia, ripresa nel film Into The Wild. Cosa ti sei portato per 13735424_10206567733252165_180284521_nsopravvivere in questa bellissima e tortuosa esperienza?

Chiaramente per affrontare una “sfida” del genere ci vuole grandissima organizzazione per non correre dei rischi che, effettivamente, ci sono. Dall’Italia mi sono portato solo vestiti pesanti e un sacco a pelo. In Alaska, invece, ho comprato il necessario, ovvero una tenda e le attrezzature da campeggio. Arrivato allo Stampede Trail ho lasciato la macchina e ho cominciato il mio trekking, immedesimandomi proprio in Christopher che ebbe come punto di riferimento il monte McKinley.

Hai incontrato sicuramente tante e diverse difficoltà. C’è mai stato un momento in cui ti sei detto: “ok, rinuncio e torno a casa”?

Casi estremi non ce ne sono stati. Le uniche difficoltà le ho incontrate nella gente che vive lì che mi ha messo il bastone fra le ruote a livello emotivo, dicendomi che il periodo, in quel momento per fare questo trekking, non era ideale, infatti per arrivare al Magic Bus devi attraversare una rampa di ghiaccio che si forma sopra un fiume nei mesi più freddi. Tutto questo io però lo avevo già calcolato, perché lo stesso Christopher aveva riscontrato questo problema, andando in un periodo più caldo dove il ghiaccio si era ormai sciolto. Ero lì in aprile, quando l’inverno rigido era superato e la primavera incombeva. Arrivato infatti a ridosso del fiume, trovai l’ultimo strato di ghiaccio disponibile per continuare la mia avventura.

Giunto davanti a quel mezzo, cosa hai provato?

Vari fattori mi hanno sorpreso ed emozionato all’arrivo del bus. Il primo è che, durante il tragitto, guardavo sempre in basso per la concentrazione e per la voglia di arrivare a destinazione. L’arrivo al Magic Bus non a caso fu spiazzante, perché mi si parò davanti come all’improvviso. Il secondo è che mi aspettavo qualche persona lì, visto che ormai è diventato, per tanti motivi, meta di pellegrinaggio per tanta gente. Il terzo e ultimo motivo è che mi pareva tutto irreale. Parliamoci chiaro, una cosa vista e rivista in tv, che in un certo senso ti cambia la vita e che ti appare davanti così, è qualcosa di infinitamente bello. I colori accessi del mezzo, il letto dove dormì Christopher e la Bibbia con delle frasi dedicate al figlio da parte dei genitori resteranno per sempre impresse nel mio cuore.

“Happiness is only real when shared”: la felicità è autentica solo se condivisa. Questa frase, scritta proprio da Christopher, mi sembra appropriata per l’ultimo viaggio che hai edo con zainoconcluso pochi giorni fa, di nuovo Islanda. Con una novità, questa volta…

Passando giorni e mesi in solitudine, è arrivato a questa massima, attraverso una specie di illuminazione giunta nel periodo più duro della sua permanenza in Alaska. C’è stata una grande novità nel mio ultimo viaggio in Islanda: ho portato altre persone che volevano contemplare con me le meraviglie di questa isola. È stato bello e divertente, soprattutto quando un ragazzo – dopo l’ennesimo panorama mozzafiato – si gira verso di me e mi dice: «A Edo, ma quando viaggi in solitaria e vedi queste cose, poi a chi c**** dici “ma quanto è bello”?». Scoppiai a ridere.

In effetti ci sono state viste spettacolari che ho vissuto da solo e le ho potute solo raccontare solo tramite il mio Blog e le mie foto ma, pensandoci bene, in un certo senso è stato meglio così. Ci sono stati, ci sono e ci saranno viaggi che vorrò godermi individualmente – come per esempio quello del Magic Bus – e viaggi, come appunto quello in Islanda, che voglio e vorrò condividere con altri. La frase di Christopher credo sia molto appropriata anche nella sfera familiare, perché condividere momenti con mio figlio o con i miei genitori è un’emozione che non ti dà nessun’altra cosa.

Per concludere: in questi viaggi hai scoperto diverse culture, diversi modi di vivere, di mangiare, ma soprattutto hai scoperto nuove cose su di te. L’avvicinamento con la natura, affrontandola da solo, ci avvicina di più a noi stessi e in questo mondo cosi globalizzato, dove tendiamo più a imitare che ad essere, può divenire un buon passo per ristabilire l’equilibrio e vivere a pieno la nostra vita. In poche parole come spiegheresti che chi vuole, può?

Il consiglio che posso dare è di uscire leggermente dagli schemi e di non pensare troppo alle azioni che che si vogliono fare. Sembra un suggerimento banale, ma alla fine è così. Raccomando sempre a tutti di partire dal gradino più basso e di proseguire poi per step. Per quanto riguarda i viaggi in solitaria, appunto, consiglierei di partire all’inizio per una grande città, anche solo per vedere com’è stare da soli e rapportarci con gente e culture nuove. Superato quel primo livello, ci si accorge pian piano delle nostre capacità e da lì si può tentare di visitare posti un po’ più “wild” come magari l’Islanda e, come hai detto tu, avvicinarci con la natura che ci può fare solo che bene. Si scoprirà, infatti, che le cose materiali, che possono essere comunque utili, non sono tutto, e ci riempiono solo il tempo. Bisogna invece, avere come obiettivo primario, scoprire cosa ci riempie il cuore.. parola di MENTE NOMADE.


About

Romano, classe 1993, si diploma in ragioneria nel 2012. Attualmente studia Scienza della Comunicazione presso l'Università di Roma Tre ed è in Erasmus in Spagna, precisamente a Málaga, all'Università UMA, indirizzo giornalismo. Gli piace viaggiare e esplorare nuove culture, prendendo il meglio da tutto. BLOGGER DI WILD ITALY


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