Merkel-Schäuble: la testa di Giano di una politica di potenza

di Donato Margarito

“I tedeschi sanno correggere, non aiutare”, diceva Goethe in un acuto aforisma e, prima di lui, Fichte aveva fatto ricorso ad una pedagogia enfatica per esaltare la missione del popolo tedesco nel mondo.

Si può leggere il colpo di grazia, inflitto alla Grecia, anche così, attraverso cioè delle categorie – interne alla storia di questo popolo – che, purtroppo, sono state praticate, ricorsivamente, come politiche dello Stato e volontà di potenza. Il colpo di grazia è questo ennesimo programma di austerity che non ristruttura il debito, accentua la recessione, spalanca una pauperizzazione di massa, espone alla privatizzazione un patrimonio culturale di inestimabile valore.

A ciò vanno aggiunti i risvolti politici. Viene vanificata la sovranità nazionale. Stessa sorte alla democrazia. La politica è degradata a sudditanza feudale. Viene colpita con ferocia un’anomalia solo tentata per ammonire le altre nazioni a non intraprendere la stessa strada. Così il catalogo delle crudeltà diventa un’efficace metafora con cui si vuole indicare l’umiliazione, cui è sottoposto un intero popolo.

Tutte queste circostanze fanno pensare che la Grecia abbia perduto se stessa e anche il suo futuro. Il fatto è che quanto più la sceneggiatura del suo dramma si mostra tanto più forte si rivela l’Europa a guida tedesca e tanto più moribonda l’Europa dei popoli. Ormai tutti questi processi sono concomitanti. Merkel e Schäuble sono la testa di Giano con cui la Germania s’incorona imperiale.

Come si può spiegare questa consolidata tendenza storica? Si tratta, a mio avviso, di pangermanesimo e di rivoluzione conservatrice. Il primo termine ci spiega la natura ideologica dell’egemonia tedesca, mentre con il secondo si individua l’indirizzo sociale e politico di un processo che marcia oramai a vele spiegate verso il ritorno post-moderno agli oscurantismi e alle miserie di un nuovo ancien régime

So bene che si tratta di nozioni, appartenenti ad un tradizionalismo reazionario, ma sono abbastanza conformi alla fase. L’ideologia del pangermanesimo ribadisce il primato del popolo tedesco, ma ora concentra l’ambizione dello spazio vitale alle nazionalità di un’Europa incatenata. Tutte ridotte, quale più quale meno, a satelliti della Germania, Francia compresa, la cui grandeur è naufragata per qualche mancia concessa dalla Cancelliera.

Ma questa ideologia e il processo sociale che ne segue non hanno alcun legame con un romanticismo nostalgico e contemplativo. Un vitalismo aggressivo lo hanno trovato nel neoliberismo, nella finanziarizzazione del capitalismo, nel regime occulto dei mercati, nel decisionismo elitario delle burocrazie e nelle oligarchie manageriali che giocano coi destini del mondo. Oggi la Germania è alla guida, in Europa, di una rivoluzione conservatrice, che agisce per il cambiamento impetuoso e destrutturante del mondo, affidandosi ad una modernizzazione tecnocratica, praticata nei termini brutalmente darwiniani del pangermanesimo.

Il cambiamento in questione è in realtà regressione verso un tempo in cui i popoli vivranno senza democrazia effettiva ed i cittadini senza libertà, senza diritti, senza lavoro e senza salario. Appunto il ritorno ad un neo-ancien régime.

* Insegnante di materie letterarie, ha avuto una lunga esperienza politica con ruolo direzionale provinciale e regionale. 


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