Migranti nel Canale di Sicilia: “L’Europa deve fare di più!”. Per ora non può

Ha fatto il giro del mondo la notizia dell’abisso di un peschereccio nel Canale di Sicilia, avvenuto sabato scorso nelle prime ore dell’alba, e del numero delle persone decedute (tra le 700 e le 900, non vi sono ancora stime ufficiali) che tentavano di attraversare il mare, alla ricerca di un futuro migliore.

Molte sono state le reazioni del mondo politico ed istituzionale.

 

La maggior parte chiede all’unisono un intervento più forte dell’Unione Europea. Ma Bruxelles, con i Trattati vigenti, può farlo? Andiamo con ordine.

LA FIGURA DEL MIGRANTE.

migrantiInnanzitutto bisogna distinguere lo status del migrante. Il diritto internazionale ne disegna di due tipi: uno, che ha diritto alla protezione internazionale; e un altro invece che non ne ha diritto. Nella prima categoria rientrano quelli di cui si è certi del pericolo concreto di persecuzione e tortura per motivi politici, religiosi, etnici o perché appartenenti ad una minoranza specifica. Nella seconda, invece, si parla di quelli che fuggono dalla carestia e da una fame assoluta. Per questi, i Trattati europei non prevedono una accoglienza automatica e si ha la possibilità di respingerli nel Paese di origine. Il diritto europeo regola in maniera meticolosa i casi in cui si ha la facoltà di soggiornare in Europa. E la seconda non è prevista.

Prima di rispedirli a casa, però, il Paese “soccorritore” deve identificarli, per valutare la loro posizione dal Paese di provenienza. Se non si compie questa operazione, si viola la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, nel suo Protocollo 7 – redatto a Strasburgo il 22 Novembre del 1984 – ove si scrive, al punto B, che lo straniero può essere espulso solo dopo che «la sua posizione sia stata oggetto di esame». Quindi deve essere vagliata attentamente. Se il Paese d’origine non garantisce adeguati standard di democrazia interna e di rispetto dei diritti umani, lo Stato che accoglie non può rispedire nessuno.

La Corte di Giustizia ha condannato l’Italia nel 2012 per violazione dei Trattati e del diritto di asilo del migrante per la pratica dei “respingimenti” voluti dal governo Berlusconi – per voce dell’allora ministro degli Interni, Roberto Maroni – nel 2009. Essi prevedevano che le navi italiane riportassero sulle coste libiche gli stranieri scovati ad attraversare il mar Mediterraneo. L’Italia aveva appunto violato il principio della Convezione, non garantendo la valutazione del profilo personale di rifugiato di ogni singolo migrante.

LA DIFESA DEI CONFINI: Agenzia FRONTEX, TRITON e MARE NOSTRUM

Alcuni funzioni dell’Unione Europea sono affidate alle cosiddette “Agenzie“, alle quali è richiesto di utilizzare tutti i mezzi materiali e giuridici affinché l’azione dell’UE sia efficiente. Frontex è l’Agenzia che tutela i confini, monitora gli ingressi e predispone le politiche per i respingimenti. Si scelse la sua sede in Polonia, visto l’ingresso massiccio di stranieri dalle frontiere dell’Est. Stime degli osservatori più autorevoli, dicono che il 70% dei migranti proviene via terra e non dal mare.

Mare Nostrum è stata una vasta operazione di salvataggio voluta dal governo di Enrico Letta, pensata per arginare le continue ecatombi nel Canale di Sicilia, dopo un altro naufragio che vide la morte di 366 persone. E’ costata 70 milioni di euro l’anno e prevedeva l’arresto degli scafisti e il salvataggio immediato in mare degli stranieri per mano di navi militari, droni dall’autonomia di 27 ore ed elicotteri. E’ stata sospesa dal ministro Alfano il 1° Novembre del 2014 e sostituita da Triton.

Triton è invece molto diversa da Mare Nostrum: ha meno mezzi, meno fondi (40% in meno) ed è un sistema di pattugliamento. Non prevede, sulla carta, il salvataggio in mare. I numeri infatti parlano chiaro: si è passati dai 49 morti durante l’operazione voluta da Letta agli oltre 1400 di oggi.

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Mare Nostrum arrivava fin oltre le acque miste, quindi in quelle internazionali per salvare i migranti in difficoltà. Triton arriva fino alle acque miste ed è praticamente inutile, visto che la difficoltà di navigazione si ha generalmente verso i 40 miglia. I respingimenti di Maroni avvenivano in acque internazionali, grazie ad un accordo firmato da Berlusconi con Gheddafi

REGOLAMENTO DUBLINO 3 E LA DIRETTIVA N° 55 DEL 2001

Gli Stati Membri hanno firmato nel 2013 a Dublino un regolamento nel quale si facilitano gli accessi dei minori, quelli accompagnati da un familiare non diretto e soprattutto chi ha già famiglia in Europa oppure ha rapporti con un conoscente che abbia un lavoro stabile e in grado di procurargliene un altro in tempi ragionevoli. Si hanno grosse agevolazioni nella tempistica e anche di trattamento sanitario. Ma, particolare più importante, questa direttiva accolla al Paese di primo approdo il compito di garantire assistenza ed accoglienza ai profughi per tutto il periodo della verifica dei requisiti per l’asilo. Quindi gli Stati membri non possono espellerli immediatamente, pena la condanna al pagamento di multe salate.  Ad oggi, non tutti le Nazioni appartenenti all’Ue hanno ancora ratificato questo regolamento.

Una direttiva dimenticata è la 55 del 2001, nella quale si prevedeva un intervento ingente dell’Europa in caso di afflusso senza sosta di stranieri, in fuga da guerre e persecuzioni, nel territorio di uno Stato in seno a Bruxelles. Ma per la sua entrata in vigore, vi è la necessità di una maggioranza nel Consiglio e al Parlamento. Che ad oggi non ci sono.

 

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About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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