Minzolini non perde mai l’occasione per starsi zitto

E’ incredibile, ancora una volta Minzolini mi stupisce. Mi stupisce la sua forza di volontà nel fare della violenza a sè stesso, al ruolo di giornalista che ricopre, per ampliare a dismisura le balle sparate a raffica dal Presidente del Consiglio in miniatura e dal suo manopolo di inquisiti. La cosa più allucinante è che lo fa utilizzando il servizio pubblico, irrompendo in prima serata con i suoi “editoriali”, che non fanno altro che consolidare l’immagine di lacchè e buffone agli occhi del sottoscritto.

L’ultima genialata risale a ieri. Edizione del Tg1 delle ore 20…1…2…3…ed ecco il bel faccione di Minzolini apparire sullo schermo. Pronti….si va in scena!

Subito – l’ex giornalista di punta de “La Stampa” – si lancia nel suo teatrino. Il tema è quello dell’immunità parlamentare, verso la quale – naturalmente – Minzolini è favorevole.

Eccolo sferrare la sua prima “stoccata”: <<I padri costituenti inserirono nella Costituzione l’istituto dell’immunità parlamentare. Non lo fecero perché erano dei malandrini ma lo fecero perché quella norma era necessaria per evitare che il potere giudiziario arrivasse a condizionare il potere politico. L’immunità parlamentare era uno dei fattori di garanzia per assicurare un equilibrio tra i poteri. Non fu quindi un’idea stravagante perché strumenti diversi, ma con le stesse finalità, sono previsti in Germania, Inghilterra e Spagna e dell’immunità beneficiano anche i parlamentari di Strasburgo. Massimo D’Alema e Antonio Di Pietro ne hanno usufruito recentemente>>.

La colpa della revoca dell’immunità di chi è? Ma ovviamente dei giudici di Mani Pulite. Secondo lui: <<Questa operazione mediatica (Tangentopoli) si è trasformata in un atto di sottomissione alla magistratura. Da allora i gruppi parlamentari sono affollati di magistrati e ci sono addirittura partiti fondati dai magistrati. Il Parlamento non è riuscito a mettere in cantiere la riforma della giustizia. L’abolizione dell’immunità ha provocato un vulnus nella Costituzione: si è rotto un equilibrio tra i poteri e non se ne è creato un altro. Ora c’è da auspicare che quel vulnus, al di là delle dispute nominali su immunità, lodi e riforma del sistema giudiziario sia sanato>>. La colpa è dei magistrati che fanno il proprio lavoro, non dei condannati. Nessuno gli ha detto, inoltre, che ci sono anche partiti fondati da imprenditori piduisti che sfuggono ai processi, ma questo a lui non importa….deve fare bene il suo “lavoro” per prendersi il suo agognato biscottino.

Il colpo al Magistrato Ingroia non si fa attendere: <<Qualche giorno fa il procuratore di Palermo Antonio Ingroia ha giudicato pericolosa la politica del governo sulla giustizia. Un’analisi sorprendente per un magistrato che si è dato un obiettivo ancora più improprio: quello, sono parole sue, di ribaltare il corso degli eventi. Un programma politico che Ingroia ha giustificato con la difesa della Costituzione, solo che la Costituzione che voleva salvaguardare, almeno su un punto sostanziale, non è quella originale>>.

Le reazioni sono immediate. Il Cdr del Tg1 emana una nota nella quale dichiara: <<Anche questa volta non siamo d’accordo. Anche questa volta il direttore ha schierato il Tg1 attraverso un editoriale sul contestato tema della riforma della giustizia sposando esplicitamente le posizioni della maggioranza di governo. Tanto più che – il caso Cosentino insegna – le norme sull’immunità parlamentare non sono state affatto abrogate per tutti i reati connessi all’esercizio delle funzioni politiche. Senza nulla togliere al diritto del direttore Minzolini di esprimere il suo pensiero, ci preoccupa la caratterizzazione politica che la direzione sta imprimendo al Tg1. Uno strappo che contrasta con il ruolo di giornale istituzionale e non governativo caro a tutta la redazione, un ruolo che questo Cdr continuerà a difendere>>.

E’ incredibile, come una persona possa rinnegare a tal punto la sua professione. Altra balla memorabile sparata in un suo recente “editoriale”: il periodo era quello dei primi di giugno, in pieno caso Tarantini e con le Elezioni Europee in avvicinamento. Parte l’indagine della Procura di Bari, con l’acquisizione delle intercettazioni nelle quali si sentiva chiaramente Berlusconi parlare con Tarantini di mignotte (perchè il termine è quello!) e festicciole nelle sue residenze.

Il solerte Augusto non trasmette nessun servizio al riguardo e va in onda ad urne chiuse, affermando quanto segue: <<Accade che semplici ipotesi investigative e chiacchericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici. E’ avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E’ accaduto più volte in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola. Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l’informazione del servizio pubblico. Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi>>. Nessuno gli ha detto che l’indagine era già stata aperta e che non era un semplice “chiacchericcio”.

Ma non era sempre lui che – nel 1994 – da semplice giornalista de “La Stampa”, dichiarava: << […] abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a Tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. […] La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico>>? Mah….

MATTEO MARINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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