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Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, Tim Burton e la bellezza del diverso

È la passione per vecchie fotografie vintage, apparentemente un hobby come tanti, a costituire il fil rouge che collega Ransom Riggs, autore del romanzo Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, al visionario Tim Burton, regista dell’omonimo adattamento per il grande schermo che con esso firma la sua pellicola numero 18. «Una vecchia foto conserva una parte di mistero, di poesia, ha un che di fantasmatico», riflette Burton. E di che vecchie foto bizzarre è piena l’opera letteraria di Riggs (in Italia edita da Rizzoli) che è stata costruita intorno ad esse e che dal 2011 ha venduto 3 milioni di copie, divenendo il primo libro di una trilogia.

Ma è stato soprattutto il titolo del libro, col suo riferimento a dei “ragazzi speciali” (peculiar children in originale), ad attirare in particolar modo Tim Burton, che vi ha visto riferimenti alla sua infanzia («Il sentirsi strano e fuori posto di Jake, è qualcosa con cui mi sono immediatamente identificato») e che aveva già realizzato un suo libro su un bambino speciale, Morte malinconica del bambino ostrica e altre storie.

Sinossi.Miss peregrine La casa dei ragazzi speciali film Tim Burton

Di peculiar children è infatti pieno il film di Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, a partire dal protagonista Jake (Asa Butterfield) che, a causa della morte orribile e misteriosa dell’amato nonno (Terence Stamp), si ritrova in un mondo magico bloccato nel tempo, la casa diretta dalla protettiva Miss Peregrine (Eva Green).

Jake fa qui la conoscenza dei suoi giovani abitanti, ognuno dei quali possiede una peculiarità unica: Emma (Ella Purnell) ad esempio controlla l’aria e volerebbe via leggera se non indossasse delle scarpe piombate a tenerla a terra, Olive (Lauren McCrostie) deve sempre indossare dei guanti per non dare fuoco a tutto ciò che tocca, e così via. La casa di Miss Peregrine tuttavia non è più al sicuro come una volta e tra i suoi nemici capeggia Barron (Samuel L. Jackson) scienziato geniale ma crudele in cerca di immortalità. Sarà Jake ad aiutare tutti loro per sfuggire alla minaccia.

 

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Fantasia e orrore.

È un elogio alla bellezza della diversità, da difendere con orgoglio e preservare, il film di Tim Burton, che si riallaccia per tematiche ed estetica filmica a grandi classici della produzione del regista statunitense. In Miss Peregrine i generi si alternano e amalgamano, passando dal fantasy all’horror (che avevamo assaggiato l’ultima volta in Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street) alla fantascienza, con venature umoristiche e tracce del romanzo di formazione nel percorso affrontato da Jake. Difficile inquadrare un target di riferimento («Scrivo i miei film per tutti, in modo che possano essere interessanti per adulti quanto per bambini», ha dichiarato Burton): alcune scene potrebbero infatti far perdere il sonno ai più piccoli perché Burton non fa sconti, i mostri sono mostri, come tali vanno mostrati e quelli del regista sembrano attingere direttamente dal Miss peregrine La casa dei ragazzi speciali film Tim Burtoncinema espressionista.

C’è chi parla di Tim Burton come di un autore ormai in caduta libera, bollando i suoi ultimi film – compreso Miss Peregrine – come prodotti scadenti di una mente una volta brillante ormai spenta. Chi scrive non è d’accordo.

C’è sempre nei suoi film – anche i più recenti – una tale visionarietà, che alterna il gotico al pop colorato, insieme a personaggi così dolorosamente o teneramente “altri”, che sarebbe ingiusto andare a parlare di essi banalmente come di film “brutti”. Magari inferiori, un po’ stinti certo. Lo stesso vale per Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali.

 

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Burton prende il materiale di partenza di Riggs e lo adatta alla propria visione, il che potrebbe infastidire i fan del libro: Miss Peregrine si fa bella e affascinante con la scelta (peraltro azzeccata) di Eva Green, i poteri di Emma e Olive vengono invertiti, nomi e background dei cattivi sono modificati o ancora, soprattutto, si rende il film autoconclusivo, come a voler scongiurare la realizzazione di un sequel. Miss Peregrine conquista più nella prima che nella seconda parte, dove tende un po’ ad attorcigliarsi su stesso a causa soprattutto di una sceneggiatura che va a farsi confusionaria, con calo del pathos forse anche a causa dell’eccessivo gigioneggiare di Samuel L. Jackson e di derive sentimentali-adolescenziali da filone Young Adult.

Burton è sempre Burton

Eppure… eppure. Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali non è affatto un film da buttare, di quelli per cui si sente di aver sprecato i propri soldi. Siamo invece di fronte a una pellicola dignitosissima, capace di donare al pubblico momenti di tipico stupore burtoniano. Vedi la passeggiata di Emma nell’aria o l’esplorazione del relitto in fondo al mare con Jake. O ancora l’inquietante infusione di vita nei pupazzi animati di Enoch (Finlay MacMillan).

Miss peregrine La casa dei ragazzi speciali film Tim BurtonIl loop temporale nel quale sono bloccati i ragazzi di Miss Peregrine racconta non tanto e non solo una fiaba dark dagli elementi sci-fi, quanto nel suo sottotesto un momento di Storia terrorizzante, in cui la realtà che irrompe nel fantastico fa quasi più paura.

Così come è in verità angosciante soffermarsi con una riflessione più seria sulla casa di Miss Peregrine, bloccata in un frammento di Tempo (apparentemente) senza uscita. Ancora una volta, lavorando di concerto con scenografia, costumi e musica, il regista ci racconta la bellezza dello strano, del differente, rendendocelo accogliente.

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali è un film certo imperfetto, incapace di raggiungere il 100% delle sue possibilità. Eppure quando la fantasia di Tim Burton, il primo dei “ragazzi speciali”, si libra così dolce e sentita, non è possibile rimanere indifferenti e, volenti o nolenti, si continua a voler bene a un regista che al cinema ha dato così tanto.

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali sarà al cinema dal 15 dicembre con 20th Century Fox.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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