Mòn-zama

Mòn, le sonorità eclettiche e intraprendenti di Zama

I Mòn, giovanissima band romana, presentano Zama, il loro disco d’esordio uscito per Urtovox Rec.

A un primo ascolto emerge prepotente una forte vena indie, con richiami all’elettronica più eclettica che riesce a dar vita a un vortice di suoni e colori suggestivi e affascinanti.

Un punto a favore della band è la freschezza compositiva e sonora mescolata a una bella intraprendenza, che permette il perfetto amalgamarsi di suoni intimi e soffusi a momenti incalzanti e graffianti che alzano di molto l’impatto sonoro dei Mòn.

Altro punto di interesse per la band è la presenza di due distinte linee vocali, una maschile e una femminile, che si intrecciano e si mescolano alla perfezione, dando quel tocco in più ai vari brani di Zama, che sembra sin dalle prime note molto promettente.

Mòn, una band eclettica e intraprendente

Apre il disco Lungs che, dopo un intro di synth e sfumature ambient, lascia il posto a una ritmica dalle sonorità sintetiche e alla voce. Un brano posato che, gradualmente, andrà a caricarsi di sfumature sonore e soluzioni armoniche intriganti.

Grande apertura, che ci introduce a piene mani verso quello che sarà il mood del disco. Un brano in continua variazione, in grado di sorprendere l’ascoltatore dalla prima all’ultima nota, soprattutto con la grande variazione sul finale.

The Flock ha un sound più leggiadro, che ricorda i giochi a due voci alla Simon & Garfunkel. Il brano, anche in questo caso, è un continuo rinnovarsi e un continuo “cambiare forma”; tanto di cappello ai Mòn e alla loro invidiabile vena compositiva.

Nuove direzioni

Molto interessante è da notare la maniacale attenzione della band agli intermezzi strumentali, che illuminano i vari brani e li portano verso nuove direzioni.

Indigo è una sorta di ballad di toni solenni, in cui il gruppo sceglie di lasciare in sottofondo una sorta di “sporcizia” sonora che è parte integrante del tappeto sonoro costruito per il brano.

Molto audace la variazione sul finale che trasforma il tutto in una sorta di funk dalla melodia prepotente e che, come un fulmine a ciel sereno, appare e scompare dalla scena chiudendo il pezzo.

Fluorescence è un brano incalzante dal levare prepotente e dall’attitude più “danzereccia”, un bel pezzo movimentato. Un brano bello graffiante che permette alla band di snodarsi in tutta facilità tra ritmiche in levare e cavalcate più serrate. Il mix perfetto tra l’anima pop e quella più ruvida dei Mòn.

Ben giocato il finale con l’esplosione della ritmica e l’ingresso di chitarre belle taglienti che fanno esplodere il pezzo e lo chiudono.

That Melts Intro Springs parte con un intro basso e ritmica, piuttosto leggera, che andrà a fare da contorno alla chitarra e alle voci. Dopo un momento di intermezzo si entra nel vivo del brano, che esplode in un caleidoscopio di colori e di ritmiche andanti e spumeggianti.

Il pezzo cambia radicalmente trasformandosi in una sorta di opera rock dalle sonorità più sintetiche e dai toni acidi; un grande “polpettone” di suoni e sfumature sonore incredibile, difficile addirittura da descrivere se non lo si ascolta affascinati. Fantastico.

Un sound incredibile e in continua evoluzione

To Marianne riporta alla mente quei pezzi più rock’n’roll dagli accenti in battere prepotenti e incalzanti. Forse il brano più rock (o quantomeno quello più direttamente rock) della band, che riesce a coniugare sonorità più naturali a una vena melodica molto accentuata. E che tra un verso e l’altro riesce a prendere fiato e a concedersi dei momenti più rilassati.

Magistrale il lavoro della chitarra sul finale che mette in scena un gran bel solo che, sì, domina la scena ma riesce anche ad amalgamarsi alle altre sonorità in gioco arricchendole e arricchendosi. Grande chiusura.

MònSe si dovessero descrivere i Mòn con una sola parola, quella parola sarebbe “poliedrico”: un sound che riesce a sondare tutte le forme compositive e armoniche possibili, mantenendo un equilibrio sonoro e compositivo perfetto, dove tutto trova il proprio posto e porta alla luce tutto l’affascinante mondo che troviamo dietro Zama.

I Mòn sono una band da non perdere di vista

Un disco del genere, in un panorama indie che va diventando sempre più “arido” di buone idee, è veramente una goccia d’acqua nel deserto. Zama è colmo di belle idee e di una freschezza compositiva sorprendente. Un brano alla volta i Mòn restano coerenti a questa sorta di indie elettronico ma senza restare statici, anzi, ruotando ed evolvendosi in continuazione e senza mai perdere l’attenzione dell’ascoltatore.

I Mòn sono una band di carattere, in grado di regalare all’ascoltatore grandi emozioni intense e avvolgenti.
Un gruppo da seguire assolutamente.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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