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Superbike 2017: Rea vince e fa la leggenda, ma qualcosa deve cambiare

Jonathan Rea entra di diritto nella storia del mondiale Superbike. Il nordirlandese, in virtù della vittoria in Gara-1 nel round di Magny-Cours, si porta a casa il titolo Superbike 2017. Terzo sigillo iridato in altrettante stagioni in sella alla Kawasaki Ninja. Nessun pilota, sin dagli albori del mondiale dedicato alle derivate di serie, era mai riuscito a centrare tre titoli mondiali consecutivi.

Impressionante, imbattibile, leggendario. Sono questi gli aggettivi che racchiudono la potenza del britannico, protagonista di una cavalcata ininterrotta da febbraio 2015. Quanto potrà durare ancora questo strapotere? Siamo davvero di fronte al pilota più forte della storia della Superbike? Proviamo a dare delle risposte, cercando di partire da chiavi di lettura oggettive.jonathan rea 2017

I numeri della leggenda.

Come si suol dire – soprattutto in questo periodo – passiamo alle “cose formali”. Dal suo approdo in Kawasaki, il nordirlandese non ha fatto altro che vincere. 35 trionfi su 74 gare disputate (praticamente una gara vinta ogni due), con addirittura 66 podi. Le sole otto manche lontane dal podio, inoltre, sono arrivate dopo metà stagione o, in ogni caso, col mondiale già in ghiacciaia.

Quel che impressiona del campione del mondo è la costanza. L’incredibile numero di piazzamenti in top-3 portati a casa certifica una superiorità indiscutibile, che gli consente di centrare risultati importanti anche in piste non amiche. Nei tre anni in sella alla verdona ha scalato le classifiche; ora è terzo “All Time” per numero di vittorie (-9 da Carl Fogarty), secondo (al pari di Troy Bayliss) per mondiali vinti e quarto (quota 108) per numero di podi complessivi in carriera.

In poche parole, se Jonathan Rea dovesse ripetere un’altra annata così – ipotesi non del tutto impossibile – straccerebbe ogni sorta di record quantificabile. A quel punto anche le statistiche lo incoronerebbero come il pilota più vincente della storia della Superbike. Per adesso ci accontentiamo di “farlo salire sul podio“, insieme ad altri due mostri sacri già citati, come Carl Fogarty e Troy Bayliss. Scommettiamo, però, che l’epopea di Johnny non sia finita qui.

E gli avversari?

Qualcuno potrebbe obiettare che lo sport non è fatto solo di statistiche. In particolar modo il motociclismo. Anche se sembra difficile non considerare i numeri del dominio del tre volte campione del mondo, questa obiezione risulta più che lecita. Jonathan Rea sta vincendo a mani basse in un periodo singolare per il mondiale Superbike. La Kawasaki staziona da almeno sei stagioni nei piani altissimi della classifica. La Ninja è indubbiamente la moto più performante del lotto, con un’impennata di prestazioni in crescendo soprattutto nelle ultime tre annate.

chaz davies 2017Il binomio Rea-Kawasaki rappresenta il connubio “pilota più forte sulla moto più veloce“. Questa particolare combinazione va a braccetto con un altro aspetto: l’indebolimento degli avversari. Negli ultimi tre anni il mondiale delle derivate di serie ha registrato la scellerata rinuncia dell’Aprilia ufficiale, unica e ultima grande avversaria capace di strappare un titolo alla casa giapponese – prima con Biaggi e poi con Guintoli. Nello stesso periodo Yamaha e Honda portavano in pista i nuovi gioielli di casa, rivelatisi ben presto, però, decisamente non all’altezza di dare battaglia alla prima della classe. Con la scomparsa della Suzuki e l’impegno a mezzo servizio della BMW, l’unica avversaria credibile rimasta è la Ducati.

In effetti Chaz Davies è stato sicuramente l’antagonista principale della favola verde. Anche perchè l’unico altro pilota in grado di strappare vittorie importanti, vale a dire Tom Sykes, ha tirato i remi in barca da almeno un anno, accontentandosi di una tranquilla seconda guida nel team Kawasaki.

Tutto ciò non ridimensiona i trionfi di Rea. Di certo, però, li inserisce in un contesto particolare, che non ha precedenti diretti nel mondiale.

Verso un cambio di regolamento.

Forse l’unico paragone che regge con l’attuale dominio di Rea, è quello con il mondiale vinto da Neil Hodgson nel 2003. Allora la Ducati era rimasta l’unica, o quasi, moto sulla griglia. Le altre case erano alle prese con modifiche di regolamento epocali, che daranno il via all’evoluzione (rivoluzione) delle derivate di serie.
La situazione di oggi è ben diversa – non c’è solo la verdona in griglia – ma ciò che sta per succedere nel mondiale rispecchia in parte la Superbike di quegli anni.

Questa Superbike deve cambiare. Lo deve fare perchè l’equilibrio, lo spettacolo e la lotta spietata (sportiva, s’intende) sono tre dei dettami che da sempre hanno appassionato i fan del mondiale. E che da qualche anno non si vedono più.box superbike 2017

Spesso si confonde la necessità di spettacolo con la necessità di “far vincere qualcuno che non sia Rea“. Questa seconda prospettiva è oltremodo sbagliata. Ridurre le prestazioni della Kawasaki potrebbe non essere (anzi non lo è!) la strada da imboccare. Il cambio di regolamento in ogni caso arriverà. L’unica domanda è: dove si andrà a finire?

Quante strade percorribili…

Attualmente i “modelli percorribili” – tra quelli in voga e vincenti nelle altre categorie blasonate – sembrerebbero essere i seguenti:

  1. L’introduzione della centralina unica. Questa ipotesi appare una delle più calde, poichè un regolamento simile è stato introdotto con successo anche in MotoGP. La Dorna – che gestisce sia MotoGP che Superbike – non sembra essere sfavorevole a questa strada, considerando anche il fatto che il campionato dei prototipi, se prendiamo in riferimento gli ultimi due o tre anni, ha riacquisito tantissimo in termini di spettacolo e di appeal. Inoltre non si era detto che il guaio principale delle moto del nuovo Millennio era proprio l’elettronica troppo invasiva e “spudorata”?
  2. L’avvicinamento al regolamento Stock. La categoria Superstock 1000, vicina parente delle cugine Superbike, sarà probabilmente soppressa nel giro di una o due stagioni. Questo perchè la Dorna sta puntando – in pieno stile MotoGP – a ridurre le categorie, lasciandone essenzialmente tre: Supersport 300, Supersport (600) e Superbike. “Unire” le due categorie 1000 vorrebbe dire ridurre i costi delle moto per i team, avvicinamento epocale delle Superbike ai modelli stradali ma anche riduzione delle prestazioni. Quest’ipotesi non è molto ben vista dai piloti; non è detto, in ogni caso, che tale modifica risolva i problemi di divario tra le varie squadre.
  3. L’avvicinamento al regolamento British Superbike. Questa sarebbe senz’altro l’ipotesi – attualmente la meno considerata – più affascinante e romantica. Le sfide britanniche sono le più apprezzate dai “veri appassionati” di Superbike. Il regolamento prevede Showdown e Ryder’s Cup, che consentono alla competizione di rimanere viva fino all’ultima gara. Il campionato nazionale più avvincente e famoso al mondo potrebbe insegnare molto. Se sì accettassero i dettami british alla lettera, si andrebbe a una quasi totale assenza di team prettamente ufficiali, con la possibilità di base di vedere numerose squadre private in grado di combattere per la vittoria. Questa via garantirebbe sicuramente tanto spettacolo e competitività. Ma siamo sicuri che a Ducati e Kawasaki (le case attualmente più impegnate e vincenti) andrebbe bene una soluzione del genere?

Nulla toglie alla Dorna di ricercare una quarta novità da attuare. Noi (umili appassionati) restiamo in attesa, cercando di capire cosa succederà nel 2018 e, soprattutto, nel 2019. Per adesso ci godiamo il fenomeno Jonathan Rea, che sta riscrivendo a grandi passi la storia del mondiale delle derivate di serie. Il titolo Superbike 2017 parla ancora nordirlandese.

 

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Classe 1992, originario di Albano Laziale, consegue la maturità scientifica nel 2011 e nello stesso periodo inizia a collaborare con varie testate di livello locale. Sempre dal 2011 studia "Lettere Moderne" all'Università La Sapienza di Roma e diventa speaker ufficiale e blogger della web radio www.radioliberatutti.it, nella quale conduce un programma sportivo, a cadenza settimanale, dal nome "Sport 43". Dal 2013 scrive periodicamente per giornali cartacei come "VelletriOggi", "Il Corriere Tuscolano" e "Il Caffè dei Castelli Romani", con articoli che variano dalla cronaca all'attualità, dallo sport alla politica, passando per cultura e spettacolo. Appassionato, a volte maniacale, di sport, cinema, musica e motociclette, è cresciuto con la voglia di scrivere di ciò che più lo attira. VICEDIRETTORE DI WILD ITALY


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