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Turner: il pittore della luce

Immaginate di tornare indietro nel tempo, per la precisione nella Londra del XIX secolo. Ciò che vedreste sarebbero i paesaggi e le architetture protagonisti dei dipinti di William Turner. Al Chiostro del Bramante, dal 22 marzo al 26 agosto, è possibile rivivere quell’epoca attraverso gli occhi del “mago” dell’acquerello, grazie all’allestimento curato da David Blaney Brown. Più di novanta opere d’arte in mostra, tutte provenienti dalla Tate Britain di Londra che conserva il preziosissimo lascito del pittore all’Inghilterra.

Una collezione composta di studi, acquerelli e una selezione di oli che esprimono il lato più intimo dell’artista. Molte di queste opere conosciute come “Turner Bequest”, provengono dallo studio personale dell’artista e sono state realizzate negli anni per il suo “proprio diletto” secondo l’espressione del critico John Ruskin.

La mostra

L’esposizione è divisa in sei sezioni che ripercorrono cronologicamente lo sviluppo artistico del pittore londinese. Fin dai primi sguardi alle opere, si percepisce il talento indiscusso di Turner. Con i suoi acquerelli conferisce valore ad uno strumento che fino a quel momento veniva utilizzato perlopiù per studi di composizione. Nelle prime sale si possono osservare opere frutto dei primi viaggi estivi che dalla campagna londinese si ampliano al sud e all’ovest dell’Inghilterra, al sud del Galles fino alle Highlands scozzesi.

Arco di Costantino, Roma – 1835

L’artista gioca con i colori tenui e leggeri degli acquerelli che si fondono fino a creare un’atmosfera magica e avvolgente. Ma li utilizza anche come fossero colori ad olio, intensificandoli. La passeggiata fra le architetture e i paesaggi inglesi è resa piacevole anche dall’illuminazione soffusa delle opere – allestita nel rispetto delle indicazione del museo londinese – che consente al visitatore di passare da un dipinto all’altro con serena continuità.

Il percorso va avanti e consente di entrare nel vivo dei viaggi oltremanica di Turner con opere, anche di piccolissime dimensioni, raffiguranti paesaggi montuosi delle Alpi, città come Roma e Venezia. Quest’ultima è molto cara all’artista, rapito dal fascino decadente e romantico dei suoi canali. In opere come L’arco di Costantino, Roma del 1835, emerge fortissima l’influenza di Claude Lorrain, artista del seicento, considerato maestro del paesaggio ideale. Tra olio e acquerelli, lo scenario artistico di Turner muta durante gli anni: viene lasciato moltissimo spazio alla luce, i colori sono freschi e trasparenti, in ambientazioni che rendono il senso della meraviglia. Un esempio di ciò è il dipinto Venezia, veduta sulla laguna al tramonto del 1840, periodo all’apice della carriera dell’artista.

La teoria dei colori

da chiostrodelbramante.it

Durante tutta la sua vita Turner si esercitò e studiò il colore, in particolar modo con gli acquerelli. Fondamentale per le sue ricerche fu la “Teoria dei colori” di Johann Wolfgang von Goethe del 1810. Mentre Newton nel 1666 sosteneva che fosse la luce a scaturire dai colori, lo scrittore tedesco affermava il contrario; i colori consistono in un offuscamento della luce o nell’interazione della stessa con l’oscurità. Turner  approfondì questi studi e durante le lezioni di prospettiva che tenne alla Royal Academy realizzò dei diagrammi, in parte presenti nella mostra, per dimostrare come attraverso l’uso dei colori si potesse creare l’illusione della profondità.

Un artista che ha esercitato una grande influenza nelle generazioni successive di pittori, soprattutto Impressionisti. Gli effetti di luce e colore e la tecnica di registrazione dell’atmosfera all’aperto sono fra le sue eredità più importanti per questa corrente. Una chicca della mostra è la piccola sala “Memorie di Bamburgh”, un’immersione totale nelle atmosfere di suono e colore tanto amate da Turner. Una mostra dunque che consente di avventurarsi in un mondo romantico, pieno di morbide sfumature ma anche di dettagli sorprendenti.

 

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About

Nata a Velletri nel 1993, dopo il conseguimento del titolo triennale in Cooperazione internazionale e sviluppo presso l’Università La Sapienza di Roma, frequenta il corso di laurea magistrale in Media, Comunicazione digitale e Giornalismo nello stesso ateneo. Curiosa per natura, appassionata di tutto ciò che è arte, in particolare fotografia e pittura. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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