Il Movimento 5 Stelle e “l’affaire Muraro”: la telenovela continua
Giovanni Malagò, presidente del Coni, ha ritirato definitivamente – pochi giorni fa – la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. Determinante è stato il rifiuto del sindaco di Roma, Virginia Raggi, di ospitare la manifestazione sportiva più importante di sempre. E’ questo l’ennesimo episodio che ha scatenato un nuovo vespaio di polemiche contro la giunta capitolina, iniziate con le beghe per la nomina del nuovo assessore al Bilancio. Ma la questione che continua, imperterrita, a tenere banco sulle cronache capitoline è la posizione di Paola Muraro, assessora all’Ambiente, indagata dalla Procura di Roma per abuso d’ufficio e violazioni ambientali.
Nelle ultime settimane si sta diffondendo sempre di più la notizia che in realtà la Muraro rischierebbe solo una pena pecuniaria che oscilla tra i 2.600 e i 26.000 euro. In ogni caso vale la pena ricordare un particolare: al di là delle responsabilità penali dell’assessora, che dovranno essere accertate solo ed esclusivamente dalla magistratura, c’è un enorme conflitto di interessi che pende sulla sua testa.
Tutto inizia con un incarico (l’ennesimo in 12 anni) di consulenza all’Ama, azienda municipalizzata del Comune che si occupa di rifiuti. Il lavoro inizia il 1° gennaio 2015 (in piena giunta Marino). Nel contratto, firmato dal direttore generale Alessandro Filippi, era previsto testualmente che la Muraro avrebbe percepito 115.200 euro oltre Iva al lordo.
L’oggetto dell’incarico prevedeva l’ “assistenza Tecnico – Amministrativa per la predisposizione di atti autorizzativi integrati degli impianti gestiti da Ama S.p.a, collaborazione e supporto della preparazione dei relativi documenti gestionali, assistenza nella opportune sedi istituzionali” ed anche il monitoraggio del processo di selezione e trattamento dei rifiuti urbani non pericolosi negli impianti di via Salaria e Rocca Cencia.
Insomma, chi ancora oggi deve risolvere gli annosi problemi legati allo smaltimento dei rifiuti da parte dell Ama è una persona che ha già lavorato al suo interno come consulente. Una dato di fatto che ha fatto suonare le sirene del conflitto di interessi, su cui ancora oggi si discute.
Come si è discusso e si discute anche degli incontri avuti dalla stessa Muraro con il deputato del “Movimento 5 Stelle” Stefano Vignaroli, insieme al ras dei rifiuti di Roma capitale, Manlio Cerroni (patron di Malagrotta e già arrestato nel 2014 per associazione a delinquere).
La commissione Ecomafie ha aperto recentemente un procedimento formale contro Vignaroli, chiedendo che venisse ascoltato e vedendosi opporre un diniego, per aver – pare – imposto all’Ama l’utilizzo degli impianti facenti capo a Cerroni. Come si vede, il bandolo della matassa dell’intricato affaire Muraro è ancora ben lontano dall’essere trovato.
Nell’attesa di sapere come andranno a finire tutte le inchieste aperte in questi mesi, Roma continua a restare in piena emergenza rifiuti. Sino ad oggi le uniche cose che hanno funzionato bene sono state solo le chiacchiere e le parole. Basteranno, a lungo andare?