Movimento 5 Stelle: storia di uno tsunami politico. Intervista a Lorenzo Mosca

Lorenzo Mosca è ricercatore presso il Dipartimento di Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre e insegna Teorie e tecniche dei nuovi media e Comunicazione politica e opinione pubblica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della stessa Università.

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Lorenzo Mosca

Da anni studia il Movimento 5 Stelle, parlandone anche in diversi libri, come: Il partito di Grillo; Nuovi media, nuova politica? Partecipazione e mobilitazione online da MoveOn al Movimento 5 stelle e La webpolitica. Istituzioni, candidati, movimenti fra siti, blog e social network .

Per diverse settimane, ho avuto modo di assistere alle sue lezioni di Sociologia della Comunicazione e dei Media e, dopo un suo focus proprio sul Movimento di Grillo, decido di chiedergli un’intervista.

In un tiepido pomeriggio di inizio aprile ci ritroviamo quindi in un’aula dell’università, a fare quattro chiacchiere su questo “tsunami politico” che analizza da tempo.

In quale periodo politico nasce il Movimento 5 Stelle e quali sono le sue caratteristiche principali?

Il Movimento 5 Stelle nasce in una fase di forte sfiducia dei cittadini nei confronti della politica ed è una fase caratterizzata da, anche in chiave comparata, un fortissimo allontanamento dei cittadini da tutte le istituzioni rappresentative nel loro complesso (dai partiti ai sindacati).

Se andiamo a vedere i dati di Eurobarometro, ci rendiamo conto che – nel corso degli ultimi 10 anni – la fiducia dei cittadini nel governo nazionale, nel parlamento nazionale e nei partiti è diminuita moltissimo ed oggi tocca tassi che fanno suonare irrimediabilmente dei campanelli d’allarme.

Chiaramente questa fiducia è diminuita anche negli altri paesi europei ma non nel modo e con la velocità che abbiamo visto in Italia. Oggi parliamo di un tasso di fiducia nei partiti che si attesta intorno al 4%, un dato che non ha pari rispetto ad altri regimi democratici. Tutto ciò, ovviamente, non è avvenuto da un giorno all’altro.

Una prima fase di distacco, di disancoraggio dei cittadini nei confronti delle istituzioni sicuramente c’è stata con Tangentopoli.

Nell’anno che ha preceduto le elezioni politiche nazionali del 24 e 25 febbraio 2013, ci sono state inchieste che hanno toccato a 360 gradi tutti gligrillini_nell_occhio_del_ciclone_social_2752 attori del sistema politico italiano, non risparmiando sostanzialmente nessuno.

I partiti, in più, hanno dimostrato di non saper riformare la politica. Si parla da tempo della riforma della legge elettorale, si parla della riduzione dei costi della politica, dell’abolizione delle province e poco o nulla è stato fatto. Si è approvata una legge anti corruzione molto “annacquata”, quando è arrivata al vaglio delle camere della scorsa legislatura.

Tutti questi elementi hanno certamente generato un humus particolarmente favorevole per l’affermazione del Movimento 5 Stelle, il quale ha saputo cogliere un processo in cui i partiti si sono anche progressivamente ritirati da alcuni ambiti pubblici che avevano da sempre presidiato fino al crollo della Prima Repubblica.

Il Movimento è stato quindi capace, da una parte, di occupare massicciamente il web e dall’altra di riappropriarsi di alcune forme premoderne di campaigning (il comizio, l’interazione faccia a faccia). Basta pensare che la spina dorsale del Movimento, cioè la struttura organizzativa che è fondata sul Meetup, è fondata su questa piattaforma online in cui l’aggancio con il territorio è fortissimo.

Quindi i comizi da una parte e il web dall’altro.

Ci sono poi tre fasi di vita che compongono la storia del Movimento:

La prima (fase di latenza, legata soprattutto alle attività sul territorio), che va dal 2005 al 2007, va dal lancio del Blog di Grillo alla nascita dei primi MeetUp, al primo V Day

La seconda fase (visibilità, legata anche alle proteste di massa) è compresa fra il primo V Day, la nascita delle liste civiche certificate “Amici di Beppe Grillo”, fino al successo delle elezioni amministrative del 2012.

La terza fase (boom o shock elettorale) è quella che va dal successo elettorale del 2012 (con la conquista dei comuni di Parma, Mira, Sarego e Comacchio), ad oggi.

Proprio sul web, nella prima fase, il Movimento si rivolgeva agli ex elettori del centrosinistra delusi (anche se ha già la capacità di pescare Beppe-Grillo-Euro-400x266nell’astensionismo). C’è poi la seconda fase del boom elettorale delle elezioni amministrative del maggio 2012, in cui invece il Movimento comincia avere la capacità di parlare a gruppi sociali diversi, più tipicamente vicini alla galassia del centrodestra.

Ci si rende poi conto, in questa seconda fase, che è necessario non limitare il proprio messaggio alla Rete. La scelta di “tornare” quindi in piazza è dettata dalla necessità di parlare a quei gruppi sociali, ai quali – soprattutto in Italia – non si riesce a parlare solo attraverso il web.

 

Aggiungerei un altro elemento: l’odiatissima televisione, dalla quale i rappresentanti del M5S si sono tenuti alla larga.

Il terzo elemento delle strategie comunicative del Movimento è proprio la televisione. Sia Grillo, sia Casaleggio sanno benissimo che la televisione è il principale mezzo d’informazione politica in Italia e che quindi non se ne può prescindere.

La strategia adottata sino adesso di assenza da qualsivoglia programma, notiziario televisivo, rende il fenomeno 5 Stelle e Grillo estremamente notiziabile (anche in una forma morbosa, a dire il vero).

Se ne parla poi se non altro perché i mezzi televisivi, soprattutto in campagna elettorale, devono mantenere un regime di par condicio con tutti i competitor della competizione politica e quindi anche con lui e il Movimento.

Grazie a questa capacità di tenere insieme tutto, Grillo parla a gruppi sociali estremamente eterogenei, collocandosi al di sopra degli schieramenti politici e facendo convergere parti di elettorato che difficilmente potevano confluire su un soggetto solo in precedenza.

E’ vero, c’è stata la Democrazia Cristiana che era un partito interclassista ma, tra la Prima e la Seconda Repubblica, i partiti hanno sempre lavorato per mantenere il proprio elettorato di riferimento, molto settoriale.

 

Per quanto riguarda le proposte avanzate dal Movimento, lei parla di “colonizzazione dei temi”. Cosa intende?

Inizialmente il Movimento 5 Stelle nasce su tematiche che riguardano soprattutto issues (problematiche) di livello locale. Le 5 stelle sono movimento-5-stelle-ambienteappunto lo sviluppo sostenibile, l’energia pulita, l’acqua pubblica, la mobilità sostenibile e la connettività (il wifi).

I 5 Stelle si propongono quindi come soggetti di un nuovo ecologismo, di un nuovo ambientalismo, considerando che i partiti verdi si sono sempre collocati più a sinistra che a destra.

A questo elemento, si aggiunge la moralizzazione della politica, la lotta anticasta, il taglio dei costi della politica, la trasparenza e via dicendo.

Dopo di questo, per caratterizzarsi come partito catch all (piglia tutto), il 5 Stelle comincia ad abbracciare una pluralità di tematiche (come il reddito di cittadinanza, tematica tipicamente di sinistra).

D’altra parte, se noi andiamo a vedere l’azione politica concreta di governi locali, vediamo che l’attenzione è focalizzata anche sul mantenimento dei conti pubblici (vedi Pizzarotti a Parma).

Proprio Pizzarotti è l’esempio di come lì il Movimento applichi politiche di salvaguardia della spesa pubblica, attraverso anche politiche neoliberiste di taglio ai servizi pubblici o di una maggiore imposizione fiscale.

Su provvedimenti quali la delibera anti movida, Pizzarotti è stato visto come un primo cittadino conservatore, che applicava politiche di destra più che di sinistra.

Oltre poi ad abbracciare tematiche di destra e di sinistra, sia a livello locale che a livello nazionale, il Movimento sposa anche i conflitti a livello locale, generando consensi: in Piemonte è il Movimento No Tav, in Puglia è il Movimento anti Ilva, in Sardegna è a favore degli operai del Carbo Sulcis, etc.

Il Movimento 5 Stelle riesce a trasformare quindi i conflitti locali in lotte portate avanti nelle istituzioni, esperimenti mai riusciti in precedenza con tale portata.

 

Su alcune tematiche però si dice che il Movimento sia un po’ assente. E’ vero, secondo lei?

Sì, è vero. Un tema è l’immigrazione, per esempio. Un altro è la politica estera in toto. Sì, sappiamo che il Movimento di Grillo è tendenzialmente contro la guerra, hanno chiesto il ritiro dei soldati dall’Afghanistan, si parla di un referendum per uscire dall’Euro (anti costituzionale) ma sostanzialmente noi non sappiamo bene come, su questa grande tematica, il Movimento declina il suo discorso.

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Qual è secondo lei la più grande paura che può nutrire o che si può nutrire nei confronti del Movimento oggi?

Il problema dei partiti populisti, in cui il Movimento 5 Stelle rientra e non rientra, è che nascono e crescono in situazioni di crisi del sistema politico, economico e finanziario e le rivendicazioni che avanzano sono di solito difficili da tradurre, una volta arrivati al governo. L’esperienza ci insegna che quando questi partiti arrivano al governo, di solito si sgonfiano perché non riescono a tenere insieme il consenso eterogeneo formatosi e non si dimostrano all’altezza di governare.

 

Ma la parola “populismo”, usata più volte per definire Grillo e il Movimento nel complesso, secondo lei ha solo un’accezione negativa?

No e le spiego perché. L’accezione di populismo (o populista), dal punto di vista sociologico e politologico, definisce una nuova famiglia di soggetti politici, diversa dalle famiglie tradizionali (come socialisti, socialdemocratici, conservatori, etc.), che ha alcuni elementi in comune come la thin ideology, un’ideologia molto debole e un uso spregiudicato della comunicazione politica (il richiamo, l’appello costante al popolo, ai cittadini che devono riprendere in mano le istituzioni).

Capisce bene quindi che non è per forza contrassegnato da un’unica accezione dispregiativa, come disegnato a volte dai giornali. Consideriamo poi il fatto che, almeno ufficialmente, il Movimento si differenzia dai partiti populistici per un culto del leader non così accentuato (Grillo si definisce “il megafono del Movimento”).


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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