Musei italiani: nel 2017 incassati oltre 64 milioni di euro

IL COLOSSEO IN CIMA ALLA TOP 30 DEI MUSEI PER VISITATORI E INTROITI. TUTTI I DATI DEL MIBAC

 

64 milioni 213mila 774 euro e 17 centesimi. Tanto è stato l’incasso dei biglietti d’ingresso venduti nei musei italiani – intesi come quelli pubblici – in tutto il 2017. A certificare questi numeri, nel marzo scorso, è l’Ufficio di Statistica del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

GLI INTROITI MESE PER MESE

A svettare tra i mesi con gli introiti più alti ci sono: aprile (6 milioni e 720mila euro), maggio (6 milioni e 230mila euro) e poi ancora agosto (6 milioni e 815mila euro), settembre (6 milioni e 670mila euro) e ottobre (6 milioni e 171mila euro). Brusco calo, invece, nei mesi più “rigidi” dal punto di vista climatico. Novembre, dicembre, gennaio e febbraio registrano cifre che oscillano tra i 3milioni e 368mila euro e i 4milioni e 420mila.

LA TOP 30

L’Ufficio di Statistica del Ministero, con una tabella, ha anche stilato la classifica dei 30 musei, monumenti e aree archeologiche statali che hanno avuto più visitatori e maggiori incassi. Primo posto per la triade Colosseo, Foro Romano e Palatino. Con poco più di 7 milioni di visitatori e 48 milioni e mezzo di euro incassati, conquistano la vetta della top 30.

Medaglia d’argento per gli Scavi di Pompei con 3 milioni e 380mila visitatori e poco meno di 27 milioni e mezzo di euro in cassa.

Scendendo ancora, in terza posizione ecco Galleria degli Uffizi e Corridoio Vasariano. In questo caso parliamo di 2 milioni e 235mila ingressi e di oltre 13 milioni di euro.

Nella tabella in allegato tutta la classifica:

MA QUANTO INVESTIAMO IN CULTURA?

A fronte di questi dati la domanda che sorge spontanea è: ma quanto investiamo in cultura e quindi anche in questo settore? Poco o nulla, a leggere i dati. Lo spiega, per esempio, dalle colonne de Il Fatto Quotidiano il professor Salvatore Settis che – il 30 luglio 2017 – scrive: «L’Agenzia per la Coesione Territoriale, che dipende direttamente dal Presidente del Consiglio, ha diffuso il 24 luglio la sua relazione annuale, che analizza i flussi di spesa 2015-16 del settore pubblico allargato, disaggregandoli per aree geografiche e per settori. Per esempio, appunto, la cultura […] contiene un confronto inesorabile fra la spesa italiana e quella degli altri Paesi europei, e ricostruisce la serie storica degli interventi finalizzati allo sviluppo del Mezzogiorno in un periodo molto lungo (1951-2015)».

Fonte: Il Messaggero – Viaggi

«Scopriamo così – continua Settis – che “nel settore cultura, nonostante alcuni recenti interventi volti ad affermare la centralità della cultura come motore per il rilancio socio-economico dei territori, gli effetti sui livelli di spesa continuano ad essere inesistenti”, anzi “la spesa pro capite complessiva rimane invariata con tendenza al decremento”, e nulla indica che “qualcosa è cambiato”, come viceversa si pretende. “Quello in cultura rimane il più grande disinvestimento settoriale che si sia avuto in Italia negli anni 2000, certamente influenzato dalle politiche di contrazione della spesa pubblica, che tuttavia nella cultura hanno pesato più che in tutti gli altri comparti”».

«Nel contesto europeo – conclude il professore -, “il confronto internazionale risulta impietoso: la spesa primaria per attività culturali e ricreative in rapporto al Pil risulta in Italia – nonostante lo straordinario patrimonio artistico e la ricchissima eredità culturale – decisamente inferiore a quella media dei Paesi Ue”».

I DATI EUROSTAT

Dello stesso avviso TrueNumbers, sito di approfondimento dedicato al data journalism, che – grazie a una rilevazione compiuta da Eurostat – illustra nel dettaglio quanto venga speso per la cultura, il tempo libero e la religione in percentuale sul prodotto interno lordo di ciascun paese dell’Unione Europea.

«Nel 2015 – si legge – , gli stati membri dell’Unione europea hanno dichiarato quasi 153 miliardi di euro di spesa pubblica per la voce “ricreazione, cultura e religione”. Questa cifra è equivalente all’1% del Pil dell’Europa. Per fare un paragone, l’1% del pil europeo è molto meno rispetto all’importo speso per altre attività come la protezione sociale (spesa pari al 19,2% del Pil nel 2015), la salute (7,2%), l’istruzione (4,9%) o addirittura la difesa (1,4%). Tuttavia, è superiore alla spesa pubblica per la protezione dell’ambiente (0,8%) e per alloggi e comunità (0,6%)».

Chi spende di più per tempo libero, cultura e religione è l’Ungheria (2,1%). L’Italia si ferma allo 0,7%.

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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