Napolitano alla prova dei fatti/4: il factotum

Il peso che il novennato di Napolitano avrà nella vita repubblicana risulta evidente anche solo se si considera quanto visto fin qui: nell’indicare ulteriori argomenti di riflessione, quest’ultima puntata del nostro reportage mira a evidenziare ancor meglio la portata della questione.

L’INDEBOLIMENTO DEGLI ALTRI ORGANI COSTITUZIONALI. Quanto analizzato nelle puntate precedenti mette in risalto come Napolitano abbia sostanzialmente svilito il potere legislativo e quello esecutivo. Il dato, evidente soprattutto con gli interventi nelle formazione delle leggi, trova conferma nella gestione delle crisi di napo prodiGoverno. Se si eccettua il caso di Prodi (licenziato dopo il voto delle Camere), durante questi nove anni ha sempre prevalso la via delle dimissioni senza sfiducia, modalità che ha sempre portato alla nascita di un nuovo Esecutivo di forte impronta “napolitaniana”. Al rafforzamento della centralità del Capo dello Stato, comunque prevista dalla Costituzione in questa circostanza (art. 92, comma 2: è lui che «nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri»), fa da contraltare il ridimensionamento di due degli organi costituzionali della nostra Repubblica italiana, oggi fortemente sottomessi alla sua volontà.

Il discorso è il medesimo se si prende in considerazione il rapporto tra Napolitano e la magistratura, esemplificabile anche solo con le posizioni assunte rispetto all’inchiesta dei pm di Palermo sulla trattativa tra Stato e mafia. Al di là dei giudizi tranchant sugli squarci aperti da Spatuzza e Ciancimino, all’ascolto prestato alle istanze di uno degli imputati, Nicola Mancino, si affianca il primo conflitto di attribuzioni sollevato da un Presidente della Repubblica contro una procura: la non intercettabilità, anche indiretta, delle telefonate del Capo dello Stato sancita dalla Corte costituzionale ha ridotto il raggio d’azione della magistratura, ampliando nel contempo il suo potere e sacrificando enormemente l’articolo 3 della Costituzione relativo all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

LO SVILIMENTO DELLE OPPOSIZIONI. In una prospettiva che prenda in considerazione l’intera architettura costituzionale, la rottura del bilanciamento dei poteri tra i diversi organi deve essere esaminata assieme agli attacchi riservati alle opposizioni. A livello parlamentare, basterà richiamare uno dei suoi ultimi discorsi, quello – già approfondito – dello scorso 10 dicembre tenuto di fronte all’Accademia dei Lincei. Nell’occasione Napolitano criticò pesantemente le forze antieuropeiste presenti in Parlamento (M5S e Lega) e, soprattutto, la cosiddetta antipolitica (ancora il M5S): se analizzati a partire dal ruolo di garante delle (sue) maggioranze, già messo in rilievo, questi giudizi, inserendosi alla perfezione nella sua concezione dello Stato, trovano effettivamente Napolitano-Grillo-N01una spiegazione; questa, tuttavia, pare difficilmente compatibile col ruolo di colui che, Costituzione alla mano, «rappresenta l’unità nazionale» (art. 87).

NAPOLITANO, RISULTATO DI UNA POLITICA DEBOLE. Rispetto a quanto visto con questo reportage, i nove anni della Presidenza di Napolitano assumono una valenza certamente significativa: considerate le molteplici innovazioni introdotto nell’ordinamento repubbliano, difficilmente i futuri trattati di storia potranno liquidare la sua figura.

Nell’evidenziare come la Costituzione oggi ufficialmente in vigore risulti, nei fatti, sempre meno valida, queste novità trovano una spiegazione non tanto nell’ambizione dell’uomo Giorgio Napolitano (certamente innegabile, soprattutto se si pensa anche solo al valore simbolico della prima rielezione nella storia italiana, in grado di otivare il sopranome di «Re Giorgio»), quanto piuttosto nella debolezza della politica: solo dei Parlamenti e dei Governi fortemente debilitati potevano permettere questa devianza dalle norme sancite dalla Carta. Nella speranza che la svolta verso il presidenzialismo impressa da Napolitano non apra scenari autoritaristici (il novennato reca in dote un Presidente factotum, sempre più difficilmente soggetto alla legge), è questa la vera riflessione che si impone all’opinione pubblica: Napolitano è una conseguenza dell’evoluzione in atto nell’ordinamento italiane, non la causa.

 

LEGGI LA PRIMA PUNTATA DELL’APPROFONDIMENTO: LA RIELEZIONE E LE DIMISSIONI

LEGGI LA SECONDA PUNTATA DELL’APPROFONDIMENTO: LE INNOVAZIONI DELLE PROCEDURE REPUBBLICANE

LEGGI LA TERZA PUNTATA DELL’APPROFONDIMENTO: IL RAPPORTO CON BERLUSCONI


About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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