Napolitano Bis: mi consenta Presidente, io non ci sto

Una nobile carriera politica, onorata fino all’ultimo momento, fino quando ha detto sì a un nuovo mandato. Giorgio Napolitano, rinunciando alla coerenza, che dovrebbe essere una delle doti più care a un uomo politico, torna dunque a ricoprire quel ruolo che è stato suo in questi ultimi sette anni, diventando il primo Presidente della Repubblica a essere rieletto per un secondo mandato.

Rinunciando alla coerenza, sì, avete capito bene! Perché non si può pensare a 87 enne anni compiuti di tornare in sella, dopo Funerale dei militari rimasti uccisi in Afghanistan durante un attentatoaver dichiarato che scegliere di nuovo lui sarebbe stata una “non soluzione perché tutto quello che avevo da dare l’ho già dato” – nelle parole che affidava al direttore de La Stampa in una sua intervista una settimana prima del voto.

Alla fine ha accettato quella che lui stesso aveva definito una “soluzione pasticciata, all’italiana” che lo ha riportato al colle, per il bene dello Stato.

Era chiaro fin da subito che questa discussa elezione presidenziale avrebbe portato delle sorprese. Abbiamo persino rischiato di vedere Romano Prodi, colui che affossò l’IRI e la SME, al Quirinale. E per un attimo anche il caro ex sindacalista Franco Marini, osteggiato fortemente dalla corrente renziana del PD. Nomi scomodi, dunque, ma in cui gli uomini di partito credevano. A tal punto da dimettersi, alcuni – come il caro Bersani, che, sconsolato, ora torna nella sua cameretta a smacchiare peluche di giaguari.  Poi la scelta di convergere sul Presidente uscente, e alla sesta elezione, con 738 voti, “Habemus Giorgio”.

È un ritorno, questo, che auspica un governo di larghe intese – l’unica condizione posta da Napolitano prima di accettare il nuovo incarico – probabilmente guidato da Amato o Letta, con un Presidente della Repubblica che alla fine del mandato dovrebbe avere 94 anni. Grandi intese sì, dunque, ma a che prezzo mi domando. Per dirla con una battuta di Luciana Littizzetto, fresca della puntata di domenica 22 aprile di Che tempo che fa: «Napolitano torna al Quirinale. Si fa il nome di Amato per la Presidenza del Consiglio. Se le gemelle Kessler accettano la prima serata del sabato di Rai 1, siamo veramente un Paese proiettato al futuro». Sì, perché se la chiave del nostro futuro dovrebbero essere i giovani, allora è chiaro che il governo e la scelta del Presidente della Repubblica stanno andando proprio nella direzione sbagliata.

E se è vero, come ha detto Napolitano in primis, che aveva già dato tutto quello che poteva dare al nostro Paese, cosa significa tornare per il bene dello Stato? Se ci tengono a digiuno da due mesi da un governo vitale per il rilancio dell’economia, cosa sarebbe stato mai qualche giorno in più senza un Presidente della Repubblica, per scegliere di convergere su un nome diverso, che avrebbe potuto dare una nuova credibilità all’Italia?

Nonostante una stima profonda per l’unico Capo dello Stato eletto dopo una giovane militanza nel PCI, che ha saputo tener testa a un periodo complicato della politica italiana, che ha visto il Bel Paese lacerarsi, frantumando imprese, partiti e i sogni degli italiani, non sono in grado di comprendere e approvare la sua decisione, e ancora prima quella delle parti politiche che lo hanno convinto ad accettare.

Non posso fare a meno di domandarmi, infatti, dopo il governo di tecnici, dopo i due gruppi di saggi, cosa si inventerà Giorgio Napolitano per questa Italia allo sbando, per questo Paese afflitto da un male incurabile che un tempo tutti conoscevamo come politica?

MARCO BARUFFATO

 



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