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Natty Dread – Bob Marley & The Wailers

Scritto da Max Zumstein il 7 - March - 2010 Letto 980 volte

Kingston, la pietra del re. Il nome richiama un gioiello preziosissimo, quello che contraddistingue un Re da un qualunque nobile. È una città carica di promesse e di maledizioni, di tradizioni e pericoli. Meta di viaggio per Rastafari, contrabbandieri e giovani in cerca di ben determinati piaceri: un mix di edonismo, misticità e condizioni sociali molto difficili.

Kingston è stata il primo atto dell’opera di Bob Marley, il più grande cantante reggae della storia. La sua vita parte proprio da qui e gli inizi sono quelli di qualunque bambino di una famiglia povera e disagiata: crescere nella polvere insegna il valore dell’autocoscienza, mangiare nella mensa dei poveri di Trenchtown la gratitudine (a un tal Vincent Ford), aggrapparsi a una voce che rappresenta l’unica speranza per sopravvivere la sensibilità e la pietas più dolce.

Molti anni più tardi, nel 1974, saranno proprio le vicende di Kingston a legarsi con la pubblicazione di “Natty Dread”, il primo album, pubblicato dalla Island, in cui compare il nome degli Wailers e in cui il contributo delle “I Three” diventafondamentale.

È un album arrabbiato, ribelle, contestatore: benché si ritenesse che la carica di protesta andasse diminuendo dopo che Peter Tosh e Bunny Livingstone lasciarono solo Bob al mondo della musica, la potenza del messaggio, anche politico, si amplifica e si potenzia. Il tema religioso si unisce a quello sociale, i toni allegri ed esotici al misticismo e alla gioia di vivere: un mix introvabile altrove.
La copertina, creata da Tony Wright, presentava in un mix di colori caldi il celeberrimo viso dell’artista su uno sfondo gorgogliante.

Il lato A dell’album si apre con “Lively Up Yourself”, un grido sovversivo celebrativo del movimento rasta-fari che spesso apriva i concerti del Rasta: è un blues esotico e colorato, miscela di strumenti a percussione addolciti da un sax vivacissimo.
Il secondo brano, “No Woman, No Cry” è uno dei più conosciuti al mondo, soprattutto per la sua versione live del 1975. Sebbene fosse stata scritta e pensata da Marley nel 1974, i diritti d’autore della prima sua prima hit vennero attribuiti a V.Ford, l’uomo che si prese cura di lui nei momenti più duri. La canzone è una preghiera rivolta a una ragazza sconosciuta, esortata a non abbattersi e non piangere: everything is gonna be al right! No Woman, No Cry. Il sound delicato e dolce, un drum and bass (dei fratelli Barret) soggiogato dalla chitarra di A.Anderson si dissolve nell’intreccio creato da suoni tradizionali e nella voce soave di Rita Marley, Marcia Griffiths e Judy Mowatt. “Them Belly Full” è una denuncia delle precarie condizioni di vita e della fame che attanaglia una popolazione viva, pronta alla festa e alle danze: è la dimostrazione che le classi opulenti e dominanti non avranno mai modo di privare gli oppressi della gioia e della libertà. La sua carica si vive nelle parole “Them Belly Full, but we hungry, I’m hungry mum”; è un chiaro avvertimento al neoeletto primo ministro socialdemocratico “Michael Manley”: il popolo ha fame, <<and a hungry mob is an angry mob>>.
A chiudere il lato A è “Rebel Music (3 o’Clock Road Block)”, pezzo in cui Marley riflette sull’impatto della musica reggae sui giovani giamaicani: la curiosità è che la scrisse dopo essere stato fermato per un controllo mentre alle 3 del mattino guidava la macchina.

Il lato B contiene moltissimi riferimenti politici e sociali, approfonditi dalle due canzoni che chiudono l’album: “Talkin’ Blues” e “Revolution”. La spiritualità del Natty Dreadlock si vive in “So Jah Seh” e “Natty Dread”, celebrazione del movimento derivato dalla religione cristiana, veri e proprio inni sacri per i cultori del genere.
L’unica pausa romantica dell’album si ritrova in “Bend down Low”, sensualissima apertura all’epos erotico: è il Marley che più ricorda i cantautori e gli interpreti del genere negli anni Sessanta-Ottanta.
Kinston non è un posto consigliato agli inesperti, ed è tra le città sconsigliate da molte guide turistiche. Una città desolata, povera, che non ha nulla, se non un piccolo Pantheon in cui sono conservate le spoglie di una leggenda con i dread. La capitale della Giamaica, nonostante tutto, un suo gioiello ce l’avrà sempre e nemmeno le nebbie del tempo potranno mai oscurarlo.

MAX ZUMSTEIN

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2 Responses

  1. Giochi Says:

    Non sono riuscito a condividere l’articolo su Facebook…..

    Posted on January 6th, 2011 at 7:51 pm

  2. Giampaolo Rossi Says:

    se clicchi sull’icona in fondo all’articolo funziona… ho appena provato… se no copia l’URL..

    Posted on January 8th, 2011 at 1:14 am

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