‘Ndrangheta chiama Lega: Belsito risponde

Non so se avete notato, ma da quando è scoppiato l’affaire Lega Nord, tutti si sono concentrati solo sul versante politico di questo “scandalo”. Certo,  è indubbio che tale ambito ed i suoi risvolti siano sicuramente molto interessanti, ma non dimentichiamoci mai che quando spunta un legame con la criminalità organizzata (come in questo caso), la faccenda diventa terribilmente più seria. Eppure tutti sono concentrati sulle multe pagate al figlio di Umberto Bossi, agli studi del Trota (serviti a…?) alle ristrutturazioni a propria insaputa.

Per inciso, non capisco poi perché tutte queste case vengono regalate a persone che hanno soldi sufficienti per comprarsene dieci, e mai ad un povero disoccupato. Quindi, se volete, continuate a leggere i quotidiani che vi parlano di questi pagamenti – che, sia chiaro, sono importanti – ma che vi tengono quasi all’oscuro dei loschi collegamenti con la ‘Ndrangheta e con uno dei più potenti clan calabresi: i De Stefano.

Come sempre, nelle storie di mafia, bisogna partire dai nomi. E i protagonisti del filone reggino dell’inchiesta, che ha sollevato una bufera sulla Lega sono cinque: l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, l’imprenditore veneto Stefano Bonet, l’avvocato Bruno Mafrici, il promotore finanziario Paolo Scala e, ultimo ma non in termini di importanza, Romolo Girardelli.

Francesco Belsito

Partiamo proprio da quest’ultimo per raccontare come “tutto ebbe inizio”. Il signor Girardelli, nato a Genova nel 1959, è un personaggio descritto negli atti dell’inchiesta come “soggetto ‘particolarmente attivo’ nel reperimento di grandi affari a favore di grandi soggetti imprenditoriali”.

L‘ammiraglio , come lo chiamano, non si ferma però ad affari leciti. Nelle banche dati della Dda di Reggio Calabria, è risultato che il signor Girardelli fosse già stato, nel 2002, soggetto ad indagine per “associazione di stampo mafioso perchè ritenuto associato ad elementi di ‘primissimo piano’ della cosca De Stefano – radicata nel territorio di Reggio Calabria ed operante anche il Liguria ed in territorio francese -, tra i quali Paolo Martino ed Antonio Vittorio Canale. Martino e Canale, referenti dei De Stefano, erano stati incaricati di favorire la latitanza di Salvatore Fazzalari, personaggio processato nell’ambito del procedimento Viola Marcello + 24, che ha riguardato il cosiddetto “Venerdì Nero” quando – in un solo giorno – furono uccisi Pasquale Sorrento, Grimaldi Giuseppe (la cui testa mozzata fu fatta oggetto di un macabro tiro al bersaglio) e Giovanni e Rocco La Ficara. Con Fazzalari il nome di Girardelli ritorna, perchè sempre nelle carte del 2002, si legge che lo stesso Romolo Girardelli, assieme a Franco Machi e Maurizio Panciatici, erano dediti a pieno titolo a garantire monetariamente e logisticamente la latitanza del suddetto.

A questo punto ci si chiede: che legame c’è fra questo personaggio e Belsito? E qui entra in scena una società: la Effebiimmobiliare S.a.S. di un certo Andrea Arvigo (che non risulta indagato), e nella quale sono soci proprio il Belsito con lo stesso Gerardelli tramite il figlio Alex. L’intreccio non finisce qui, visto che fa la sua comparsa anche un altro personaggio chiave, ovvero l’imprenditore veneto Stefano Bonet, proprietario della Po.la.re s.c.a.r.l., una società che si presenta come “organismo di ricerca che si occupa in modo multidisciplinare della sperimentazione sull’innovazione sistemica”. L’intraprendente Bonet decide di aprire uno sportello distaccato della società, cha ha sede a San Donà di Piave (Ve), proprio a Genova e mettendolo sotto la responsabilità proprio di Girardelli Romolo. Secondo la procura, il quadro qui sinteticamente riassunto, disegna la volontà del Bonet di accaparrarsi commesse da parte delle più importanti realtà societarie genovesi, in particolare Fincantieri – di cui Belsito è stato consigliere e nominato vicepresidente nel 2010 – e Grandi Navi Veloci.

Belsito si dà da fare per far funzionare questa triangolazione ma non senza attriti con Girardelli. Fatto sta, comunque, che “l’indagine tecnica fin qui svolta – scrive la procura – ha consentito di accertare che il Bonet, attraverso la PO.LA.RE. Scarl, ha stipulato con la SIRAM SpA […] un accordo commerciale nel settore dell’innovazione e della ricerca, giovandosi del patrocinio politico del Belsito.” L’accordo stipulato avrà un valore di dodici milioni di euro. Per questo, Bonet fa arrivare a Belsito – tramite percorsi di fatturazione che non stiamo qui a spiegare perché troppo complessi, ma che la procura ha provveduto a delineare passo passo – la bellezza di 250 mila euro. Parte di questi soldi verranno poi girati, dallo stesso Belsito, al personaggio legato ai De Stefano, Romolo Girardelli. All’interno del triangolo c’è anche l’avvocato Bruno Mafrici, che si farà da coagulatore del denaro. Non solo soldi, però, perché, per un altra assegnazione, Bonet cederà la sua Porsche a Belsito.

Stefano Bonet

L’ultimo ad “entrare in scena” in questa vicenda, è il promotore finanziario Paolo Scala. La procura è convinta che Scala, residente a Cipro, sia il gestore dei fondi esteri del gruppo di imprenditori che ruotano intorno alle figure di Bonet, Belsito e Girardelli. E infatti, i contatti fra Bonet, Belsito e Scala saranno molto forti. Belsito si appoggerà a Bonet, il quale ha un forte legame economico con lo Scala per far migrare all’estero grosse fonti di denaro di provenienza sconosciuta, in particolare una somma di 1,2 milioni di euro, investiti proprio a Cipro.

Detto questo, però, non dobbiamo pensare che la figura del Girardelli rimanga scostata rispetto agli altri due protagonisti. Perché se gli affari sono gestiti in primo luogo fra Belsito e Bonet, il Girardelli si imporrà sempre con ampia prepotenza obbligando l’ormai ex tesoriere della Lega a dividere sempre a metà i proventi, eludendo così, e solo lui, le tasse – in quanto Belsito doveva creare fatture false per la circolazione del denaro.

Proprio per questi motivi, “si ritiene sostanzialmente certa l’esistenza e l’operatività di un gruppo di soggetti protagonisti di un complesso sistema di “estero vestizione” e di “filtrazione”, e quindi di riciclaggio e reimpiego, di capitali di provenienza illecita, almeno in parte verosimilmente riconducibili alle attività criminali poste in essere della cosca De Stefano di Archi, Reggio Calabria, a cui Girardelli risulta collegato in base ai pregressi accertamenti.”

GIAMPAOLO ROSSI

Segui Wilditaly.net anche su:

Facebook

Twitter

Youtube

Google+

Friendfeed


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
giampross@katamail.com


'‘Ndrangheta chiama Lega: Belsito risponde' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares