‘Ndrangheta in Australia, l’export italiano

Se c’è qualcosa di cui andare fieri, in Italia, è ciò che produciamo e che ci viene invidiato in tutto il mondo. Pasta, pizza, violini, mozzarella, ecc. Ma c’è un’altro tipo di export, tutto italiano – non ancora invidiato, che sembra essere molto più diffuso. La ‘ndrangheta.

Chi ha avuto la pazienza di leggersi qualche libro su questo tipo di criminalità tutta calabrese, sa che stiamo parlando di una delle mafie, gli esperti la ritengono unica, più pericolosa e potente del mondo. Ho detto tutta calabrese con cognizione di causa, senza però voler fare intendere che sia una criminalità solo dell’Aspromonte, anzi.

Arriviamo alla notizia del 7 Marzo: l’ordine di custodia cautelare per 41 persone, di cui 11 all’estero, emesso dalla Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta “Crimine 2”, un filone dell’omonima – escluso il “2” –  inchiesta che nel luglio 2010 portò all’arresto di più di 300 persone fra boss e affiliati sia in territorio calabrese, sia in quello Lombrado, scoperchiando definitivamente un tappo di supposizioni riguardo al fatto che la mafia, al nord, non esiste.
Questa volta gli arresti più eclatanti sono avvenuti in Germania, Svizzera, Canada e, sopratutto, Australia. Questa operazione da modo di iniziare a delineare la potenza della ‘Ndrangheta nel mondo. Ma ecco di chi stiamo parlando.

Domenico Antonio Vallelonga, detto “Tony“, è nato nella provincia di Vibo Valentia e, già da giovane, è partito per l’Australia in cerca di fortuna. A quanto pare, però, la fortuna l’aveva già trovata qua e l’ha esportata nell’emisfero opposto al nostro. Si, pechè arrivato nel paese dei canguri ha iniziato subito la sua scalata politica, diventando poi primo cittadino dal ’96 al 2005 di Stirling, città con più di 200 mila abitanti. Ebbene, i voti che lo hanno incoronato sindaco sembra proprio che fossero quelli della ‘ndrangheta e dei calabresi. Uomo di vertice della locale di ‘ndrangheta di Stirling, si legge nelle carte, era colui che prendeva le decisioni più importanti allo stesso identico modo dei suoi colleghi calabresi: stessi riti, stesse attività e stesso modus operandi. Ma, badiamo bene, non parliamo di “cani sciolti” o sgarristi, ma di vere e proprie “locali” radicate nel territorio che facevan riferimento si, a personaggi come quello sopra citati, ma che a loro volta erano legati a filo diretto con i capi delle famiglie situate in Calabria. Di locali, oltre a quella che fa riferimento a Tony Vallelonga in Australia, se ne contano due in Canada e due in Germania. In Germania, ed in particolare nelle città di Singen e di Francoforte, le indagini hanno permesso di svelare una struttura della ’ndrangheta calabrese in cui è inserito Bruno Nesci, che in quella struttura definita «Società» ricopre un ruolo apicale. Nesci farebbe capo a Domenico Oppedisano, al quale renderebbe conto delle vicende che riguardano il contesto criminale in cui è inserito.

Ci tengo a sottolineare che questa operazione è stata resa possibile sopratutto grazie a numerose intercettazioni che hanno dato modo ai magistrati di identificare due gruppi criminali: uno facente capo a Nesci, l’altro ad un personaggio non acnora identificato, ma che viene chiamto “lo svizzero”. Questi due gruppi sarebbero in competizione per il controllo del territorio.
Oltre all’arresto australiano, come già detto, troviamo sei persone arrestate in Germania, facenti riferimento alle locali di Francoforte e Singen, mentre altri cinque mandati d’arresto sono per personaggi situati nei territori che vanno dal Canada – Thunder Bay e Toronto – e la già citata Stirling in Australia.

Con questa operazione, assieme a quella di luglio, sostiene il procuratore capo di Reggio, Giuseppe Pignatone, è stato possibile ottenere “un quadro abbastanza fedele e dettagliato di quella che è la struttura della ‘Ndrangheta”. Nonostante questo, il magistrato ci ha tenuto a precisare che la ” ’ndrangheta, non ci stancheremo di ripeterlo, è una organizzazione unitaria, fortemente coesa, con organismi di vertice, diversi comunque da quelli che sono noti in organizzazioni come “Cosa nostra”, la Commissione della cupola, con reali poteri e compiti specifici”.

Per questa operazione, è doveroso dirlo, bisogna ringraziare i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e il Ros, unitamente alla Squadra mobile di Reggio Calabria e alla polizia tedesca, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia reggina. E proprio in merito a questa cooperazione fra Italia e Germania, i vice questori della polizia tedesca L. Nevmann e Axel Magelin hanno voluto sottolineare come “anche in Germania la lotta alla ’ndrangheta riveste un grande significato, ed in queste attività le polizie dei due paesi devono lavorare insieme per risolvere questo problema. Siamo riusciti ad arrestare il capo della cosca ’locale’ di Francoforte, e questo è un segnale importante per continuare a lavorare sempre più strettamente nella lotta alla ’ndrangheta”.
Chissà se pure la Merkel sta facendo un decreto legge per bloccare le intercettazioni….

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@kayamail.com


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo.
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